Io 🇮🇹 e la mia metà islandese 🇮🇸 prendiamo il brunch molto seriamente, anche durante l’autoisolamento. 😋🥞🍳🥓☕️🥒🍅

Specialmente di domenica, quando si dorme un po’ di più, non è male unire due pasti in uno, con il valore aggiunto della varietà e della bellezza estetica che i piatti compositi hanno.

Non si tratta assolutamente di un costume tradizionale islandese, quello di consumare il brunch nei weekend, ma è stato ormai sdoganato, e ogni ristorante o locale dei tantissimi che lo offrono nei finesettimana è puntualmente stracolmo di islandesi che si concedono questo piccolo grande piacere.

“Brunch” in islandese si dice bröns, anche se i puristi storcono il naso perché si tratta di un prestito dall’inglese e preferiscono usare un termine antico-nordico, dagverður (o dögurður in una variante) che indicava il primo pasto consumato nelle ore di luce, una sorta di colazione, che oggi si chiama morgunmatur (pasto del mattino). Il termine antico si prestava bene ad essere riportato in auge come traduzione di “brunch”.

Siccome noi non usciamo quasi mai la sera nei weekend, ci concediamo il brunch quasi ogni settimana. Spesso amici e colleghi mi commentano che devo spendere un patrimonio in questa abitudine, ma salta sempre fuori che spendono molto di più loro per uscire una sera a bere. Il prezzo di un brunch si aggira intorno alle 3000 corone a persona, praticamente mai tocca le 4000, mentre una birra in centro può costarne 1200, e la gente se ne scola anche cinque nelle serate dove non alza troppo il gomito! Abbiamo provato il brunch in tantissimi posti, a Reykjavík, e potrei stilare una classifica, ma siccome è improbabile che veniate in Islanda prossimamente vista la situazione COVID-19, in questo post voglio darvi la “ricetta” del brunch casalingo che ci prepariamo qui a Reykjavík quando non vogliamo (o non possiamo, come in questo caso) uscire.

Serviranno:

  • Frutta fresca (mango, mela, fragole e mirtilli, banana, arancia e quanto altro vogliate)
  • Verdure a piacere (io preferisco pomodori, cetrioli e carote)
  • Pancetta (bacon) e salsicce/würstel
  • Uova
  • Ingredienti per i pancake
  • Pane tostato
  • Salmone affumicato
  • Avocado
  • Yogurt greco al naturale
  • Frutta secca
  • Marmellate e creme spalmabili
  • Miele
  • Caffè e tè

Noi procediamo in questo modo (in due ci si diverte!):

Mentre lei prepara i pancake (senza farina di grano che io non posso mangiare, ma con una pastella fatta frullando farina di cocco e di mandorle, uova e Philadelphia), io taglio la frutta e la verdura a pezzetti comodi da afferrare con le dita e la dispongo su due piatti in modo accattivante.

Poi preparo lo yogurt greco, che cospargo di frutta secca, noci e noci pecan, miele di fibre (un prodotto senza zucchero che ha consistenza e sapore del miele ma è senza zucchero), e qualche mirtillo – oppure un cucchiaio di “marmellata” di lamponi fatta con i semi di chia (siccome non posso mangiare la marmellata normale, la mia cara islandese me ne prepara una alternativa unendo i lamponi a semi di chia ammorbiditi nell’acqua. Il risultato è una crema di lampone dal sapore naturale e dalla consistenza morbida e gelatinosa simile a quella della marmellata).

Quando lei ha finito con i pancake passo io ai fornelli e con una padella antiaderente caldissima faccio abbrustolire il bacon finché non diventa croccante, poi aggiungo le salsicce. Per ultimo faccio scottare le due metà di un pomodoro.

Lei nel mentre tosta il pane e prepara il salmone affumicato e l’avocado (che insieme sul pane sono una droga). Per pulire l’avocado affondate il coltello nel mezzo dall’alto e fateci ruotare il frutto sulla lama scorrendo intorno al seme. Afferrate le due metà ancora attaccate e fatele ruotare una in direzione opposta all’altra. Una delle due si staccherà. Per togliere il seme dall’altra affondateci dentro un coltello facendogli cadere sopra la lama (non con troppa forza altrimenti lo spezzate in due). Quando la lama è conficcata nel seme ruotatela finché non si staccherà. Incidete nel frutto tante linee parallele per il lungo, senza tagliare fino alla buccia esterna, poi con un cucchiaio scavate lungo il bordo come si fa con i kiwi e avrete i pezzi di avocado da spalmare sul pane assieme al salmone, aggiungendo sale e pepe nero.

Io a questo punto preparo lo uova strapazzate. Per farle buone uso un mini frustino che in realtà servirebbe a montare la panna per i dessert. Faccio fare la schiuma all’uovo, che quando puoi cuoce diventa molto più morbido.

In ultimo preparare il tè (un buon Earl Grey è il mio personale suggerimento) e il caffè.

Potete aggiungere prosciutto o altri salumi e formaggi.

Logicamente potete variare a seconda degli ingredienti a disposizione, a giungere e togliere quello che volete.

Conoscendo i miei polli, dico a quegli italiani che si preoccupano di dover tirare in ballo troppi piatti e pentole e non avere voglia di mettere in piedi tali altarini, che il bello di un brunch non sta soltanto nel mangiare. Vedere il fine ultimo del pasto nel mero mangiare significa vivere come un dovere molesto e fastidioso quello di dover preparare e spreparare. Questo è causa di stress, perché si vive il momento della preparazione con fretta e furia, e una bella dose di irritazione. Lo stare insieme un’ora a preparare qualcosa è in se un’esperienza che arricchisce, che consolida i rapporti e che contribuisce a creare un’atmosfera serena nella casa. Dal momento di alzarsi fino al momento di sparecchiare è tutto uno stare insieme e passare dei momenti felici in compagnia. Anziché alzarsi per starsene poi spaparanzati sul divano col telefono in mano, è bello mettersi a spadellare e nel mentre fare qualcosa insieme!