Il nord-ovest dell’Islanda, come la maggior parte dell’isola, è una regione molto densa di storia e dalla rara bellezza naturalistica. Essa comincia sulla sponda ovest dello Hrútafjörður “Fiordo dei montoni”, ovvero il primo che si incontra andando a nord, e termina nel mezzo della penisola di Tröllaskagi “Penisola dei Troll”. Oltre al già menzionato Hrútafjörður, essa include anche il Miðfjörður “Fiordo di mezzo”, e in particolare i più grandi Húnafjörður “Fiordo degli orsacchiotti” e l’immenso Skagafjörður, il “Fiordo della Penisola”.

A nord della cittadina di Borgarnes, si sale la strada 1 in direzione Akureyri passando per la bellissima valle di Bjarnadalur, che ospita la piccola università privata di Bifröst e alcune attrazioni naturali come coni vulcanici, formazioni rocciose e cascate. Ci si inerpica poi in alto sulla brughiera, in quella che per molti è la parte più noiosa del Paese, con un panorama monotono dal punto di vista delle forme, fatto di brughiere brulle e desolate. Questo però cambia drasticamente quando si spunta al limitare delle alture e si scende verso la costa nord. Qui il panorama è di una bellezza rara.

Con l’assunto scontato che le cose da fare e vedere sono un’infinità, vi racconto soltanto quelle che ho avuto modo di visitare nel corso di una lunga giornata estiva (più un paio che avevo visitato in passato, ma che meritano menzione!)

Borgarvirki, la “Cittadella”, è una formazione vulcanica sulla cima della quale si trova una struttura naturale di roccia basaltica a ferro di cavallo, ulteriormente chiusa da un muro di rocce di costruzione umana. All’interno si trovano le rovine di alcune costruzioni, ma l’utilizzo e lo scopo di questa struttura non è chiaro. Circolano alcune leggende sulla costruzione come fortezza difensiva dagli uomini della zona contro quelli del Borgarfjörður, collocando e la costruzione al periodo poco dopo la colonizzazione, all’interno degli eventi narrati nella Heiðar víga saga, “Saga dell’assassinio della brughiera”, ma la saga non menziona alcuna fortezza. Alcuni sostengono fosse un semplice recinto per il bestiame, ma la sua conformazione non lo renderebbe adatto a tale uso. La verità è che rimane ancora un mistero, il che aggiunge magia a questo luogo.

Glaumbær, “Podere Baldoria”, è una sorta di palazzo nobiliare — Icelandic stile. Il sito è abitato fin dal Medioevo, e fu acquistato da Þorfinnur íl promettente al suo ritorno dall’esplorazione del continente americano, secondo la Saga dei Groenlandesi. Qui sua moglie, Guðríður Þorbjarnardóttir avrebbe fondato una chiesa dopo un pellegrinaggio a Roma. Il loro figlio, Snorri, fu il primo europeo a nascere sul continente americano. L’edificio attuale, costruito soprattutto nel corso dell’ Ottocento, fu abitato fino alla metà del Novecento, quando fu dichiarata sito protetto e trasformata in museo. È costruito in legno e torba, e conserva tantissime supelletttili antiche. L’accesso al museo include anche la visita a due case ottocentesche.

Víðimýrarkirkja, “Chiesa del Vasto Acquitrino” è stata costruita con legname spiaggiato nel fiordo e torba dall’area circostante. Risale alla prima metà dell’Ottocento (la torba va sostituita dopo qualche decennio), ma contiene suppellettili più antiche, come le campane seicentesche. È considerata una delle chiese più belle d’Islanda.

Reykjafoss, “Cascata dei fumi”, è una cascata ben fuori dalle rotte più trafficate, e accanto ad essa si trova una delle pozze termali più belle del Paese: Fosslaug, “Sorgente termale della cascata”. L’acqua è a 40 gradi, abbastanza pulita (di solito le pozze naturali sono lutulente e limacciose), e proprio accanto alla pozza scorre un fiume gelato, mentre tutto intorno l’abbraccio dei monti striati dalla nebbia rendono l’esperienza indimenticabile.

(Bonus: il paese di Blönduós “Foce del fiume Blanda” si trova nel fiordo attiguo, Húnafjörður “Fiordo degli orsacchiotti” e ospita il Centro Tessile Islandese, dedicato alla promozione e allo studio dell’industria e del design tessile).

Þingeyrakirkja, “Chiesa delle lingue di terra dell’assemblea” (lo so, è terribile!). Fu costruita nella seconda metà dell’Ottocento, e siccome non c’è pietra nella zona, essa fu trasportata durante l’inverno su slitte trainate dai buoi oltre il lago di Hóp, per 8km! L’interno è riccamente decorati (inusuale per le spoglie chiese protestanti tipiche di questo Paese), con un soffitto blu decorato con stelle dipinte. Questa chiesa si trova sul sito del più antico monastero benedettino islandese, fondato nel 1133 e dissolto nel 1551, quando i danesi imposero con la violenza la riforma protestante. Questo fu uno dei più ricchi e floridi centri culturali del Paese, e nel monastero furono prodotti innumerevoli manoscritti, contenenti molte delle saghe più famose. È possibile che il più grande e prezioso codice pergamenaceo mai prodotto in Islanda, la Flateyjarbók, sia stato composto qui.

Hvítserkur, “Cappa Bianca”, in riferimento al colore del guano degli uccelli che vi nidificano, è uno scoglio caratteristico. Si tratta di un dicco, ovvero un’intrusione magmatica, alto 15 metri. Con la bassa marea è raggiungibile a piedi scendendo dal ripido crinale costiero. Le sue fondamenta sono state rinforzare con del cemento, per rallentare l’erosione dovuta alle onde marine, le quali hanno già scavato i due fori caratteristici alla sua base. Una leggenda narra che si tratti di un troll pietrificato: disturbato dal suono delle campane della vicina chiesa di Þingeyrar, il troll avrebbe deciso di recarsi, dalla sua tana nella contea di Strandir, fino alla chiesa per abbatterle. Sulla strada sarebbe però stato colpito dai raggi del sole, rimanendo pietrificato.

Se vi sembrano abbastanza destinazioni per una bella gita, sappiate che ne esistono un’infinità di altre, nella stessa zona, e si tratta di un’area relativamente piccola, rispetto all’intero Paese, il che dovrebbe dare un’idea di quanto l’Islanda sia estremamente densa, quando si tratta di mete, cultura e storia!

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

Un commento su “Il nord-ovest, Húnafjörður e Skagafjörður

  1. Lida Venturi

    Sempre interessanti i tuoi articoli, che invitano a ritornare a visitare questa meravigliosa isola. Grazie

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