Roghi di stregoni nei remoti fiordi islandesi: il caso di Trékyllisvík

Islanda, 1652

Það haust kom ókyrleiki og plága af vondum anda eður draugi í Trékyllisvík, með því móti, að opt á einum degi og mest í kirkjunni, þá prédikað var, vissu menn ei betur, en hann hlypi ofan í kverkar á fólki, svo það fékk mikla ropa og síðan ofurfylli, en þá það létti af fann það á sér ekkert mein; fengu það þær kvenpersónur, sem óspilltar píkur voru.

[Quell’autunno venne una strana agitazione e una piaga (portata) da uno spirito maligno o un fantasma a Trékyllisvík, con tale effetto che, spesso nell’arco dello stesso giorno, e soprattutto in chiesa, durante la predica, gli uomini non potevano farci nulla, ed esso si infiltrava nelle gole della gente, che prendeva a ruttare e a gonfiarsi, ma una volta passato, nessun dolore restava. Furono le persone di sesso femminile ancora vergini, ad esserne colpite]

Così recitano gli annali di Ballarár (manoscritto JS 235 4to, del primo ‘700), riportando gli eventi accaduti un secolo prima nella lontana costa nord-orientale della penisola dei Fiordi Occidentali, nell’estremo nord-ovest dell’Islanda, e precisamente nella regione di Strandir (“Lidi/Spiagge”). Fu in questo remoto angolo del paese che prese piede il più grave episodio di psicosi collettiva e conseguente sanguinosa caccia alle streghe della storia d’Islanda.

Panorama della regione di Strandir.

Va ricordato, dal momento che circolano ancora molti falsi miti sulla questione, che la caccia alle streghe, fenomeno gravissimo e innegabile, non fu affatto quel genocidio che viene a volte rappresentato, e la Chiesa cattolica non vi partecipò significativamente. I roghi di streghe erano principalmente un fenomeno del centro-nord europeo, dunque del mondo protestante, e l’epicentro fu la Germania, con punte significative in Svizzera, Scozia e Scandinavia. La temibile inquisizione cattolica, nei casi sospetti che venivano segnalati, tendeva a fare delle chiacchierate con i soggetti, per cercare di capire se aveva a che fare con ingenua ignoranza o con genuino dolo, e provava a persuadere gli accusati a cambiare strada. Le esecuzioni erano una soluzione estrema per i recidivi, ma erano relativamente rare, e anche quando la folla inferocita gridava allo stregone, le autorità ecclesiastiche tendevano ad avere un atteggiamento di misurato scetticismo. Fu nel mondo protestante, ancora sconquassato dal caos creato dalla riforma, che l’incertezza, la lotta tra diverse fazioni protestanti per il controllo dell’ortodossia, e il generale clima di conflitto sfociarono in episodi di isteria di massa e nelle esecuzioni sommarie sul rogo di individui accusati di stregoneria. Anzi, spesso era proprio l’inquisizione, attraverso la sua burocrazia sofisticata e accorta, a “scagionare” individui accusati ingiustamente da compaesani inferociti col forcone. Tendiamo ancora oggi ad addossare le colpe più gravi di cui si macchiano i popoli a qualche potere superiore che in qualche modo li ha costretti a comportarsi in un certo modo. Una volta era la chiesa ad aizzare contro i liberi pensatori, oggi sono i politici che seminano odio, ma la realtà è che i popoli sono fatti di esseri senzienti, capaci di bene quanto di male. Capaci di viltà, meschinità, invidia e cattiveria. Così come i nazisti e i fascisti non sarebbero andati lontano senza la collaborazione del tedesco e dell’italiano medio, così i roghi di streghe procedevano grazie alla collaborazione di zelanti paesanotti assetati di vendetta ai danni dei vicini.

I processi alle streghe e le esecuzioni (in verde scuro).

È molto probabile che larga parte di di questi individui fosse affetta da disturbi mentali, o avesse comunque un carattere che la rendeva invisa alle loro comunità, le quali – con il classico meccanismo da libro di testo che regola lo sviluppo del mobbing – in momenti di tensione e incertezza ricercavano la colpevolezza in un capro espiatorio, scelto per la sua posizione debole all’interno della gerarchia sociale.

L’episodio di Trékyllisvík del 1652, registrato negli annali, non era evidentemente rimasto un caso isolato, perché due anni dopo abbiamo notizia dello sceriffo della regione Þorleifur Kortsson, il quale avrebbe deciso di approfondire la situazione con un’indagine. In quello stesso anno, secondo il Fitjaannáll (manoscritto JS 2 fol.).

1654

Il servizio nella chiesa di Árnes era appena cominciato quando le donne presero ad emettere rantolii, a schiumare dalla bocca e a cadere preda di isteria, al punto da dover essere portate fuori dalla chiesa, 4, 5, 10, 12 e più volte nello stesso giorno festivo. Il che è di per sé spaventoso, ma ciò che lo fu di più era il trovarsi lì presenti a vedere tutto ciò.
La dimora di uno stregone nella regione di Strandir.

