La fattoria della mia famiglia islandese, Hörgsland, compare per la prima volta nelle fonti medievali in quel manoscritto monumentale, la Flateyjarbók, che è considerato a buon diritto un tesoro nazionale per la sua bellezza e le sue dimensioni. Esso è una storia dei re norvegesi, che parte tracciandone le genealogie da Adamo, attraverso Odino (presentato come eroe anatolico/troiano), fino ai re storici. Incastrate nelle storie dei re, che fanno un po’ da cornice, sono presentate una moltitudine di altre saghe, che abbracciano tantissimi episodi della storia del medioevo nordico. Al tempo della composizione del volume, avvenuta tra il 1387 e il 1393 circa, l’Islanda era sotto il controllo norvegese, e anche per questo la narrazione si snoda a partire dalle vite dei re norvegesi.

La fattoria di Hörgsland, che figura preminentemente nella Saga di Gunnar , viene indicata come la dimora di un veggente, di nome Þórhallur, che ne periodo pagano avrebbe previsto l’arrivo del cristianesimo.

Il racconto a lui dedicato ai intitola “Þiðranda þáttur og Þórhalls”, ovvero “Racconto di Þiðrandi e di Þórhallur”: quest’ultimo era molto amico di Hallur da Síða, un potente signore locale nel Sud-Est, e i due trascorrevano lunghi periodi l’uno ospite dell’altro.

In un’occasione in cui Þórhallur il veggente a si trovava ospite dall’amico, ebbe una visione funesta e pregò i presenti di non uscire dalla casa quella notte, qualsiasi cosa fosse successo. Hallur pregò di tutti di fare come aveva indicato l’amico, che era famoso per l’accuratezza delle sue profezie.

Durante la notte, mentre tutti dormivano, Þiðrandi, uno dei figli di Hallur, si svegliò sentendo chiamare all’esterno. Decise di uscire e vide delle donne vestite di nero e armate che lo attaccarono. Lui si difese strenuamente, e nel frattempo intravide delle donne vestite di bianco giungere per soccorrerlo.

La mattina dopo fu trovato esanime. Venne riportato dentro, e prima di morire fece a tempo a raccontare gli eventi verificatisi quella notte. Þórhallur il veggente li interpretò spiegando che le donne vestite di nero erano i numi tutelari della religione pagana che venivano a reclamare quanto loro spettava per il fatto che avrebbero presto perso la famiglia di Hallur, a causa del sopraggiungere imminente di una nuova religione, rappresentata dalle donne bianche, il cui potete non era ancora abbastanza affermato da permettere loro di salvare il giovane Þiðrandi.

Pochi anni dopo, il re norvegese mandò in missione il vescovo Þangbrandur ad evangelizzare l’Islanda, e Hallur fu tra i primi convertiti. Diventò ben presto la figura di riferimento per i cristiani islandesi, che in lui riconoscevano il loro leader.