Nel 1200, in Islanda viene composta una saga, Kristni saga (Saga del cristianesimo) che narra gli appassionanti episodi del turbolento periodo della conversione, approvata e ufficializzata dall’assemblea nazionale islandese nell’anno 999. Si tratta di un testo molto particolare, che mescola lo stile e l’aspetto delle saghe islandesi coeve, con la letteratura agiografica europea. È conservata in un manoscritto medievale di inizio ’300, Hauksbók (AM 371 4to), che oggi manca di una parte, sopperirà da una coppia seicentesca (AM 105 fol, vergata dal notabile Jón Erlendsson).

Alcuni hanno suggerito che sia stata composta originariamente nel XII secolo, visto che le genealogie che cita si fermano lì, ma gli studiosi non sono concordi sulla datazione, né sull’attribuzione. Alcuni pensano non sia stata composta affatto, ma assemblata da un compilatore che avrebbe preso pezzi da fonti precedenti, mentre per la maggioranza risale, nella sua forma attuale all’inizio o alla metà del XIII secolo.
Voglio riassumerla molto succintamente qui — anche se in realtà è già succinta di suo! Senza commentare o elaborare sulle innumerevoli questioni di natura storiografica, letteraria e culturale che, volendo, potrebbero essere estrapolate e costituire l’argomento di molti, molti libri. L’unica riserva è di non prenderla troppo alla lettera, essendo un testo apologetico medievale e non un documento storiografico moderno!
Il primo missionario menzionato è Þorvaldr Koðránsson il viaggiatore che, convertitosi in Sassonia, porta con sé in Islanda un vescovo, Federico, nel 981 dC., al quale fece da interprete nell’ evangelizzazione che tentò di attuare nel Paese. Era un po’ un esaltato, e inizialmente ne convertì pochi perché era insopportabile (come succede con alcuni neoconvertiti a cause contemporanee che, colti dal fervore per la loro nuova fede, cercano di diffonderla con modi scostanti e poco pragmatici che finiscono solo per allontanare la gente). I pochi convertiti erano inizialmente soprattutto nel Nord, ma negli anni successivi riuscì a convertire più persone di altre parti del Paese, molte delle quali rifiutarono di pagare le tasse ai templi pagani (che ricordo non esistevano realmente come chiese discrete: le cerimonie si svolgevano o all’aperto o nelle case dei signori). Si crearono tensioni, e all’assemblea, quando il vescovo fu invitato a predicare, un pagano compose una strofa accusando il vescovo e Þorvaldur di inchiappettarsi vicendevolmente. Per l’insulto Þorvaldur uccise due uomini. I pagani cercarono ovviamente vendetta e i due cristiani fuggirono in Norvegia.
Tra i convertiti da Þorvaldur c’era un signore del Nord, Þorvarður, che fece costruire una chiesa. I pagani volevano bruciarla, ma quando le si avvicinarono videro il miraggio della chiesa in fiamme e desistettero. La chiesa era però intatta. Provarono una seconda volta, e faticarono ad appiccare il fuoco. Furono investiti da frecce giunte dal nulla che li convinsero a lasciar perdere. E così la chiesa rimane indenne. Ciò avvenne 16 anni prima della conversione, dice la saga. Nel 984.
Nei giorni di re Haraldur Gormsson denteblu, re dei danesi, giunse il vescovo di Brema Alberto in Danimarca e si stabilì a Aarhus nello Jutland. Aveva con sé un cappellano di nome Þangbrandur, figlio di Vilbaldo conte di Brema. Þangbrandur convertì il futuro re norvegese Ólafur Tryggvason, facendosi battezzare in Irlanda. Lì Þangbrandur comprò una fanciulla. In Danimarca, un signore del luogo la voleva tanto, ma Þangbrandur gliela rifiutò, i due lottarono e Þangbrsndur lo uccise. Fuggì dunque dalla Danimarca e si rifugiò da re Ólafur in Norvegia, il quale lo avrebbe fatto prete e tenuto presso la sua corte.
Un islandese di nome Stefnir Þorgilsson era nipote di Eilífur, figlio di Helgi bjóla di Kjalarnes, [personaggio della Saga di Búi Andríðsson]. Era alla corte del re, che gli ordinò di portare la parola di Dio in Islanda. Gli islandesi la presero male, specialmente i suoi parenti, ma lui girò lo stesso il Paese proclamando con convinzione il cristianesimo. Vista la situazione, l’assemblea passò una legge che obbligava a denunciare i parenti cristiani, e Stefnir fu accusato di “cristianesimo”, così se ne tornò in Norvegia senza aver concluso nulla.