I fatti che portarono ai roghi iniziarono quando fu notato che una ragazza, Guðrún Hróbjartsdóttir, si rifiutava di tornare a casa della madre e voleva restare presso tale Þórður Guðbrandsson alla fattoria di questi, Munaðarnes. La giovane si era ammalata quando i fratelli avevano cercato di costringerla a lasciare la casa di Þórður, ma sì era subito ristabilita una volta tornataci. In seguito, quando i fratelli la intercettarono in chiesa e cercarono ancora di ricondurla a casa, si riammalò della stessa malattia, per poi migliorare una volta tornata da questo Þórður. La voce si sparse e la gente prese a credere che Þórður avesse stregato la povera giovane.

A me sembra che lei fosse in qualche modo innamorata di lui e cercasse una scusa per restarci senza essere disonorata…ma chi lo sa! Le voci presero a circolare e rafforzarsi finché, per una triste coincidenza, non accadde l’episodio misterioso delle donne che prendevano a ruttare e scorreggiare senza controllo durante la messa.

Quando arrivò lo sceriffo per condurre la sua indagine, era consuetudine che si cercassero dei vicini (una dozzina) per certificare la propria buona condotta. Þórður, assieme ad altri due uomini, non trovò nessuno pronto a garantire sul suo onore, e tutti e tre finirono naturalmente – per esclusione – sotto accusa.

Il museo della magia di Hólmavík merita una visita!

Questi due uomini, che vivano poco lontano da Þórður, si chiamavano Egill Bjarnason e Grímur Jónsson, e a loro volta erano caduti vittime di voci per cui Egill avrebbe ucciso pecore con la magia ed entrambi avrebbero offerto al diavolo il proprio corpo in cambio del potere ottenuto.

Nel processo che segui, Egill arrivò a confessare di essere entrato in contatto con il diavolo per tali missioni, con incisioni e patti di sangue, mentre Þórður dichiarò di essere stato visitato dal diavolo nella forma di una volpe artica. Personalmente sono abbastanza convinto che si trattasse, almeno nel caso di Egill, di un uomo antisociale con turbe mentali, e che messo sotto accusa abbia “dato di matto” raccontando questo delirio. Gli altri due erano probabilmente sei poveri diavoli (in senso figurato) che avevano dato sui nervi ai loro vicini col loro atteggiamento. Sta di fatto che, a quel tempo, la confessione di Egill e le testimonianze accusatorie dei bifolchi della zona furono prese abbastanza sul serio. Le voci presero a circolare e rafforzarsi finché, per una triste coincidenza, non accadde l’episodio misterioso delle donne che prendevano a ruttare ed emettere flatulenze senza controllo durante la messa.

Nella medicina moderna non si usa più il termine “isteria”, ma è probabile che queste donne furono afflitte da qualche forma di malattia mentale con sintomi fisici, assimilabili all’epilessia. Che si trattasse di esaurimento nervoso, attacchi di panico, depressione associate a sintomi somatici gastrointestinali non saprei dirlo, ma mi sembra una spiegazione probabile.

Gli eventi precipitarono e Þórður ed Egill furono condannati e bruciati insieme sul rogo il 21 settembre del 1654, il primo per aver avuto interazioni col diavolo, il secondo per lo stesso motivo e per l’uccisione di bestiame altrui con mezzi satanici. Grímur fu invece bruciato il 25, le sue accuse furono di aver usato simboli magici, aver ucciso una pecora con la magia, e per essere stato indicato da Þórður come il più versato dei tre nelle arti magiche.

Un altro uomo era stato bruciato nella regione dell’Eyjafjörður una trentina di anni prima, ma furono gli avvenimenti di Trékyllisvík a segnare l’inizio del periodo della caccia alle streghe (o meglio: agli stregoni, visto che furono quasi tutti uomini). In tutto sono stati processate almeno 170 persone, di cui 21 bruciate. L’ultimo rogo fu nel 1720.

Ci sono moltissimi libri sulla questione, tutti in Islandese purtroppo. I più facilmente reperibili, che includono edizioni di grimori originali islandesi, sono quelli acquistabili sul sito del museo della magia di Strandir a Hólmavík: Strandagaldur. Per questo articolo ho invece preso il grosso del materiale da questi due volumi:

  • Magnús Rafnsson. 2003. Angurgapi. Um galdramál á Íslandi. Hólmavík: Strandagaldur.
  • Már Jónsson. 2008. Galdramál of siðferði í Strandasýslu á síðari hluta 17. aldar. Hólmavík: Strandagaldur. Questa è una raccolta di testi presi da annali, lettere, sentenze e altri documenti coevi.

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