Per quanti di voi leggeranno – o avranno letto – la mia traduzione della Gunnars saga keldugnúpsfífls, vorrei rendere disponibile una carrellata di immagini dei luoghi della saga (ad esclusione della Groenlandia, della Norvegia e del Mar Baltico, per motivi – ehm… – logistici!) in cui la storia si svolge.

Senza dilungarmi troppo, avendone già parlato in un altro articolo, ricordo che per “saga”, quando si tratta di letteratura islandese, si intende un testo in prosa composto precipuamente nel periodo medievale. La Saga di Gunnar è una narrazione epica, il racconto della vita di un ragazzo senza né arte né parte che lascia la sua natia Islanda alla volta del grande Nord, e dopo incredibili avventure torna a casa da uomo ricco e rispettato, diventando il capostipite di tutte le genti della sua zona.

Nello studio delle saghe medievali, e in particolare di quelle che hanno come oggetto le vite e le vicende degli antichi abitanti dell’Islanda a cavallo tra il periodo pagano e quello Cristiano, ha enorme importanza lo studio del paesaggio. I toponimi e i luoghi, pur non venendo descritti in modo discorsivo, hanno spesso significati ora trasparenti ora allusivi che evocano particolari immagini nella mente degli ascoltatori. Per questo penso sia importante mostrare visivamente al pubblico italiano l’aspetto reale dei luoghi che sono teatro di queste storie.

L’area nella quale la Saga di Gunnar prende piede e si conclude, è una regione dell’Islanda sud-orientale denominata Síða, e va grossomodo dal paesino di Kirkjubæjarklaustur fino alla famosa fattoria di Foss. È interamente attraversata dalla Strada 1, chiamata con il nome di Hringvegur ovvero “strada anello”, la quale percorre tutto il perimetro dell’Isola. La zona è caratterizzata dai ripidi pendii che scorrono in parallelo alla strada, tagliati frequentemente da canyon scavati dai fiumi, da cascate, e da grotte. Questi pendii erano anticamente delle scogliere a picco sull’oceano, ma dalla conclusione dell’ultima era glaciale, con lo scioglimento della calotta di ghiaccio che copriva l’intera Islanda, il terreno si è alleggerito innalzandosi, così che dove una volta c’era il fondo dell’oceano, oggi abbiamo vaste pianure, e la spiaggia si trova a 20km di distanza.

Potete osservare queste foto per immaginarvi meglio lo sfondo della saga. In merito alla posizione dei luoghi, la saga sarà accompagnata da una cartina.

Ho cercato di evitare anticipazioni eccessive per non rovinare la lettura, ma ho aggiunto qualche riferimento utile a collegare bene il paesaggio alla storia.

Il Keldu(g)núpur (Monte Palude), visto dal pendio sopra a Hörgsland. La fattoria dove vive Gunnar da ragazzo è sull’altro lato:

Qui invece vediamo Keldugnúpur dall’altro lato, ovvero da sopra alla rupe che domina il paese di Kirkjubæjarklaustur.

La fattoria di Keldugnúpur, ai piedi del rilievo omonimo.

Hörgsland (Terra dell’Altare), la fattoria del bóndi Þorgrímur, in cui comincia e si conclude la saga:

Hörgsdalur (Val dell’Altare), dimora di Gríss, nella valle omonima:

Questi due toponimi, Hörgsland e Hörgsdalur, includono un elemento hörgur, che nelle fonti norrene avrebbe indicato un altare sacrificale pagano all’aperto. Nella valle di Hörgsdalur si trova un masso erratico che la gente del posto considera essere l’antico altare che ha dato il nome alla zona. Questo è però sicuramente un tipico caso di ri-attribuzione arbitraria di significati dedotti dalle tradizioni antiche ad elementi del paesaggio che ne sono estranei. Molto spesso, quando viene raccontata la storia dietro a un toponimo, è più facile che sia stato il toponimo ad ispirare l’invenzione della storia, mentre il vero motivo della creazione del toponimo stesso è stata dimenticata. In questo caso, gli abitanti di una valle denominata “Val dell’Altare”, hanno attribuito ad un masso qualsiasi un significato che da un lato giustificasse il toponimo, e dall’altro conferisse significato ad un elemento del pedaggio.

Secondo il grande studioso Einar Ólafur Sveinsson, il termine hörgur poteva anticamente indicare anche solo semplicemente un pinnacolo roccioso. Aggiunge che il nome Hörgsland, “Terra dell’Altare” gli fa pensare che fosse più probabile che questo “hörgur”, qualunque cosa fosse, si trovasse su quel terreno, piuttosto che nella valle attigua, e indica come candidato il pinnacolo roccioso che ha nome Súla. Questo pinnacolo è molto evidente e domina la fattoria di Hörgsland:

Mörtunga (Lingua di terra del Grasso, il nome è probabilmente una corruzione di qualcos’altro, forse di Mörðtunga, dal nome proprio maschile Mörður), nella saga è la dimora di Þorgeir, che proteggerà Gunnar e suo fratello facendoli nascondere in una grotta lungo il fiume del canyon a sinistra:

L’entrata della grotta denominata Marðarhellir (Grotta di Mörður) presso la gola in cui scorre il fiume. Potrebbe essere qui Gunnar e Helgi si nascosero. L’entrata è oggi chiusa e decorata da un pannello di legno. La posizione della grotta non corrisponde a quella descritta nella saga, dove viene detto che per raggiungerla si scende nella gola de fiume per poi risalire seguendo uno stretto sentiero: questa di trova a poche decine di metri sotto alla fattoria nel fianco della collina ed è facilmente accessibile attraversando un campo erboso. È comunque bello immaginarsi che un elemento naturale come questo possa aver ispirato l’ideatore della saga:

Foss (Cascata), la dimora della strega Þórdís:

Esistono molti altri luoghi particolari non direttamente associati alla saga, che rendono la regione una meta impareggiabile per i visitatori, e in particolare per chi cerca un turismo meno “mordi e fuggi”, e vuole andare più a fondo nelle cose.

Qui sotto si può vedere la fattoria di Hörgsland (appena sulla destra rispetto al centro della fotografia), e il promontorio di Keldugnúpur sullo sfondo.

La roccia qui sopra prende il nome di Álfakirkja, “Chiesa degli elfi”, e si trova a metà strada tra Hörgsland e Foss, nell’area in cui sorge oggi la fattoria denominata Hörgslandskot. La forma che ricorda un edificio con campanile è sicuramente alla base della sua interpretazione quale edificio di culto per il popolo nascosto.

La “Rupe delle Suore”, Systrastapi è associata ad una leggenda secondo la quale due suore del convento di Kirkjubæjarklaustur, fondato nel 1186 e smantellato dopo la riforma protestante del 1550, sarebbero state seppellite qui dopo essere state bruciate sul rogo, luna per fornicazione compiuta su istigazione del diavolo, l’altra per bestemmia contro il papà. A seguito della riforma, e del distacco della chiesa islandese dall’autorità papale, sulla tomba della suora che aveva bestemmiato il papa sarebbero spuntati dei fiori, segno che il suo atto non era stato un peccato.

Sull’alto piano che domina il paesino di Kirkjubæjarklaustur, si trova un lago detto Systravatn, “Lago delle suore”. Una leggenda locale vuole che due suore siano salite per farsi un bagno, e avrebbero visto una mano che indossava un anello d’oro emergere dalle acque. Avrebbero cercato di afferrarla ma sarebbero state trascinate negli abissi. La leggenda tace su come la notizia di questi eventi abbia potuto raggiungere altra gente!