Nel frattempo, re Ólafur aveva scoperto che padre Þangbrandur era un furbacchione. A quanto pare rubava. Allora gli propose, per fare pace e farsi perdonare l’omicidio, di andare a cristianizzare l’Islanda. Quello ubbidì e giunse in Islanda l’estate successiva, nel sud-est. Appena si sparse la voce che era un cristiano, la gente prese a evitarlo, tranne il signore della contrada, Hallur di Síða, che era curioso. Þangbrandur cantò la messa in latino, come era uso. Hallur si incuriosì e fece domande. Vedendo l’incenso, il suono delle campane, gli abiti porporati e tutta quella cerimonia, Hallur e la sua famiglia furono molto colpiti dalla nuova religione (è davvero curioso, perché è la stessa cosa che ho sentito dire da diversi protestanti passati tra le file del cattolicesimo). Il sabato prima di Pasqua, Hallur fu battezzato con la sua famiglia nel fiume Þvottá, oggi attraversato dalla strada 1.
Quell’estate andarono al parlamento. La saga menziona che passarono da Kirkjubær (oggi Kirkjubæjarklaustur) dove viveva Surtur Ásbjarnarson, nipote di Ketill lo stupido, il colonizzatore cristiano che fondò Kirkjubær (e nota che nella famiglia erano tutti battezzati), e sulla strada per l’assemblea a Þingvellir, Þangbrandur converti e battezzò parecchia gente. Lo stesso si ripeté all’assemblea, e di nuovo nel corso di viaggi che compì nel nord.

I pagani non se ne stettero a guardare e presero a comporre versi di ingiuria nei suoi confronti. Addirittura, in un viaggio nell’ovest, Þangbrandr fu sfidato da un berserker a duello. Þangbrandr acconsentì. Il berserker sosteneva di poter camminare sulle braci e gettarsi sulla propria daga senza accusare danni, e sfido il prete a fare lo stesso. Þangbrandr benedisse le braci e fece una croce sulla daga. I piedi del berserker furono bruciati quando passò sopra il fuoco, e quando cadde sulla daga, questa lo trafisse e lui ne rimase ucciso. Siccome era stato una testa calda, ciò piacque a molte brave persone, anche se pagane.
Dopo di ciò, il prete se ne andò dall’Islanda e raccontò al re che non c’era speranza di convertire gli islandesi. Il re si infuriò e fece arrestare alcuni islandesi che erano alla sua corte, per ripicca. Due influenti islandesi, Hjalti e Gissur, trattarono con il re: lui liberò gli ostaggi e furono nominati alcuni islandesi con il compito di predicare il cristianesimo, vennero battezzati e liberati e tornarono in Islanda a predicare.
Quando si riunì l’assemblea a Þingvellir quell’estate, i cristiani erano ormai cresciuti di numero in modo considerevole, e rifiutarono di sottomettersi alle leggi pagane. I missionari, Hjalti e Gissur, in una drammatica nuvola di incenso, fecero i loro discorsi, assai eloquenti e convincenti, nota la saga, e nessuno osò andar loro contro, per via della loro influenza. Si giunse però ad un impasse perché nessuno dei due gruppi accettava di sottomettersi alle leggi dell’altro.

