Islanda Letteratura Natale

Canzoni natalizie italo-islandesi

Gli islandesi, come ogni Paese di tradizione cristiana, attribuiscono un’importanza elevata al Natale, ancor di più perché, a queste latitudini, fornisce un modo davvero bello (nonché indispensabile) di spezzare l’inverno con un periodo di pace e di gioia. L’inverno in Islanda può essere davvero pesante, e l’attesa del Natale, un po’ nello stile de Il sabato del villaggio di Leopardi, rende le settimane che precedono la festa molto più vivibili. In questo contesto giocano un ruolo importante le canzoni di Natale. Noi italiani non abbiamo una grossa tradizione, in questo senso, e le poche canzoni natalizie che si sentivano negli anni passati erano soprattutto canti religiose (come Adeste fiddles, Tu scendi dalle stelle etc.) oppure adattamenti da motivi stranieri, inglesi o tedeschi. È dunque davvero un paradosso assurdo come, nella Terra del Ghiaccio, le canzoni di Natale più famose e conosciute traccino la loro origine proprio nello Stivale.

È ormai abbastanza risaputo, per chi conosce l’Islanda, che le più grandi hit delle feste sulla Terra di Ghiaccio siano invariabilmente arrangiamenti di canzoni italiane più o meno famose.

Tracciare l’origine di questa interessante predilezione islandese per le melodie italiche, non è molto semplice. Di solito si riconduce l’inizio del trend al 1987, anno in cui uscì l’album di canzoni natalizie Jólagestir “Ospiti di Natale”, di Björgvin Halldórsson, il guru indiscusso della musica natalizia islandese, nel quale si trovano canzoni come Svona eru jólin “Il Natale è così”, con la musica di Quanto ti amo dei Collage, o Allt í einu “Ad un tratto” con la musica di Serenata di Totò Cutugno. Eppure, scava scava, si trovano altri esempi più venerandi e illustri:

Nel 1952, Nilla Pizzi presenta la canzone Papaveri e papere al festival di San Remo, classificandosi seconda (al primo posto c’era sempre lei, ma con una canzone diversa: Vola colomba). La canzone ha avuto un successo internazionale fantasmagorico, venendo tradotta in una quarantina di lingue. L’anno successivo, ad esempio ne esce l’arrangiamento inglese Poppa piccolino, cantato da Diana Decker. Su questa versione si basa quella islandese del 1962: Bjössi á mjölkurbílnum “Björnino sul furgone del latte”, di Haukur Morthens, ad oggi una delle canzoni che nessun islandese non conosce, sebbene non tutti sappiano che la musica è originariamente italiana. Haukur Morthens non ha mancato di omaggiare l’Italia con un brano originale, estremamente famoso anch’esso, in Islanda: Capri Catarina.

Nel 1964, l’Italia partecipa all’Eurovision Song Contest con una canzone eseguita da Gigliola Cinquetti: Non ho l’età. Un testo grazioso e frivolo, che viene recepito con l’uscita, l’anno successivo, di Heyr mína bæn, “Ascolta la mia preghiera”, eseguita dalla voce possente e ricca di Elly Vilhjálms, una canzone d’amore profonda e poetica, ad oggi una delle più amate dagli islandesi.

Sono però gli anni ‘80 e ‘90 a vedere una vera e propria esplosione di motivi natalizi recepiti dalla tradizione italiana. In particolare, e Björgvin Halldórsson (nato nel 1951) ha trainare in questa tendenza. Si notano, tra i titoli italiani, non tanto hit assolute del periodo (con poche eccezioni), ma canzoni mediamente conosciute o che oggi sono addirittura dimenticate, cosa che contrasta alquanto con la popolarità di cui godono in Islanda. Eccone una carrellata:

  • Komdu um jólin di Gunnar Ólason da Gente Di Mare Umberto Tozzi.
  • Ef ég nenni di Helgi Björnsson da Cosi Celeste di Zucchero.
  • Þú og ég og jól di Svala da Gente come noi Ivana Spagna.
  • Þú varst mín ósk Björgvin Halldórsson da Vivo per lei di Andrea Bocelli.
  • Min bernskunnar jól di Björgvin Halldórsson da I’ te vurria vasà! Di Mina.
  • Ég hlakka svo til di Svala e Björgvin da Dopo La Tempesta di Marcella Bella.
  • Þú komst með jólin til mín si Ruth Reginalds, e Björgvin da Chi Voglio Sei Tu dei Ricchi E Poveri.
  • Svona eru jólin di Björgvin da Quanto ti amo dei Collage.
  • Þú og ég di Björgvin da Ci sarà di Al Bano e Romina.
  • Fyrir jól di Svala e Björgvin da Voulez-vous danser dei Ricchi E Poveri.
  • Verði ég bara heima um jólin di Björgvin da Era bella davvero di Drupi.
  • Um jólin di Björgvin da Cinque giorni di Michele Zarrillo.
  • Allt í einu di Pálmi Gunnarsson da Serenata di Toto Cutugno.
  • Friðarjól di Björgvin da La luna che non c’e diAndrea Bocelli.

