Si rimane sempre spiazzati, quando si scopre che – mancando anticamente specie di alto fusto – gli islandesi si affidavano a tronchi spiaggiati come materiale da costruzione: quante possibilità ci sono di trovare un tronco spiaggiato? Figuriamoci trovarne a sufficienza per una casa! Le case islandesi erano principalmente in torba e pietra, ma la torba deve essere adagiata su intelaiature in legno.

In realtà, i luoghi dove le correnti marine trasportano tronchi di alberi morti altrove, sono spesso tappezzati. In particolare è la costa del nord-ovest, a ricevere tronchi provenienti dalla Siberia: gli alberi muoiono, cadono nei fiumi che sfociano nell’oceano artico, e vengono trasportati dalle correnti fino in Islanda.

Io che saltello tra tronchi siberiani spiaggiati.

La regione di Strandir, nei fiordi dell’ovest, è la più “benedetta” in questo senso, e le spiagge locali sono regolarmente battezzate da ondate di tronchi, che anticamente si credeva provenissero da alberi che crescevano sul fondo del mare. Oggi Strandir è tra le zone meno popolate d’Islanda (non va confusa con la regione geografica di Hornstrandir, oggi parco nazionale, che si trova più a nord lungo la costa).

Gli abitanti di questa regione hanno da sempre sviluppato metodi per trarre un ritorno economico dall’abbondanza di tronchi alla deriva. Oggi ne vengono creati oggetti artistici di design, anticamente venivano commerciati nel resto del paese, oppure utilizzati in loco per…bruciare individui accusati di stregoneria. In effetti la contea di Strandir era famigerata, nella prima età moderna, e in particolare nel 1600, per i numerosi roghi di uomini (a differenza di quanto succedeva nell’Europa continentale, dove erano le donne, le vittime più frequenti). Strandir è una regione dove la magia sembra quasi di respirarla, e infatti l’emblema della contea riporta il sigillo magico Ægishjálmur (Æirzhjálmur nel manoscritto dove compare), uno dei tanti simboli magici sviluppato a partire dai testi esoterici europei rinascimentali, che abbondavano di simboli analoghi.

Questi tronchi hanno dunque moltissima storia alle spalle. Sicuramente per via della loro importanza economica nei secoli, per la loro comparsa nel tragico momento storico dei roghi agli stregoni del rinascimento, ma anche – non ultimo – per il lungo viaggio che devono percorrere prima di approdare sulle coste islandesi.

Foto scattata nel luglio 2020 sullo Strandavegur, la via che costeggia la parte nord dei fiordi occidentali.

In media, un tronco percorre 500-1000 chilometri all’anno, in mare. Questo significa che ci vogliono 4-5 anni perché raggiunga l’Islanda, anche se alcuni tronchi restano intrappolati nei ghiacci artici e si liberano solo molto tempo dopo: un tronco alla deriva rinvenuto in Islanda si è rivelato essere vecchio di 500 anni!

La lunga permanenza in mare, assicura che il legno riceva un lunghissimo trattamento di mineralizzazione dovuto alla salinità dell’acqua: questo lo rende un materiale da costruzione eccellente e durevole.

Le parti in legno di questa casa in torba del periodo alto-medievale venivano realizzate con legno spiaggiato.
Case in torba a Glaumbær.

Il sud-ovest dell’Islanda riceve, in misura minore, alcuni tronchi provenienti dal Golfo del Messico, trasportati dalla corrente del Golfo, mentre la costa ovest, sud-est ed est hanno molta meno fortuna. In passato, specialmente nel Sud, con le coste basse e sabbiose che hanno sempre costituito una grave insidia per le imbarcazioni, era il fasciame dei galeoni stranieri naufragati, a costituire una fonte preziosa di legname per gli islandesi della zona.

Oggi questo materiale viene ancora regolarmente usato dai proprietari terrieri che possiedono i pezzi di costa sui quali esso si arena, ma viene per lo più impiegato nella costruzione di paletti per i recinti.