Ho già parlato in un vecchio articolo dell’abbigliamento consigliabile per l’estate islandese. In questo articolo vorrei entrare più nel dettaglio di alcuni aspetti che non vengono toccati di solito quando si discute l’argomento e aggiungere anche indicazioni per il periodo invernale. Se avete consultato altri siti dove l’argomento viene trattato, potreste trovare alcune differenze, anche notevoli tra quelle e i consigli che vi darò io; il motivo è che la mia prospettiva è quella di uno che in Islanda ci vive e ha assorbito i costumi locali. Non significa che i miei consigli siano migliori o peggiori, ma è giusto rendere conto delle differenze. In ogni caso spiegherò nel dettaglio il motivo di certe scelte e i pro e i contro di ognuna.

La percezione di freddo e caldo varia da persona a persona: alcuni di voi si stupiranno di come si sentono a loro agio, altri scoppieranno dal caldo, altri ancora moriranno di freddo tutto il tempo. La percezione della temperatura è anche influenzata da numerosi fattori, come l’umidità e la velocità del vento, ragion per cui dovete prepararvi a una situazione in cui potreste essere troppo vestiti o troppo poco.

Nonostante venga spesso immaginata come un’isoletta di dimensioni esigue, l’Islanda è una nazione insulare grande un terzo dell’Italia, e le temperature possono variare considerevolmente da zona a zona, oltre che tra giorno e notte. Non commettete l’errore di pensare che più andrete a nord, più farà freddo: gli inverni in Romania hanno temperature più rigide di quelli Islandesi, così come quelli di molte località dell’Appennino Abruzzese o Lucano. Le temperature medie islandesi sono molto miti per l’influenza dell’oceano che assorbe calore in estate, (risparmiandoci i 30/40° dell’estate siberiana), e ne rilascia in inverno (risparmiandoci i -40° dell’inverno siberiano). Pur trovandosi a latitudini simili, Islanda e Siberia hanno temperature e climi assai diversi.

Le scarpe sono uno dei fattori determinanti: per esperienza, sebbene occupino spazio ingente, è indispensabile averne due paia: uno per le escursioni e uno per le altre situazioni. Il primo può consistere in scarponcini da trekking o scarpe da camminata. Una sola cosa è fondamentale: che siano impermeabili. Se camminate in Islanda metterete prima o poi i piedi nell’acqua. Avere acqua nelle scarpe è una delle sensazioni più brutte al mondo dopo l’ananas sulla pizza. Gli scarponcini sono più indicati in inverno e sui percorsi impegnativi su terreni difficili. Vi sconsiglio di risparmiare, se potete evitarlo, perché se ne comprate di bassa qualità rischiano di aprirvisi mentre camminate su rocce taglienti. Se vi limitate a percorsi in piano, o con pendenza inferiore, su sentieri segnati e poco impegnativi vanno bene anche delle scarpe da escursione, purché impermeabili e di qualità (il Goretex è sempre una scelta vincente). Non tenete queste scarpe tutto il giorno: vi creeranno un grande fastidio e, se siete predisposti, vi manderanno i piedi in putrefazione. Molto meglio portarsele dietro e cambiarle a destinazione a seconda delle evenienze. Per le altre situazioni, invece, comode scarpe da ginnastica saranno sufficienti.

• Per escursioni impegnative, che prevedono attraversamento di terreni paludosi, fangosi, pozzanghere o torrenti, e per le escursioni invernali, uso scarponcini Aku, modello Tribute II LTR. Molto pesanti, ma estremamente comode anche sui terreni più accidentati.

• Per le escursioni estive e quelle meno impegnative uso scarpe Asolo, modello Megaton GV. Meno protezione per il piede e la caviglia rispetto a uno scarponcino, ma sul terreno giusto hanno il vantaggio della leggerezza.

• Per le altre situazioni (alla guida, scendere dalla macchina per usare servizi, andare a mangiare o passeggiare per centri abitati), quando non sono a Reykjavík e non uso scarpe più urbane ed eleganti, calzo normalissime scarpe da ginnastica New Balance 574.