E ce ne sono diverse altre!

Non credo che sia soltanto un caso: l’islandese, checché ne dica chi ha visto alcuni toponimi dalla grafia grottesca, come Eyjafjallajökull, o chi si è addentrato nelle minuzie della sua pronuncia, ha moltissimi punti in comune con l’italiano, che invece nelle sue lingue non condividono con altre lingue europee: le vocali italiane si trovano pressoché identiche in islandese, e in entrambe le lingue sono una parte preponderante dell’espressione verbale (risaltano molto di più delle consonanti, cosa che invece avviene – se vogliamo – nel tedesco stereotipato). Ancor più importante e fondamentale però, è la struttura sillabica: il grosso delle altre lingue dell’Europa occidentale ha perso la lunghezza consonantica (in parole povere: non hanno più le doppie) e, in alcuni casi, anche quella vocalica. Questo conferisce alle lingue un ritmo diverso: in inglese, si ha un ritmo più spezzato “dà-da dà-da” (in poesia greca si chiama trocheo) oppure “da-dà da-dà (quello che i greci chiamavano giambo, il quale viene usato spessissimo nella poesia inglese: il pentametro giambico/blank verse è il metro prediletto da Shakespeare, Marlowe, Milton e altri), mentre in spagnolo o in greco moderno, dove non esistono consonanti e vocali lunghe, abbiamo un ritmo “a mitraglia” “da-da-da-da-da-da”. L’italiano tende ad un ritmo “da-da-dà, da-da-dà” diviso in due sillabe brevi e una lunga (in poesia greca si chiama piede anapesto), più vicino a quello islandese: “dà-da-da dà-da-da con una sillaba lunga e due brevi (dattilo, in poesia greca), con la sola differenza che l’accento intensivo, in islandese, cade all’inizio. Questo perché l’islandese ha l’accento tonico fisso sulla prima sillaba (salvo prefissi). Inoltre, in islandese come in italiano, esiste una regola per cui si ha un’alternanza obbligatoria di vocale lunga + consonante breve oppure vocale breve + consonante lunga: in pane la a è lunga e la n è breve. In panne la a è breve e la n è lunga. Quando sentite parlare islandesi in luoghi affollati, o dove c’è brusio, potrebbe capitarvi di credere di sentire qualcuno parlare italiano, perché il vostro cervello identificherà suoni e ritmi familiari. Succede lo stesso agli islandesi, che a volte credono di sentire dei loro connazionali, salvo poi accorgersi che si tratta di italiani.

Penso fermamente che non si tratti, dunque, di un caso, se così tanto materiale italiano è stato convertito in islandese. Le due lingue hanno una naturale affinità che rende questo scambio più semplice e proficuo, per cui musica scritta per accomodare la lingua italiana è automaticamente prestata anche all’islandese. Del resto, cosa che dico sempre ai miei studenti, non c’è bisogno di insegnare la pronuncia corretta delle lunghezze vocaliche/consonantiche islandesi agli italiani, perché le articolano correttamente d’istinto, essendo le regole della loro lingua madre identiche.

Ho raccolto convenientemente tutte queste canzoni (e il relativo originale italiano) in una playlist di Spotify, che potete ascoltare e condividere con famiglia e amici durante l’avvento e il Natale, giusto per respirare un po’ di questo connubio Italia-Islanda così particolare.

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

3 commenti su “Canzoni natalizie italo-islandesi

  1. Molto interessante, davvero!!
    Ma ci sono anche canti natalizi tradizionali genuini?
    Grazie e Buon natale!

  2. kikulacho92

    Articolo molto interessante!
    Una piccola notifica: quando hai fatto l’accenno alla prosodia delle varie lingue europee, temo che tu abbia fatto un piccolo refuso scrivendo giambo per trocheo (nell’esempio che fai, dà-da dà-da, interpreto la sillaba accentata come quella forte). Scusami, da metricista ci tenevo a farti l’appunto, ma confermo che il testo è davvero d’interesse e ben curato!

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