Skaftafell

Mi chiedono spesso quale sia, secondo me, la parte più bella dell’Islanda. Nonostante ogni parte d’Islanda sia in qualche modo “la mia preferita” per motivi diversi, a questa domanda non esito mai a rispondere: si tratta della regione del Sud-Est alle pendici dal Vatnajökull, il ghiacciaio più esteso d’Europa, con una superficie che a 7.900 km2 è più del doppio di quella della Valle D’Aosta, che ne conta soltanto 3.260. Non so se sia per il fatto che questa è stata la meta della mia prima gita autonoma in Islanda (ormai nell’ottobre 2014, con alcuni miei compagni del corso di laurea in studi medievali islandesi), ma il Sud-Est è la prima cosa che balza in mente quando penso all’Islanda. In particolare, penso che tra i punti più belli di questa regione spicchi il parco di Skaftafell, che per me è il punto più bello di tutta l’Islanda. Non è il mio preferito (quello, se mi leggete, dovreste conoscerlo 😉), ma concentra alcuni tra quelli che considero gli scorci più emozionanti del Paese, e per me rappresenta l’Islanda ideale, così come me la immaginavo nella mia testa da laureando in lingue scandinàve. Ci sono i picchi aguzzi, le valli profonde, le cascate, le sorgenti calde, ma soprattutto…i ghiacciai!

Ho fatto un’escursione di due giorni con due amici, trascorrendo una notte al campeggio di Skaftafell, ai piedi della montagna che dà il nome alla zona. Era stipato di islandesi perché le previsioni avevano previsto tempo bello, e gli islandesi sono maestri nel rincorrerlo in giro per l’isola.

Il campeggio si trova più a ovest rispetto al parcheggio, ai piedi della montagna. Si può pagare e ottenere l’adesivo, da applicare alla tenda, al centro informazioni del parco nazionale Skaftafellsstofa, che tra luglio e agosto è aperto tra le 8:00 e le 20:00. Il prezzo a notte per il 2020 è di 250 ISK (meno di due euro), più la tassa a persona (inclusiva della doccia) che per gli adulti è 1.500 corone per notte (10€). Ci sono altri servizi, elettricità, lavatrici…con tasse aggiuntive. Tutte le informazioni le trovate sul sito del centro (la versione inglese manda ad una pagina vuota: usate Google translate).

Al centro turistico trovate anche le cartine del parco su grandi tabelloni che potrete fotografare e tenere sul cellulare, oppure potrete acquistare una mappa direttamente al centro turistico, il quale include anche una zona caffetteria-ristorante. Il campeggio consta di 400 posti tenda, non è possibile prenotare e se c’è pienone dovrete trovare un altro alloggio altrove. Ricordate che il campeggio libero in Islanda è proibito, e i ranger pattuagliano le zone. Se vi scovano la multa è di qualche migliaio di euro.

Dal campeggio/Skaftárstofa: il primo giorno abbiamo fatto il tragitto arancione per il ghiacciaio, e quello rosa per la cascata di Svartifoss e il belvedere. Il secondo giorno abbiamo seguito il tragitto giallo nella valle Morsárdalur.

Essendo arrivati nel pomeriggio (da Reykjavík sono circa 5/6 ore di macchina a seconda delle soste che si fanno sul tragitto e del traffico), abbiamo scelto due percorsi classici, uno da fare prima di cena e uno dopo: il primo era la camminata semplice e breve (intorno ai 20 minuti) per la lingua del famoso ghiacciaio Skaftafellsjökull, che precipita in una lago creatosi nell’invaso scavato dalla lingua di ghiaccio nella roccia, e riempitosi poi d’acqua al ritirarsi di quest’ultima.