In quel mentre giunse un messaggero da Ölfus, raccontando che era partita un’eruzione. I pagani dissero che non c’era da stupirsi, che gli dèi fossero arrabbiati. Un signore dell’Islanda occidentale, Snorri goði, tra i protagonisti della Eyrbyggja saga, fece la celebre domanda “Per cosa erano arrabbiati gli dei quando è colata la lava che ora è roccia sotto i nostri piedi?”
Le fazioni si separarono e ognuna intendeva approvare e declamare le proprie leggi. I cristiani elessero Hallr come loro rappresentante e lo incaricarono di enunciare le loro leggi. Il giureconsulto (massima carica legale dell’epoca), nonché sacerdote pagano, Þorgeir Ljósvetningagoði, ricevette però da Hallur una cospicua somma in argento in cambio del compito di enunciare delle leggi anche per i cristiani. Evidentemente Hallur non si riteneva all’altezza del compito. Þorgeir aveva dunque una gatta da pelare. Decise di meditare quella notte.
Nel frattempo i pagani decisero che sarebbe stata buona cosa sacrificare due persone da ognuno dei quattro quadranti del Paese, implorando gli dèi di non farli diventare cristiani. I cristiani decidono di fare lo stesso, ma di mostrare la loro superiorità offrendo al loro Signore Gesù Cristo non gli uomini peggiori come stavano facendo i pagani, ma i loro uomini migliori, perché vivessero rettamente e senza peccato.

Il giorno dopo, il giureconsulto Þorgeir si svegliò e chiamò tutti a raccolta annunciando il suo verdetto: Suggerì che era buona cosa che avessero una sola legge uguale per tutti, perché spezzare la legge significava spezzare la pace. Era l’anno 1000 secondo il calendario di allora, ma 999 secondo quello nostro attuale, e tutti gli islandesi si fecero battezzare. Per qualche anno tennero la possibilità di consumare carne di cavallo e uccidere i neonati non voluti, oltre alla possibilità di sacrificare in segreto agli dèi. Dopo alcuni anni, non più di una ventina forse, queste dispense furono abolite. Nel giro di qualche decennio, il cristianesimo si radicò fortemente, e divenne il fondamento della cultura islandese.
Per i primi anni ci furono vescovi stranieri, in Islanda. Nella metà del secolo XI,, un tale di nome Gissur il Bianco, ricco signore del sud, costruì una tenuta a Skálholt, mandò il figlio Ísleifur a studiare in Germania, e questo infine fu consacrato vescovo all’età di cinquant’anni e al tempo di Papa Leone IX. Ísleifur fu vescovo d’Islanda per 24 anni, visse nella tenuta di famiglia, Skálholt, e ordinò diversi preti, incluso Jón Ögmundarson, che sarebbe diventato a sua volta vescovo della nuova diocesi fondata nel Nord a Hólar nel 1156. Il figlio di Ísleifur, Gissur, divenne vescovo a sua volta e fu responsabile dell’introduzione della tassa conosciuta come decima: un decimo delle tasse era devoluto alla Chiesa. Fu lui a cedere un quarto della diocesi affinché se ne fondasse una a Nord e a scegliere come sede della sua diocesi la tenuta di famiglia, Skálholt, che rimase il più importante centro politico e culturale islandese fino all’ascesa di Reykjavík alla fine del XVIII secolo. Con Gissur regnò la pace nel Paese.
Il successore di Gissur, Klængur, fece erigere una cattedrale splendida dal 1158. La chiesa fu costruita con il carico di due navi di legname tagliato dalla Norvegia e costò l’equivalente di 1600 mucche. La chiesa fu rasa al suolo nel 1309 dopo essere stata colpita da un fulmine.

A questo punto iniziano le storie tramandate nelle saghe dei grandi vescovi. Sono storie appassionati di intrighi, lotte, miracoli, avventure… ma per quelle servirebbero tanti, tanti articoli a parte.


Rispondi