Per l’abbigliamento invece, inizio con un mio pallino: se non avete in programma un trekking estremo attraverso un ghiacciaio, al limite delle possibilità di sopravvivenza, non portatevi troppo abbigliamento tecnico da spedizione alpinistica, e non compratelo assolutamente per l’occasione: non c’è nulla di più ridicolo di un paio di turisti dal continente vestiti con indumenti professionali da migliaia di euro e dai colori pacchiani che se ne stanno impalati a fare foto coi treppiedi a due passi da un parcheggio con annesso chiosco mentre i locali trotterellano loro accanto con un semplice maglione di lana o una maglia qualsiasi. A volte vedi in giro per i centri abitati dei turisti vestiti in piena estate come se fossero tornati da una spedizione glaciologica, che stanno invece facendo un normalissimo giro della strada-anello, fermandosi con l’auto solo per fare foto e non facendo mai più di pochi minuti a piedi. Non ha senso, specie se avete acquistato quegli indumenti per l’occasione.

In questo articolo vi mostro come esempio i prodotti che utilizzo personalmente, non per fare pubblicità alle aziende che li producono (le quali nemmeno sanno che esisto, né lo sapranno, né potrebbe interessar loro di meno), ma per darvi l’opportunità di verificare le caratteristiche tecniche e i materiali, per poter trovare poi, all’occorrenza, qualcosa di simile. Premetto che ci sarà una dose notevole di prodotti Icewear: è una marca che adoro per la qualità, ma è anche cara rabbiosa. Se vi manca qualcosa potete considerare un acquisto qui, ma state molto attenti ai prezzi: hanno il brutto vizio (a volte) di separare i numeri sulle etichette in modo ambiguo, così che il turista inesperto pensa che un prodotto prezzato 4 9900 (magari con l’ultimo zero sbiadito) costi una quarantina di euro, quando in realtà sono 400! Una volta una coppia di un gruppo che guidavo ha appunto comprato due parka da 500€ l’uno pensando fossero 50€, e se ne sono accorti soltanto sulla strada del ritorno. L’autista non è autorizzato a fare inversioni di percorso, per cui ho dovuto pensare io a telefonare alla sede di Reykjavík e trovare un esercizio che accettasse il reso lungo il nostro itinerario. Altra raccomandazione: NON comprate maglioni “islandesi” da Icewear. Sono prodotti all’estero. Io ne ho un paio perché avevo trovato un’offerta 2×1, e li ho presi da usare per le escursioni così da tenermi quello bello fatto a mano dalla suocera per occasioni speciali, ma se volete un maglione islandese compratene uno fatto a mano in Islanda, senza etichetta di produzione, e con il cartellino con il nome della persona che lo ha fatto. Il modo più facile di reperirne uno autentico è tramite la Società islandese per il lavoro a maglia, in loco oppure online.

Passando, invece, alla scelta dell’abbigliamento, non devo ricordare l’importanza della scelta degli strati, per il clima islandese, vero? Alternerete caldo e freddo nel giro di pochi minuti. Scenderete dall’auto e sentirete freddo, allora vi coprirete, farete qualche passo e inizierete ad avere caldo, vi scoprirete, ma poco dopo tornerete a sentire freddo e vi coprirete di nuovo. È fondamentale potersi coprire e scoprire agevolmente, e il modo migliore per farlo è scegliere sapientemente gli strati. Per la mia esperienza di più di sei anni in Islanda, il modo migliore di organizzare gli strati è il seguente:

1) Maglietta: una normale t-shirt di cotone. Anche se ha un ruolo utilissimo anche in inverno, ovvero assorbire il sudore prima che infesti gli altri vestiti, è importante specialmente in estate. Se le temperature salgono oltre i 20° e non c’è vento, durante un’escursione a piedi suderete parecchio e dovrete stare in maglietta.

2) Maglia: Nulla di eccezionale. Questa sotto, ad esempio, è una felpa in poliestere che comprai al Decathlon assieme ad un paio di altre in pile appena prima di partire per l’Islanda. La uso ancora perché per me ha un valore affettivo, nonostante sia vecchia e lisa, eppure a distanza di sei/sette anni fa ancora il suo lavoro in modo eccellente. Il modello è Quechua NH150. Costa pochissimo (meno di 10€), e come detto, dopo più di sei anni lo uso ancora tantissimo per le mie escursioni. Ho in programma di acquistarne un altro paio, appena torno in Italia, perché funzionano davvero bene: sono leggere e tengono abbastanza caldo in estate, ma sono anche ottimi come strato inferiore sotto ad un maglione di lana islandese.

