Nel campo attiguo alla fattoria di Hörgsland si trova un piccolo gibbo denominato Álfhóll, “Colle degli Elfi”. L’erba su di esso non viene mai tagliata, e soltanto le pecore osano salirci sopra. La ragione la troviamo in una leggenda del folclore locale registrata nella monumentale raccolta ottocentesca Íslenzkar þjóðsögur og ævintýri (Racconti popolari e fiabe islandesi) di Jón Árnason:

Il Colle degli Elfi in basso (il Monticello di colore diverso dal verde intenso dell’erba circostante.

Tale Jón Jónsson lavorava come gestore commerciale per il proprietario terriero di Hörgsland, suo omonimo, Jón Jónsson spítalahaldari (gestore del lazzaretto), che in quel tempo si trovava sulla tenuta, e che serviva tutta l’Islanda orientale. Secondo un’antica credenza, era proibito tagliare l’erba per la fienagione dal Colle degli Elfi, perché ciò avrebbe scatenato l’ira dei suoi inquilini, che avrebbero causato un tale maltempo da rovinare la fienagione.

Jón il commerciante non dava peso alle dicerie, e siccome gli pareva che l’erba sul colle fosse ottima e abbondante, si risolse a tagliarla senza troppi complimenti, nonostante i manovali della tenuta lo implorassero di fermarsi. Mentre faceva ciò, il cielo era limpido e non c’era una bava di vento.

A taglio concluso, gli uomini presero ad affilare le lame delle falci, e ad un tratto prese a piovere a catinelle, e un vento furioso si mise a soffiare.

A quel punto giunse sul luogo il padrone, che commentò come rischiavano di perdere tutto il fieno con quel tempaccio, e loro gli dissero che c’era da aspettarselo perché Jón il mercante aveva osato tagliare l’erba dal Colle degli Elfi. Jón nel mentre si era seduto a riflettere, preoccupato di essere incolpato per la perdita del raccolto…ad un tratto si alza e proclama:

“Se c’è qualche creatura in questo colle che sta causando questa tempesta per mostrare il suo potere, ne dimostri altrettanto facendola cessare, altrimenti sono pronto a tagliarne fino all’ultimo filo d’erba e a rivoltarne il terreno.”

Appena ebbe detto ciò, la tempesta si placò, e la fienagione fu risparmiata.

La fattoria di Hörgsland.

Questo Jón divento in seguito proprietario terriero a Hamragarðar sotto i monti Eyjafjöll, e fu lui stesso a raccontare questa storia.

La storia è conservata nel manoscritto ottocentesco Lbs 536 4to, custodito alla biblioteca nazionale d’Islanda.

Entrambi i due personaggi nominati sono realmente esistiti. Il mercante è morto nel 1868, mentre il proprietario di Hörgsland e gestore dell’ospedale nel 1869. Quest’ultimo è antenato in linea diretta paterna della mia cara Lára, attraverso il figlio Bergur, padre di Helgi, padre di Lárus, padre di Siggeir, padre di Kristinn padre di Sigurður, che è il papà di Lára. La moglie di Jón, il gestore dell’ospedale, inoltre, Þorbjörg, era figlia di Katrín, figlia di Jón Steingrímsson, il leggendario prete del fuoco che — leggenda vuole! — avrebbe arrestato la colata lavica del 1783/4 con una messa al termine della quale il villaggio di Kirkjubæjarklaustur sarebbe stato risparmiato dall’avanzare della lava. Fu anche un fine osservatore della geologia dell’evento vulcanico, e anticipò molte scoperte della scienza moderna, ma fu anche un eroe per i suoi parrocchiani durante l’emergenza. Era anche discendente di Jón Arason, ultimo vescovo cattolico d’Islanda, decapitato dai protestanti danesi nel 1550. È qualcosa di fenomenale poter tracciare queste connessioni al passato e constatare la presenza di questi intrecci del popolo islandese con la tradizione.

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

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