Heiðmörk è una delle grazie che benedicono l’esistenza di noi abitanti della capitale islandese e delle zone limitrofe: si tratta di un’area protetta a ridosso della città, ricchissima di sentieri per le escursioni i quali toccano alcuni paesaggi che non esiterei a definire tra i più emozionanti d’Islanda. La terra qui è giovane. I campi di lava e i vulcani esplosi dominano. Le brughiere nascondono aperture a grotte sotterranee, numerose sono le gole e le cime, i boschi e i punti di interesse paesaggistico. Il paesaggio è primordiale, radicalmente diverso da quello osservabile, ad esempio, nell’Ovest dell’Islanda a nord di Reykjavík, o più a sud, dove dominano le paludi o i campi coltivati a foraggio. Pur essendo così vicino alla capitale, lo sviluppo antropico è quasi nullo: il giovane terreno roccioso è molto permeabile, il che significa che l’acqua non viene trattenuta vicino alla superficie dove può essere usata da piante e uomini, ma percola nelle viscere della terra, rendendo così la superficie una sorta di deserto freddo. Reykjavík è come un’oasi circondata da questo terreno ostile.

L’estensione indicativa dell’area protetta di Heiðmörk

In questi vasti spazi, l’area protetta di Heiðmörk è piuttosto vasta, e presenta una geografia assai mutevole, dovuta all’intensa attività tettonica della zona, che produce formazioni rocciose uniche. Da punti elevati è possibile ammirare l’area della capitale da un lato, e il vasto sistema montuoso della penisola di Reykjanes, con i suoi monti striati di ghiaccio.

Sono un’infinità i sentieri e i percorsi per le escursioni, tutti particolarissimi e meritevoli. Oggi però vorrei suggerirvi un’escursione che vi porterà ad ammirare un vulcano esploso e un enorme campo di lava dalla bellezza rara.

Dal centro di Reykjavík bastano circa 20 minuti per raggiungere il parcheggio all’angolo della via (a tratti sterrata) indicata sulla cartina, la strada detta Heiðmerkurvegur. Dal parcheggio è semplicissimo seguire il sentiero attraverso le brughiere, e da esso si può raggiungere la gola di Búrfell, luogo surreale che ricorda un paesaggio da Il signore degli anelli, e da qui si giunge fino all’immenso cratere di Búrfell.

Búrfell, vicino al comune di Hafnarfjordur, è un vulcano dal quale si sono verificate eruzioni su una breve fessura. Questo tipo di eruzioni formano di solito un singolo cratere principale e talvolta crateri più piccoli. Non ci sono però crateri secondari su Búrfell, che si erge solitario a 180m sul livello del mare, carico di scorie e lava. I flussi di lava che scorrevano dal cratere sono chiamati con nomi diversi a seconda della specifica sezione, e sono tutti assai più suggestivi dell’ormai universalmente famoso Eyjafjallajökull: parlo di nomi come Smyrlabúðar, Gráhella, Lækjarbotnahraun, Urriðakotshraun.

Tre grandi colate laviche sono fluite da Búrfell e tutte hanno raggiunto il mare. La lingua più grande è passata dal pendio di Vífilsstaðahlíð e ha raggiunto il mare nella zona di Hafnarfjörður. Alcuni quartieri di Hafnarfjörður e Garðabær, comuni dell’area della capitale, si trovano su questa parte della lava.

Il percorso è di circa tre chilometri, per la maggior parte in piano, tranne l’ultimo tratto, che si inerpica nella frattura che porta alla gola del cratere. Lascerò parlare le fotografie perché le parole non renderebbero:

Nella zona, e in particolare sulla strada, tre chilometri prima del parcheggio, si trovano alcune grotte dette Maríuhellar. Queste sono facilmente rintracciabili cercandone il nome su Google Maps, e sono raggiungibili rapidamente da un altro piccolo parcheggio.

Tuttavia, le grotte in questa zona sono innumerevoli: flussi di lava ancora liquida al di sotto di quella più esterna ormai solida, una volta defluiti, hanno creato dei tunnel sotterranei che in alcuni casi sono raggiungibili se il crollo di parte della volta ha aperto uno spazio abbastanza ampio per farci passare un uomo. In particolare, ho esplorato un gruppo di grotte che non sono segnate su Google, e sulle quali le informazioni scarseggiano. Queste grotte erano usate almeno fino al ‘700 e probabilmente fino a ‘800 inoltrato per tenere al riparo le pecore. Alcune di queste grotte possono essere pericolose, per la ripidezza dell’accesso, la strettezza dei passaggi, e la conformazione del loro interno. Per questo preferisco non dare informazioni precise sulla loro ubicazione.

Se voleste raggiungerle per esplorarle, all’inizio del sentiero per Búrfell, sopra un tabellone informativo, trovate una mappa della zona (molto stilizzata) che le segna. Non è semplicissimo riconoscere su Google Maps l’area stilizzata sulla mappa, ma è tutt’altro che impossibile. Una volta identificata la zona su Maps, il modo più semplice per raggiungere le grotte è mettere un pin sulla app in corrispondenza del punto che sul tabellone indica le grotte, per poi seguire il proprio punto del GPS portandolo verso il pin attraverso la brughiera, la quale è un’immensa distesa più o meno uniforme, così che è impossibile vedere l’ubicazione delle grotte da lontano.