Il carnevale in Islanda

Il carnevale è quel periodo di festività gioiosa che precede l’inizio della quaresima nei Paesi di tradizione Cristiana, ovvero i giorni in cui si commemora la permanenza di Gesù nel deserto, dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ingresso nella vita pubblica. In Islanda, gli ultimi tre giorni prima della quaresima e il primo giorno di quaresima (langafasta, “lungo digiuno”) sono celebrati in modo particolare:

Domenica; Konudagur “Giornata della donna”: in occasione di questa giornata è costume offrire fiori o pensieri alla propria donna, anche se recentemente sta diventando sempre più comune il costume di portarla a mangiare fuori. In questo giorno è bene prenotare i ristoranti per non rischiare di trovare tutto occupato!

Lunedì; Bolludagur “Giornata del bignè”: nelle case, ma anche nei luoghi lavorativi, si condividono queste bollur (singolare: bolla), ovvero colossali bignè delle dimensioni di un pugno (ma possono essere anche più piccoli), ripieni di panna e marmellata (la più tradizionale è quella al rabarbaro), e guarniti con cioccolato o glassa. Oggi se ne trovano una miriade di tipi diversi.

Martedì; Sprengidagur “Giornata dell’esplosione”: tradizionalmente, avendo l’Islanda 550 anni di cattolicesimo alle spalle, si usava consumare cibo in abbondanza in occasione di questo “martedì grasso”, come ultima occasione opulenta prima del digiuno quaresimale. Tradizionalmente si consuma la carne di agnello salata (saltkjöt) e zuppa di legumi.

Mercoledì; Öskudagur “Mercoledì delle ceneri”: anticamente esisteva una tradizione per cui si usava appendere piccoli sacchettini di tessuto decorato (öskupókar, o “sacchetti di cenere) sulla schiena degli ignari. I sacchettini destinate alle ragazze erano colmi di cenere, quelli per i ragazzi avevano invece dei sassolini. Il significato simbolico di questa tradizione è andato perduto, ma pare essere un retaggio de periodo cattolico, e un costume sviluppatosi specificamente in Islanda. Quando la mia ragazza era piccola, i sacchettini si usavano ancora, ma erano vuoti, e la tradizione aveva acquisito più una connotazione scherzosa (come i nostri pesci di aprile, che i bambini ritagliano nella carta e appiccicano alla schiena dei compagni). Oggi, per questo giorno, è la norma per i bambini travestirsi e partecipare a feste in costume.

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