Skaftafellsjökull

La cena l’abbiamo preparata fuori dalla nostra tenda, in una tiepida serata (13 gradi circa) senza vento e coronata da un tramonto meraviglioso all’ombra della cima più alta d’Islanda.: il Hvannadalshnjúkur (“Picco di Valle dei fiori di Angelica”, se non vado errato). I ghiacciai sono distinti dai nevai (accumuli di neve permanenti) dal fatto che si muovono. Nuova neve cade sul ghiacciaio e scivola verso valle attratta dalla gravità: quando la temperatura media diminuisce, più neve si accumula di quanto ghiaccio non si sciolga e il ghiacciaio aumenta. Se le precipitazioni non sono abbondanti e le temperature si alzano, le punte del ghiacciaio si sciolgono e non arriva più altrettanto ghiaccio a riempirli, dando l’impressione che “arretrino”: in realtà avanzano sempre, ma stanno perdendo più ghiaccio di quello che guadagnano. Ad oggi, quasi tutti i ghiacciai islandesi perdono terreno.

Hvannadalshnjúkur

Non essendo (come spesso accade) coperto dalle nuvole, era ben visibile il gibbo coperto dal ghiaccio, il Hvannadalshnjúkur appunto, che spunta dalla calotta glaciale Öræfajökull e tocca un’altezza di 2.119 metri.

Dopo cena, per evitare la ressa, abbiamo raggiunto la cascata di Svartifoss, “Cascata Nera”, dal colore delle colonne di basalto bagnate dall’acqua. Non la visitavo da anni. Nel frattempo hanno aggiunto una piattaforma di metallo e una ringhiera, sicuramente per il brutto vizio dei visitatori di spingersi sulle rocce fin sotto al salto rovinando così la visuale a tutti gli altri. Nonostante fosse sera (le 21:00) c’era comunque gente, ma non più di una decina di persone incrociate sul cammino, che dura 30-40 minuti e non è troppo impegnativo.

Svartifoss

Proseguendo oltre la cascata, e più in alto sul monte, si raggiunge una piattaforma di osservazione dalla quale si può godere di una vista mozzafiato su tutta l’area del parco. La vista corre dal Lómagnúpur a ovest, fino alle falde dei monti sui quali giace la calotta glaciale a est.

Katrínartíndar

La mattina dopo siamo partiti alle 8:00 in punto è seguito il percorso segnato con il codice M1, abbiamo costeggiato la base del monte Skaftafell, bypassato una piccola ma graziosissima cascata, attraversato un ponte, e finalmente abbiamo imboccato la vasta e desolata distesa sassosa del Morsárdalur, Valle di Fiume Torbido”, nome che si è guadagnata a causa del fiume glaciale che la attraversa, ricco di sedimenti che danno alle sue acque un colore verdastro lattiginoso. Il percorso è segnato da paletti in legno con uno strato giallo dipinto in alto. Spesso difficili da vedere. Le sterminate petraie del cuore della valle possono rendere difficile mantenersi sul tracciato, ma non si rischia di perdersi: puntando sempre dritto verso le montagne, prima o poi, si incontrerà il sentiero che corre in circolo ai lati della valle. Attenzione a non restare impigliati nei folti boschetti di betulle, però!

Man mano che ci spingevano nel cuore della valle, le sterili distese di ghiaia grigia depositata dai ghiacciai nel corso dei millenni cedevano il passo a macchie sporadiche di lupini e betulle isolate, che piano piano si infoltivano fino al punto di diventare vere e proprie macchie boschive.

Dal cuore della valle potevamo vederne il fondo, e in particolare quello che resta dell’antica lingua glaciale del Morsárjökull, il ghiacciaio che ha scavato questa enorme e profonda valle prima di ritirarsi. Tra calotta glaciale e quello che resta della lingua del ghiacciaio, precipitano delle cascate, Morsárfossar tra le quali si trova la più alta di tutta l’Islanda.

Sebbene anticamente la lingua di ghiaccio riempisse l’intera valle, negli anni si è ritirata fino a separarsi dalla calotta glaciale superiore sugli altipiani. La cascata è emersa dal 2007 e consiste nell’acqua di scioglimento alla base del ghiacciaio. Con il tempo se ne sono aggiunte altre. La più alta ha un salto di circa 230-240 metri.

