Il museo nazionale d’Islanda

Con un biglietto di 2000 ISK (1000 per gli studenti), e possibilità di fare un abbonamento annuale sempre a 2000 ISK – avete letto bene -, il Þjóðminjasafn Íslands, o “Museo Nazionale d’Islanda” è una tappa che definirei necessaria per chiunque avesse a cuore di conoscere l’Islanda e la sua storia più da vicino.

Dai reperti più antichi, come le famose monete romane, alle incisioni runiche, i rilievi scolpiti sul legno che riportano scene epiche, e in particolare il materiale Cristiano del periodo cattolico (1000-1550) salvato dalle purghe protestanti, oltre una carrellata di manufatti che ti portano fino agli anni recenti della storia islandese, il museo nazionale offre una panoramica dettagliata della storia di questo Paese.

Le monete romane, e un frammento di vaso romano in argilla risalente al secondo secolo, sono una delle testimonianze più rare, interessanti e misteriose d’Islanda: ufficialmente questa terra fu colonizzata intorno all’870 d.C., anche se le fonti antiche parlano di eremiti cristiani di origine irlandese, la cui presenza non è stata confermata dall’archeologia, la quale però ha ormai accertato la presenza norrena più di un secolo prima della colonizzazione ufficiale, col rinvenimento di una postazione temporanea per la caccia estiva risalente alla metà del 700 d.C, testimonianza di un periodo in cui l’Islanda era una meta estiva per l’approvvigionamento di risorse, prima di diventare poi meta di insediamenti permanenti. Come si spiega la presenza di monete romane? Facile sminuirle come tesoro personale di qualche “vichingo” che se le è portare appresso durante l’età delle colonizzazioni, eppure non si hanno riscontri in Scandinavia di persone di stirpe norrena che conservassero monete romane (peraltro di nullo valore). Che siano state perse da esploratori dell’impero, magari provenienti dalla Britannia? Del resto la conoscenza di una terra, Thule, ai limiti del mare congelato, era nota già da secoli, grazie alle esplorazioni del greco Pitea di Marsiglia.

Ci sono diversi reperti risalenti alla tarda età del ferro scandinava (quella che viene da alcuni chiamata “età vichinga”, etichetta che molti – me compreso – trovano inappropriata), ma la parte più affascinante è sicuramente quella medievale, dove sono raccolti i reperti provenienti dal periodo cattolico. Il medioevo in Islanda corrisponde appunto alla fase in cui essa faceva parte dell’Occidente Cristiano, che fino al 16° secolo coincideva con il mondo Cattolico: si va dalla conversione ufficiale della nazione nell’anno 1000 (o 999), fino alla decapitazione dell’ultimo vescovo cattolico, Jón Arason, da parte degli sgherri de re danese, nel 1550, data che segna la fine del medioevo islandese.

La bellezza di questi manufatti testimoniano da un lato l’abilità artistica di un popolo che non era affatto culturalmente tagliato fuori dall’Europa quanto potremmo immaginare, e dall’altro la profonda devozione religiosa che viene spesso sminuita o ignorata perché si ritiene (a mio avviso a torto) che per ragioni di marketing “venda” di più una falsa Islanda pacchiana fatta di motivi pagani falsificati in tempi recenti e presentati in una sorta di caricatura disneyana.

Il Cristianesimo medievale porta tanti a storcere il naso perché evoca memorie di prediche noiose, anziani che recitano il rosario, catechismo imposto contro la propria volontà, messe senza fine celebrate da preti poco carismatici…

Ma per chi si avvicina ai testi originali, il Cristianesimo medievale è fatto di santi, uomini e donne, che sfidavano a duello e vincevano a colpi di magia (= miracoli) i sacerdoti dei culti pagani, che uccidevano draghi, sconfiggevano fantasmi, mostri di vario genere…è un cristianesimo di monaci che in cerca del contatto con Dio hanno esplorato isole sconosciute nel profondo nord, di preti, frati e suore che hanno studiato, preservato e tramandato la cultura classica, in Italia come in Islanda, consegnandola alle future generazioni, che da essa hanno tratto l’ispirazione per comporre le grandi letterature in volgare che sono il vanto del medioevo europeo, dalla Comedía di Dante fino alle gloriose saghe islandesi.

Il museo poi prosegue attraverso i secoli, fino al nostro, ma non serve che vi sveli oltre! Spero di avervi dato sufficiente materiale per incuriosirvi e volerlo visitare, se e quando ne avrete l’occasione!

È piccolo per gli standard moderni, ma non commettiamo l’errore di giudicarlo con il nostro metro (sarebbe davvero provinciale). L’interesse storico non si misura con la ricchezza o la quantità dei reperti.

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