Cosa si intende per «saga»?

L’uscita della mia nuova traduzione (con tutti i ritardi dovuti alla situazione COVID-19) è ormai imminente. A tal proposito, sia io sia la casa editrice Iperborea abbiamo iniziato a pubblicizzarla un po’, e questo ha suscitato (con mio estremo piacere) il giubilo di un numero consistente di lettori. Ciò è assai confortante perché mostra quanto il pubblico abbia ancora sete di testi antichi, e il fatto che la pubblicazione di una saga susciti tanto entusiasmo è davvero una prospettiva incoraggiante.

Detto ciò, in diversi mi hanno contattato per pormi una domanda semplice e legittima:

«Cosa si intende per saga?»

Nel linguaggio corrente, il termine designa un’epopea, un racconto di ampio respiro che si estende su uno spazio e un tempo narrativo considerevoli. Si parla, ad esempio, di “saga di Harry Potter” o della “Saga di Geralt of Rivia”.

Non è questo però il senso della parola nel titolo Saga di Gunnar.

“Saga” è un termine che in islandese significa, molto semplicemente, “storia”. “Storia” come successione di eventi che vengono studiati dagli storici e insegnato a scuola, ma anche “storia” intesa come “racconto, narrazione“. A “saga” si riconduce anche il verbo segja (say in inglese), “dire, raccontare”. L’etimologia del termine è alquanto interessante: la radice indoeuropea che l’ha prodotta aveva una serie di significati che poi si sono cristallizzati in direzioni diverse nelle varie lingue storiche. Questa radice ha portato, attraverso il latino, all’italiano “seguire/sequenza”, e forse possiamo intravedere un collegamento semantico tra la storia (o una storia) come “sequenza di eventi”. Curiosamente, la medesima radice ha prodotto, nelle lingue germaniche, anche il termine per “vedere”, ovvero see in inglese, sehen in tedesco, sjá in islandese…e qui il collegamento semantico con “seguire” è forse più ovvio: “vedere” è, in un certo senso, “seguire” con gli occhi.

Quando si traducono testi islandesi, il termine non viene solitamente reso con l’equivalente nella lingua di destinazione. Perché? Perché non Storia di Gunnar, che sarebbe una traduzione correttissima? In effetti, per un romanzo islandese contemporaneo, come Saga Ástu di Jón Kalman Stefánsson, si è scelta questa strada: il titolo italiano è Storia di Ásta e non Saga di Ásta.

Nel contesto degli studi filologici, è prassi comune mantenere il termine saga come tecnicismo che descrive un vastissimo corpus di testi in prosa o prosimetro (ovvero prosa con l’aggiunta di testi poetici), prodotte in Islanda precipuamente (ma non esclusivamente) nel periodo medievale, e tra i quali si operano distinzioni generiche (leggi: “di genere”, non “generiche come opposto di specifiche”). Su queste distinzioni di genere gli studiosi si accapigliano perché se da un lato è necessario utilizzare approcci diversi per analizzare testi a carattere più storiografico rispetto ad altri più marcatamente letterari, queste saghe sfuggono a classificazioni univoche e mostrano spesso elementi di ibridità, che rendono difficile inquadrarle in modo univoco. Una saga islandese può essere una narrazione epica che ha come oggetto le imprese di leggendari eroi germanici, oppure quelle dei cavalieri di re Artù o dei paladini di Carlo Magno, può essere la vita di un santo (ovvero un’agiografia), la traduzione di testi storiografici latini, oppure la narrazione di vicende relative ai primi coloni d’Islanda. Questa sorprendente varietà di temi trova una certa coesione sul piano stilistico, dal momento che la lingua usata è mutatis mutandi, riconoscibile e tipica. In questo senso si giustifica l’utilizzo tecnico del termine per descrivere questi testi di origine islandese, piuttosto che una traduzione letterale “storia” che non renderebbe giustizia alle specificità di questo corpus.

In tale contesto, la Saga di Gunnar è classificata come narrativa avente per oggetto le vite di antichi coloni islandesi dell’età pre-cristiana. Tuttavia, come spiego nel libro, essa presenta un corollario di temi mutuati dalle saghe cavalleresche e leggendarie che ne fanno un ibrido davvero interessante per gli studiosi (i quali l’hanno tuttavia scansata a lungo) e avvincente e piacevole per il lettore profano. Si inquadra come una sorta di romanzo fantasy-storico ante litteram, e l’autore doveva esserne ben consapevole, quando ha scelto di collocare i personaggi in una cornice pseudo-storica che include esseri soprannaturali come giganti e troll. La storicità è fuori discussione perché i personaggi citati non trovano riscontro in altre fonti antiche, dunque la saga deve essere approcciata come letteratura di intrattenimento, senza alcun intento storiografico.

Siccome conosco bene i miei polli, se doveste acquistare la saga vi raccomando molto caldamente di leggerne l’introduzione. Quella parte che tutti – tranne chi la letteratura la studia – salta a piè pari. Ho scritto l’apparato introduttivo perché non volevo che questa fosse una delle tante storie che leggete e mettete sullo scaffale a impolverarsi. Vorrei che fosse per voi uno strumento culturale per capire meglio la posizione delle saghe nel contesto della storia e della cultura islandesi. Sperando di non peccare in presunzione, l’ho immaginata come un bonus per i vostri viaggi in Islanda, per offrivi l’occasione di fermarvi a contemplare il paesaggio con occhi diversi, per permetterci di posare lo sguardo sui dirupi scoscesi, sulle valli, sulle cascate e sui canyon dell’Islanda sud-orientale e vedere qualcosa di più, uno strato ulteriore che offre un valore aggiunto all’esperienza del paesaggio.

Solo una cosa: vi consiglio di leggere l’introduzione dopo aver letto la saga, e poi di rileggere la saga stessa una seconda volta tenendo a mente le informazioni dell’introduzione. Così vi sarà più facile capire i riferimenti dell’introduzione, e una volta acquisiti questi potrete leggere la saga con uno sguardo più consapevole.

Buona lettura!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gabriele Valentini ha detto:

    La leggerò seguendo il tuo consiglio. Ho anche capito di essere un’eccezione. Io le introduzioni le leggo sempre 😁

  2. Eiler Ågessøn Bjelke ha detto:

    Non vedo l’ora di leggerla!
    Quindi, non uscirà agli inizi di aprile, come da programma?

    1. Purtroppo no, ci vorrà qualche sottomano in più per via del blocco totale che non permette la distribuzione nelle librerie. Ma sarà questione di poche settimane. Mi han detto “magari un paio”!

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