Il carnevale è quel periodo di festività gioiosa che precede l’inizio della quaresima nei Paesi di tradizione Cristiana, ovvero i giorni in cui si commemora la permanenza di Gesù nel deserto, dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ingresso nella vita pubblica. In Islanda, gli ultimi due giorni prima della quaresima e il primo giorno di quaresima (langafasta, “lungo digiuno”) sono celebrati in modo particolare. Una serie di tradizioni antiche, dal periodo cattolico, si mescolano con altre più recenti giunte dalla Scandinavia a orrire dalla fine dell’Ottocento. Il carnevale è una festività prettamente cattolica, e nonostante gli islandesi siano diventati ufficialmente protestanti nel 1550, non è stato possibile, per le autorità, cancellare ogni singola traccia della realtà precedente. Essendo poi una festività gioiosa e piacevole in un periodo climaticamente non tra i migliori, è comprensibile che tradizioni prettamente sud-europee o delle terre cattoliche, come quella del mascherarsi, abbiano attecchito anche qui in tempi più recenti.

Lunedì; Bolludagur “Giornata del bignè”: nelle case, ma anche nei luoghi lavorativi, si condividono queste bollur (singolare: bolla), ovvero colossali bignè delle dimensioni di un pugno (ma possono essere anche più piccoli), ripieni di panna e marmellata (la più tradizionale è quella al rabarbaro), e guarniti con cioccolato o glassa. Oggi se ne trovano una miriade di tipi diversi, con diverse glasse, creme e marmellate. Pare che ogni anno i fornai preparino un milione circa di questi bignè, ai quali si sommano quelli preparati dai privati!

Una tradizione che sembra avviata al tramonto, è quella del bolluvöndur, “bastone del bignè”: i bambini percuotono i genitori con un bastone colorato decorato con fiocchi di carta per invitarli a dare loro una bolla. Questo curioso costume affonda le radici nel periodo cattolico: il bolluvöndur simula infatti un aspersorio, usato nella religione cattolica per spargere l’acqua santa tra i fedeli. Questi bastoni sono venduti nei supermercati assieme al necessario per decorare le bollur (glassa, panna etc.).

In alcuni casi è costume anche mangiare un altro tipo di bollur, ovvero le fiskibollur: polpette di pesce, che sono comunque un piatto molto comune per tutto l’anno, e si trovano spesso nei ristoranti.

Nella zona di Ísafjörður, nei fiordi occidentali, questo è il giorno in cui i bambini si mettono in costume, e per questo lo chiamano maskadagur. Il giorno successivo, per loro, è vacanza.

Martedì; Sprengidagur “Giornata dell’esplosione”: tradizionalmente, avendo l’Islanda 550 anni di cattolicesimo alle spalle, si usava consumare cibo in abbondanza in occasione di questo “martedì grasso”, come ultima occasione opulenta prima del digiuno quaresimale. La tradizione prevede il consumo di carne di agnello salata (saltkjöt) con contorno di rape, patate e carote e salsa besciamella, e zuppa di legumi. In particolare lenticchie gialle.

Mercoledì; Öskudagur “giorno delle ceneri”: si tratta del mercoledì della settima settimana prima della Pasqua, e segna l’inizio della quaresima. In Islanda esiste una tradizione, tristemente sulla via del tramonto, che consiste nell’appendere piccoli sacchetti di tessuto contenenti cenere sulla schiena delle persone senza che queste se ne accorgano. È esattamente la stessa cosa che facciamo in Italia attaccando pesci di carta alla schiena di altri come burla. I sacchetti sono appesi con l’ausilio di piccoli ganci di metallo, e una volta era uso che le donne usassero tessuti pregiati e si dedicassero al loro ricamo. Nella fase più antica di questa tradizione, le donne appendevano sacchettini di cenere alla schiena degli uomini, mentre quelli che gli uomini appendevano alla schiena delle donne contenevano ghiaia. La differenza doveva essere dovuta al fatto che, una volta, gli uomini lavoravano generalmente lontano dal focolare, e trascorrevano più tempo all’aperto, così che la ghiaia sostituiva la cenere alla quale non avevano altrettanto accesso. Pare che tale tradizione si sia sviluppata a seguito della riforma luterana, come una sorta di presa in giro del costume cattolico di spargere le ceneri sul capo dei fedeli, e che a una fase non attestata in cui la cenere veniva lanciata per scherzo, si sia sostituita una più “a modo” nella quale la cenere veniva appunto appesa alla vittima dentro a tali sacchettini. esisteva una tradizione per cui si usava appendere piccoli sacchettini di tessuto decorato (öskupókar, o “sacchetti di cenere) sulla schiena degli ignari.

Oggi, per questo giorno, è la norma per i bambini travestirsi e partecipare a feste in costume. Esiste anche la tradizione di slá köttin úr tunnunni, “far uscire il gatto dal barile a bastonate”, i bambini percuotono un contenitore appeso, fino a quando non si distrugge lasciando cadere il suo dolce contenuto di caramelle.

Bonus: in alcuni anni, può capitare che una ricorrenza mobile cada la Domenica che precede il carnevale; Konudagur “Giornata della donna”: si tratta dell’inizio del mese lunare di góa, secondo l’antico calendario norreno, e ricorre nella diciottesima domenica d’inverno, ovvero tra il 18 e il 24 febbraio. In occasione di questa giornata è costume offrire fiori o pensieri alla propria donna, anche se recentemente sta diventando sempre più comune il costume di portarla a mangiare fuori. In questo giorno è bene prenotare i ristoranti per non rischiare di trovare tutto occupato!

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

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