I «landvættir», spiriti protettori dell’Islanda.

I landvættir (pronunciato approssimativamente “lànt-vàihter”, IPA [ˈlantˌvaiʰtɪr̥]) sono quattro spiriti protettori che compaiono in antiche fonti islandesi, e che figurano oggi sullo stemma della Repubblica islandese. Lo stemma fu disegnato da Tryggvi Magnússon, originario dello Steingrímsfjörður, nella regione di Strandir, Fiordi Occidentali.

Di questi spiriti si parla precipuamente nella Saga di Óláfr Tryggvason, contenuta nella raccolta di saghe dei re norvegesi che viene convenzionalmente denominata Heimskringla (pronunciato “héims-crincla”; “Cerchio del mondo”), attribuita a Snorri Sturluson (1179-1241), potente signore dell’ovest dell’Islanda, nonché autore della famosissima Edda (in prosa).

Haraldur konungur bauð kunngum manni að fara í hamförum til Íslands og freista hvað hann kynni segja honum. Sá fór í hvalslíki. En er hann kom til landsins fór hann vestur fyrir norðan landið. Hann sá að fjöll öll og hólar voru fullir af landvættum, sumt stórt en sumt smátt. En er hann kom fyrir Vopnafjörð þá fór hann inn á fjörðinn og ætlaði á land að ganga. Þá fór ofan eftir dalnum dreki mikill og fylgdu honum margir ormar, pöddur og eðlur og blésu eitri á hann. En hann lagðist í brott og vestur fyrir land, allt fyrir Eyjafjörð. Fór hann inn eftir þeim firði. Þar fór móti honum fugl svo mikill að vængirnir tóku út fjöllin tveggja vegna og fjöldi annarra fugla, bæði stórir og smáir. Braut fór hann þaðan og vestur um landið og svo suður á Breiðafjörð og stefndi þar inn á fjörð. Þar fór móti honum griðungur mikill og óð á sæinn út og tók að gella ógurlega. Fjöldi landvætta fylgdi honum. Brott fór hann þaðan og suður um Reykjanes og vildi ganga upp á Víkarsskeiði. Þar kom í móti honum bergrisi og hafði járnstaf í hendi og bar höfuðið hærra en fjöllin og margir aðrir jötnar með honum. Þaðan fór hann austur með endlöngu landi. “Var þá ekki nema sandar og öræfi og brim mikið fyrir utan en haf svo mikið millum landanna,” segir hann, “að ekki er þar fært langskipum.”

Re Haraldur (che intendeva invadere l’Islanda) invitò un uomo esperto di arte arcane a recarsi in Islanda in esplorazione e riportate tutto quello che poteva dirgli sul Paese. Quello vi si recò in forma di balena, e per raggiungere il paese, si diresse a ovest seguendo poi la costa in direzione nord. Vide che tutte le montagne e le colline erano piene di spiriti della terra, alcuni grandi e alcuni piccoli. E quando arrivò al Vopnafjörður entrò nel fiordo con l’intento di approdare. Quivi un grande drago scese nella valle, assieme a molti serpenti, insetti e lucertole lo seguirono e gli sputarono veleno. Dunque si allontanò e continuo verso ovest lungo la costa (nord), fino all’Eyjafjörður. Entro dunque in quel fiordo. Là fu accolto da un uccello così grande che le ali toccavano i fianchi delle le montagne da ambo i lati (del fiordo), e un gran numero di altri uccelli, grandi e piccoli. Da lì andò ad ovest attraverso il Paese e poi a sud verso il Breiðafjörður e lì si inoltrò nel fiordo. Là un toro immenso gli andò incontro, uscì in mare e cominciò a muggire terribilmente. Diversi altri spiriti gli stavano dietro. Lui se ne andò da lì e si diresse a sud intorno a Reykjanes, intendendo poi salire a Víkarsskeið (probabilmente un luogo tra la foce del fiume Ölfusá e Þorlákshöfn ndt.). Lì si trovò davanti un gigante dei monti, con in mano un bastone di ferro, e la cui testa svettava sopra le cime dei monti, assieme a molti altri giganti. Da lì andò a est lungo la costa sud della terra. “Laggiù non c’era nient’altro che sabbia, terre desolate e onde poderose che si infrangevano sulla costa”, riportò, “al punto che non è possibile avvicinarsi con navi lunghe”.

Questi spiriti sono stati poi interpretati come protettori del Paese, e non figurano soltanto sullo stemma della repubblica, ma anche sulle monete locali. Circondano uno scudo con i colori della bandiera, il quale poggia su una base che rappresenta una colata lavica (hraun in islandese).

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Caterina ha detto:

    Davvero un bel racconto.

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