Nykur, demone d’acqua del folclore islandese

Il lago Þórutjörn, “Laghetto di Þóra”, è una delle innumerevoli gemme nascoste, e non corre certo il rischio di essere raggiunto dal turismo di massa: per raggiungerlo tocca chiedere il permesso ai proprietari di un terreno, farsi dare da loro indicazioni, e inerpicarsi per un’erta scoscesa e a tratti sdrucciolevole, infilandosi in uno squarcio nella parete rocciosa sovrastante. Non ci sono comodi sentieri, se non quelli scavati dal calpestio delle pecore, né esistono scorciatoie.

È il lago che alimenta la famosissima cascata di Foss á Síðu, una delle più fotografate d’Islanda (dalla strada, perché si trova su una fattoria privata!), e dimora della “strega” Þórdís, personaggio della Saga di Gunnar. La zona di Síða è ricchissima di storia, folclore e leggende. Secondo la tradizione era abitata inizialmente da eremiti cristiani provenienti dall’Irlanda, e anche i coloni norreni stabilitisi in seguito: un pagano che ha tentato di stabilirsi nella zona di Kirkjubær, Hildir, sarebbe morto sul colpo appena attraversato il confine della proprietà. Per tutto il medioevo, a Kirkjubær si trovava un monastero femminile, centro culturale importante. Numerose le leggende associate alla presenza delle suore.

Gli elfi sono una presenza costante in questa regione, e diversi abitanti della zona non si sognano di negarne l’esistenza, riportando di esperienze strane vissute in prima persona, spiegate con l’intervento di queste creature. Attenzione a non commettere l’errore di confonderli con dei folletti, come fanno alcuni, o con le creature superiori dalle orecchie a punta de Il signore degli anelli come fanno altri: gli elfi, per gli islandesi, sono persone esattamente come noi, ma mediamente più belle, ed emettono un’aura luminosa. Sono discendenti di Adamo ed Eva, come noi, e secondo la leggenda Eva li avrebbe nascosti a Dio quando Egli si era recato da loro in visita, perché non aveva finito di lavarli e si vergognava a mostrarglieli. Dio le avrebbe chiesto se Eva avesse altri figli oltre a quelli che gli aveva mostrato, e lei mentì. Dio allora sentenziò che coloro i quali erano stati nascosti a lui sarebbero stati nascosti anche agli uomini. I discendenti di questi figli di Adamo e di Eva sono gli elfi, e non sono visibili agli uomini se non in situazioni particolari, e a meno che non vogliano essere visti. Abitano monti e rocce particolari ai quali è necessario approcciarsi con rispetto per non incorrere in maledizioni.

La credenza negli elfi non deve essere fraintesa: non si tratta di una credenza magica pagana, ma di qualcosa che è stato incorporato e adattato all’universo e alla cosmologia cristiani. Allo stesso modo, le creature soprannaturali negative, sono più inquadrabili come manifestazioni del diavolo. Non si tratta quindi degli “elfi” della cosmogonia antico-nordica, che con essi condividono soltanto il nome: Álfar (álfur al singolare). Per un’equivalente più calzante dovreste pensare a certe forme locali e semi-ufficiali di culti associati a certe apparizioni di santi o madonne in luoghi particolari della penisola italica, e alla spiegazione di fenomeni nefasti come opera del demonio. L’unica differenza è che ci sono sicuramente molti più italiani che credono alle apparizioni dei santi e alle possessioni demoniache che islandesi che credono agli elfi e a creature soprannaturali ostili!

Kirkjubæjarklaustur visto dalle alture che sovrastano la fattoria di Foss.

Anche la mente più razionale e scettica, di fronte alla natura islandese, si trova a dover fare i conti con il timore reverenziale che essa ispira, e tutto a un tratto l’esistenza di elfi non sembra più così assolutamente improbabile.

Il promontorio in primo piano è il Keldugnúpur, da cui prende il nome il protagonista della Gunnars saga: Gunnar di Keldugnúpur.

Il lago Þórutjörn, casualmente, è associato alla presenza di un demone d’acqua. Un racconto popolare narra di una ragazza, Þóra, che lavorava alla fattoria di Foss, ai piedi delle scarpate più sotto. Avrebbe trovato un cavallo grigio con gli zoccoli e le orecchie rivolti al contrario, il quale sembrava aspettarla sulla riva del lago, salitaci sulla groppa, il cavallo avrebbe preso a correre verso lo specchio d’acqua, e la povera ragazza sarebbe stata trascinata negli abissi. Il cavallo era in realtà un demone acquatico, conosciuto come nykur (si pronuncia nékür, con la é chiusissima), molto comune nelle storie legate a laghi e stagni islandesi.

Il lago si trova in cima alle ripide scarpate della regione di Síða, e raggiungerlo richiede una bella scarpinata che prevede anche il passaggio da una ripida parete scoscesa e sdrucciolevole. Ottenuto il permesso dagli abitanti della fattoria di Foss, e le necessarie indicazioni, si può intraprendere la scalata, che non è lunghissima, ma mediamente impegnativa: il terreno è a tratti sdrucciolevole, e piccole frane possono far scivolare. Ci si deve inoltrare in una breccia nella parete rocciosa verticale che corre lungo la cima dei pendii e raggiungere poi le brughiere sugli altipiani.

Arrivati sugli altipiani, si procede attraverso la brughiera lungo gibbi erbosi, attraverso macchie paludose e creste coperte di muschio. Qui, solo il suono del vento. Non ci sarà mai anima viva oltre a voi e l’occasionale canto di un uccello. È un tipo di esperienza che richiede pazienza e calma, per assaporare ogni singolo momento della camminata. Pensare di affrettarsi a raggiungere il lago significa perdersi l’esperienza della camminata solitaria per le brughiere deserte.

Ad un tratto, superato un torrente e una piccola cascata, eccolo stagliarsi lungo un invaso che ricorda un cratere lunare, solitario e solenne: il lago.

Non ho intravisto nessun demone, ma una famiglia di quattro cigni: due adulti e due piccoli. La temperatura era di circa 20°, ma soffiava un vento fresco. Sono rimasto a lungo a contemplare la bellezza di questo angolo di mondo, prima di fare ritorno a casa, dove mi aspettava una merenda a base di skyr, panna, bacche di empetro raccolte da noi ieri e zucchero. Una delizia tutta islandese!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. natalromagnolo@outlook.it ha detto:

    Ma la lingua islandese n

  2. Manila ha detto:

    Grazie Roberto, mi piace come scrivi. Peccato che gli Elfi siano stati contaminati dalla cultura cattolica, un più come è successo al Natale. Raccontaci ancora storie di questa terra fatata😊

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