Avvicinandosi al versante nord-ovest della valle, ci si avvicina alla foresta di Bæjarstaðaskógur. Una delle tre principali e più grandi del Paese. È composto in larga misura da betulle, ed è protetta dal 1935. Io ho un gran debole per le foreste di betulle: sono l’Islanda com’era all’arrivo dei coloni nel Medioevo (tra l’800 e il 900 d.C.); per me sono l’immagine più genuina della natura islandese. Da questo bosco sono giunti una miriade di semi che sono germogliati a ritmo di record lungo le immense distese nere di Skeiðarársandur dopo l’alluvione seguita all’eruzione sub-glaciale del Grímsvötn nel 1996. Al ritmo attuale, tra qualche anno il deserto di sabbia nera alluvionale sarà la più grande foresta d’Islanda!

Nell’area del bosco, ai piedi dei Monti Jökulsfell e Bláhnúkar, ai trova la gola di Vestragil (Gola occidentale) si trova al limite della foresta di Bæjarstaðaskógur, ed è scavata da un fiume dalle acque limpidissime e gelide. Da qui, su un lato, si può salire sul crinale montuoso e raggiungere gli Heitulækir, “Torrenti caldi”.

Una pozza, che contiene abbastanza acqua perché due o tre persone vi si siedano in compagnia, è collocata sul pendio, e la visuale che offre sulla valle sottostante non ha eguale tra quelle offerti dalle pozze naturali islandesi. Ne ho provate diverse, ma nessuna era bella come questa: la valle, il bosco, i monti, il ghiacciaio, il deserto nero in lontananza e il totale silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli hanno reso questo bagno qualcosa di indimenticabile.

Mentre io e i miei due amici eravamo a mollo nella pozza non ho potuto fare a meno di pensare alla ressa che si trovava nei dintorni del campeggio di Skaftafell. Era stato un percorso lungo e stancante, ma era in piano e non presentava rischino difficoltà particolari, eppure nessuno oltre a noi aveva deciso di intraprenderlo, ed eravamo completamente soli a goderci il tepore dell’acqua e il panorama ineguagliabile sulla valle. In questa zona si trovava una fattoria e una chiesa fin dai tempi dell’insediamento. È stata distrutta da un’eruzione nel 1362. Le rovine erano visibili fino al 1700, quando sono state sepolte e perse per sempre dai sedimenti del fiume Skeiðará.

Siamo rientrati al campeggio per le 15:30 circa, per cui l’escursione è durata circa 8/9 ore. Abbiamo preceduto a passo spedito, ma ci siamo fermati ben più di un’ora ai torrenti caldi per pranzare, e in numerosi altri punti per contemplare il panorama e fare fotografie. Ancora una volta, mi sento di avere appena raschiato la superficie di quanto è possibile fare e vedere a Skaftafell, ragion per cui tornerò ancora e ancora!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. natalromagnolo@outlook.it ha detto:

    Ma la multa eventualmente va pagata subito?

    1. Stai valutando se conviene rischiarla e poi scappare dal Paese senza pagarla? È tutto digitalizzato qui. Non ti fanno nemmeno passare in aeroporto appena scannerizzano il tuo documento, se hai carichi pendenti accumulati in loco.

      1. onelike147@gmail.com ha detto:

        Ciao, io e il mio compagno arriveremo in islanda tra un paio di settimane. Invece della tenda abbiamo optato per un minivan non essendo molto abituati al campeggio. È più complicato trovare posto nei campeggi o possiamo stare tranquilli? È considerato campeggio libero anche fermarsi con il minivan in un parcheggio e dormire lì? Te lo chiedo nel caso in cui i campeggi siano pieni 🙂 grazie

      2. Ciao! Anche i minivan e i camper devono assolutamente sostare in aree designate a campeggio. È assolutamente proibito fermarsi in parcheggi o “dove capita”. Non rischiatela perché ci vuole davvero poco perché qualcuno segnali la vostra targa! Se un campeggio è pieno ce ne sono sempre altri in zona, non capiterà mai di restare senza un posto dove dormire 🙂

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