Oggi è quella che, nel periodo cattolico (1000–1550), veniva celebrata come Lúsíumessa, in Islanda. La giornata di Santa Lucia di Siracusa, martire vittima delle persecuzioni di Diocleziano, è sempre stata molto sentita nei Paesi Scandinavi, perché prima di una riforma del calendario avvenuta nel ‘700, il solstizio d’inverno cadeva appunto il 13 dicembre, e Santa Lucia era vista come portatrice e dispensatrice di Luce e speranza.

Santa Lucia in un affresco parmense del ‘300.

Sappiamo di due chiese islandesi, dedicate alla santa: una a Melar nell’ovest è una a Reykjadalur nel sud. Sono conservate due strofe poetiche sulla sua vita, in un manoscritto islandese composto attorno al 1400, Heilagra meyja drápa, “Carme delle vergini sante”, un martirologio agiografico, nonché il frammento di una saga sulla sua vita, AM 921 V 4°, dal 1400 circa.

Il frammento di questa Lúsíu saga è conservato all’Istituto Arnamagnæano di Copenaghen, e non è stato digitalizzato. Sono riuscito a reperirne una fotografia in bianco e nero nell’articolo dedicato ad una sua trascrizione diplomatica vergata da Agnete Loth, nel contesto di un Festschrift pubblicato nel 1984 in onore dei 70 anni del professor Ludvig Holm-Holsen.

Si tratta di una singola pagina, molto rovinata, della quale riesco solo a leggere qualche parola e non mi capacito di come l’autrice dell’articolo sia riuscita a leggere quasi tutto.

In essa si racconta del momento in cui S. Agatha compare in sogno alla vergine Lucia, chiamandola sorella ed esortandola a compiere la sua missione cristiana, con l’aiuto della madre Eutychia, guarita per un intervento di S. Agata. Lucia fa voto di verginità e prende a dissipare il patrimonio di famiglia donandolo ai poveri, alle vedove e ai diseredati. Il suo pretendente si indigna e la denuncia alle autorità in quanto Cristiana. Lucia viene condotta dal prefetto Pascasio, che in islandese è chiamato Paschasius jarl (termine nobiliare del mondo nordico), e segue un processo nel quale Lucia si difende dalle sue accuse di aver sperperato i suoi averi come una meretrice e si rifiuta di sacrificare agli dei pagani.

Lei difende strenuamente la sua fede e si rifiuta di offrire un sacrificio agli dèi pagani. Il frammento si interrompe proprio quando Lucia viene fatto arrestare e legata.

Nel testo sono menzionate Catania come Katenensisborg e Siracusa come Siracusanaborg.

Già nel medioevo però, in Islanda, Santa Lucia soffre la competizione di un altro santo locale, Magnús delle Orcadi. Non così in Svezia, dove la devozione nei suoi confronti resta viva anche dopo la Riforma luterana, per poi riesplodere in era contemporanea e diffondersi anche ai Paesi vicini, in Scandinavia. Nelle celebrazioni, i ragazzi si vestono di bianco ed eseguono i canti in processione reggendo candele accese. Una ragazza impersona Lucia, con una ghirlanda verde e quattro candele sulla testa, a simboleggiare il fuoco che rifiutò di bruciarla, secondo la storia, e un nastro rosso in vita. Anche i ragazzi partecipano, vestiti di bianco o con altri costumi, e una delle canzoni tipiche del giorno è dedicata a Santo Stefano, il primo martire. Staffan var en stalledräng, “Stefano era uno stalliere”, che era la mia canzone preferita.

Anche in Islanda, la Santa Lucia svedese ha fatto capolino negli anni, ma senza attecchire troppo.

Io sono legatissimo a questa giornata per due motivi:

1) Cremona è una delle zone d’Italia dove è questa Santa a portare i doni ai bambini. Una Santa cieca che se non stai a letto e osi guardarla ti acceca buttandoti cenere negli occhi (non vi dico la paura che mi faceva, questa cosa!), ma per la quale lasciavamo caffè o latte e biscotti, assieme a del fieno per il suo asinello, che spesso ci donavano in mazzetti a scuola.

2) Quando ho iniziato a studiare lingue scandinàve a Milano, la docente di svedese, Anna Brännström, aveva fondato un coro per gli studenti dove avevamo imparato le canzoni tipiche svedesi per questa ricorrenza, canzoni che poi eseguivano in occasione di eventi a tema svedese o presso associazioni e aziende svedesi a Milano, tutti vestiti come da tradizione svedese.

Quelle canzoni me le ricordo ancora tutte a memoria! Sono uno dei ricordi più belli dell’università 🤩

Stamattina, invece, ho trovato dei regalini sotto l’albero e mi sento profondamente felice. L’inverno per me è la stagione più magica e accogliente che ci sia!

L’immagine è di un affresco trecentesco di Parma, con Lucia che tiene un pugnale e i suoi occhi su un piatto.

Vivo stabilmente in Islanda dal 2014. Ho conseguito una laurea in lingue scandinave a Milano e una magistrale in studi medievali islandesi all’Università d’Islanda. Ora sto completando un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Lavoro anche come traduttore e come guida per Italiani qui in Islanda. Ho all’attivo pubblicazioni accademiche, divulgative e traduzioni di testi antico-islandesi, e articoli e contributi per riviste e testate nazionali. Sono membro del consiglio direttivo della camera di commercio italo-islandese e dell’Associazione italiani d’Islanda.

Un commento su “Santa Lucia in Islanda

  1. Sempre interessanti i suoi excursus nelle tradizioni islandesi, con paralleli padani. Da mantovana, mi ha incuriosito scoprire che Santa Lucia porta doni anche a Cremona.

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