Il diario di viaggio di Eggert Ólafsson

Nel cuore di Reykjavík, lungo la via che ha nome Hverfisgata, si trova un negozio di libri usati, che di primo acchito fa pensare a un set per un film di Harry Potter. I libri sono accatastati sul pavimento, e sebbene esistano sezioni delimitate per argomento, i libri non sono ordinati secondo alcun criterio, sugli scaffali. Questo crea la situazione ideale per un’esperienza di serendipità.

Si è dato il caso, qualche giorno fa, che trovassi una vecchia copia del Ferðabók (diario di viaggio) di Eggert Ólafsson (1726 – 1768). Per conto del re Danese, Eggert aveva effettuato lunghi viaggi per tutta l’Isola tra il 1752 e il 1757, a seguito dei quali aveva redatto un dettagliatissimo resoconto, Reiser igennem Island (“Viaggi attraverso l’Islanda”), dove elencava e descriveva: elementi geografici, rocce, tipi di terreno, tipi di piante, carattere delle persone, malattie comuni, attività economiche principali, stile di vita, dieta, metodi di allevamento, passatempi e molto altro per ogni parte d’Islanda. È un densissimo e ricchissimo trattato geo-etnografico sull’Islanda della tarda età moderna. Ne esiste un riassunto inglese disponibile su Google Books, e una traduzione francese online antica ma leggibile.

Il frontespizio della prima edizione danese.

Per farvi un’idea del valore storico di questo testo, vi propongo qualche estratto in traduzione italiana (mia), presi dalla sezione che descrive la parte d’Islanda a me più farà, ovvero quella di provenienza della mia famiglia islandese: il sud-est. Fino a tempi recenti, l’Islanda era divisa in quattro quartieri. Quello sud andava dal ghiacciaio di Sólheimajökull fino al Hvalfjörður, dove iniziava quello ovest, che continuava fino allo Hrútafjörður, dove iniziava il quartiere nord, che terminava a Langanes, dove iniziava il quartiere est. Secondo questa divisione, l’est dell’Islanda iniziava un po’ prima di Vík. Dentro il quartiere est si avevano due macro-aree: Múlasýslur (Contee dei Rilievi) e Skaftafellssýslur (Contee di Skaftafell). Le prime erano divise in nord e sud, e includevano la parte dei fiordi orientali, mentre le seconde erano divise in est ed ovest e andavano grossomodo da Höfn fino a dopo Vík.

Storicamente era questa la parte più isolata d’Islanda: gli altipiani e i ghiacciai a nord, le coste basse e sabbiose (pericolosissime per le navi) a sud, e i deserti neri spazzati dalle inondazioni glaciali e tagliati da fiumi impetuosi e infidi a est e a ovest. I fiordi occidentali oggi ci sembrano remoti perché la strada 1 non li attraversa, perché sono più distanti in linea d’aria sulla cartina, e perché molti tratti di strada (sempre che ce ne sia una) sono sterrati. Fino a tempi abbastanza recenti, però, ci si muoveva soprattutto in nave o barca, e i fiordi occidentali erano un’area molto frequentata da pescatori e marinai Spagnoli, Francesi, Tedeschi, e altri. Il sud-est era tagliato fuori da ogni lato, e questo – come vedremo tra poco – lo ha reso un po’ speciale. Oggi la strada 1 gli corre comodamente attraverso, ma l’occasionale eruzione subglaciale con conseguente bomba d’acqua che spazza via ponti e strade ci ricorda del perché fosse questa, la parte d’Islanda più isolata.

Gli abitanti del quartiere est

Gli islandesi delle altre parti d’Islanda considerano gli abitanti di questo quartiere, e soprattutto quelli delle contee di Skaftafell [il sud-est, più o meno tra Vík e Höfn, ndt.], come un popolo distinto, per quanto riguarda il carattere. Ciò si spiega con il fatto che essi vivono isolati dagli altri quartieri e in solitudine. Non hanno se non poche e brevi occasioni di entrare in contatto con i loro connazionali, al punto da avere effettivamente una maniera propria di vedere le cose e di ragionare e delle regole di condotta particolari. Sono generalmente pacifici, riflessivi e di poche parole. In un certo senso, parole, pronuncia, conversazione, complimenti, costumi, modo di viaggiare etc. contribuiscono a farli apparire come un popolo differente agli occhi degli altri islandesi. Ciò nondimeno, non si può dire che differiscano dagli altri nell’essenza del loro carattere.

Eggert Ólafsson era anche uno strenuo difensore della lingua islandese, e a proposito del modo di parlare delle genti dell’est scrive:

La conservazione di una lingua in uno stato inalterato ha un rapporto inestricabile con gli usi e i costumi del popolo che la parla. Qualora una lingua prenda a mutare, i costumi cominciano a degenerare poiché si perdono idee e si dimenticano le cose nella misura in cui le parole che le designano scompaiono dalla lingua. Gli Islandesi di questo quartiere ci offrono un esempio lampante di tale verità: hanno conservato i loro antichi costumi e abitudini, nella stessa misura in cui hanno mantenuto la lingua islandese (o antico-norvegese) pura e inalterata. Non si può dire lo stesso del resto dell’Islanda, eccezion fatta per pochi uomini che si sono presi la briga di conoscerla bene. Due illustri islandesi, Árni Magnússon e Páll Vídalín, sostengono che gli islandesi della parte orientale parlino la lingua in tutta la sua purezza.

Un giudizio un po’ estremo, per i gusti di oggi, ma soddisfacente da leggere quando si ha in mente la spocchia che certi Islandesi della zona di Akureyri mostrano, quando sostengono di parlare l’Islandese migliore (quello che una volta era lo standard della televisione), per via di un paio di differenze di pronuncia che lo rendono più vicino all’islandese scritto rispetto a quello tipico di Reykjavík. La verità è che in quasi ogni parte d’Islanda si può (o si poteva fino a pochi anni fa) trovare pronunce più arcaiche per un determinato fenomeno linguistico piuttosto che un altro.

La mappa allegata al libro.

Quanto al cibo, Eggert ci racconta che:

Ciò che il regno vegetale offre qui, consiste principalmente nell’angelica e nel trifoglio, detto smári. [G]li abitanti di Síða e delle zone limitrofe verso ovest, fanno uso dell’orzo delle sabbie (melgresi), ma in generale sono molto parsimoniosi nell’uso dele granaglie, e consumano anche meno pesce che altrove, il quale è reperibile in pochi punti della costa, così che i latticini, il formaggio, il burro e la carne di pecora costituiscono gli alimenti principali. Le pecore sono ben piaciute e le vacche forniscono latte in abbondanza. La carne Di pecora viene affumicata e talvolta semplicemente seccata senza sale. Il latte viene impiegato per la produzione di formaggi e dello skyr, che le genti di Síða e Mýrdalur considerano una manna.

Trovo stupefacente come quanto descritto sia in parte vero ancora oggi, due secoli e mezzo dopo: la carne e i latticini sono tutt’ora molto più presenti sulle tavole della zona rispetto al pesce e ai latticini.

Insomma, questo testo è una miniera di informazioni davvero stupefacente, e se vi affascina questo Paese, potete valutare di leggerne almeno il compendio in inglese reperibile in PDF su Google Books (al link sopra!). È difficile trovare alcunché di comparabile!

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