3) Maglione: i maglioni di lana islandese sono l’indumenti migliore che possiate utilizzare. La lana è ciò che rende le pecore islandesi adatte alla vita su quest’isola, isolandole dal freddo in inverno (fino a un certo punto! Per questo si tengono in stalla durante l’inverno) e dal caldo in estate. Gli islandesi indossano i loro maglioni di lana direttamente sulla pelle. La lana pizzica soltanto le prime volte, ma con l’uso si ammorbidisce e non pizzica più. In estate è ottimo per camminate leggere anche in pieno sole perché tiene fresco, ma attenzione alle escursioni più impegnative perché tutto il calore generato dal vostro corpo nello sforzo resterà intrappolato facendovi scoppiare di caldo. In inverno è meglio indossarlo sopra a una maglia/felpa come al punto 2, altrimenti, se soffia un vento gelido, si sentirà il freddo sulla pelle perché il vento passerà attraverso le fibre più larghe.

4) Pantaloni: l’impermeabilità è fondamentale, perché in Islanda piove in orizzontale, e avere i pantaloni zuppi non è mai piacevole: qui avete due opzioni: a) i pantaloni tecnici impermeabili; b) pantaloni normali e soprapantaloni impermeabili. I primi sono più pratici, ma possono essere scomodi e molto costosi. I secondi sono brutti e ineleganti, e scoccia doverli mettere e togliere, ma costano meno e potete toglierveli prima di salire in macchina se tornate fradici e infangati, così da potervi sedere sui sedili dell’auto senza troppi problemi. Di norma uso jeans con o senza soprapantaloni, altrimenti uso pantaloni da escursione rökkvi, molto raramente, perché detesto questo tipo di pantaloni e il materiale di cui sono fatti.

5) Giacca: con gli strati di cui sopra, in estate vi basterà un impermeabile sottile che ripari dalla pioggia. Niente piumini imbottiti. Se usate i piumini imbottiti allora eliminate il maglione altrimenti avrete caldo (o comunque regolatevi secondo il vostro buon senso). In inverno la scelta migliore è il parka, perché è leggero ma caldissimo. È anche un indumento assai costoso, e in alternativa potete usare un giaccone (sempre che sia resistente all’acqua o, meglio, impermeabile) o un piumino imbottito.

6) Calze: personalmente uso calze di cotone tutto l’anno, e per comodità le indosso anche quando vado in escursione. Il cotone è ottimo per assorbire il sudore, ma ha il difetto che lo trattiene, tendendo ad inzupparsi. A me non dà mai problemi, ma non sono uno che suda tanto. Se avete i piedi che grondano, valutate l’utilizzo di calze tecniche da escursione dal tessuto misto cotone e qualche materiale sintetico che espella il sudore. Il materiale migliore per le calze da escursionismo è la lana. Tiene fresco in estate e caldo in inverno perché è isolante. Quello che viene fatto qui in Islanda è di indossare calze di cotone e metterci sopra delle calze di lana, che essendo spesse e non entrando nella maggior parte dei pantaloni in uso oggi, vengono tirate sopra ai pantaloni stessi, che vengono dunque infilati loro dentro, fino a metà della tibia. Queste calze le trovate in quasi tutti i negozi di souvenir islandesi, ed è un acquisto che consiglio caldamente. Qui vengono usate anche in casa, in inverno al posto delle ciabatte.

Bonus) Indumenti termici: a parte il fatto che costano un occhio, non ne ho mai avuto bisogno, se non la notte quando ho dormito in campeggio. L’escursione termica può essere elevata, e se partite un giorno in maniche corte sotto un sole meraviglioso, potreste trovarvi in fin di vita alle quattro di mattina in una tenda invasa dall’umidità e con temperature intorno allo zero. In quel caso salvano davvero la vita, anche perché spesso costano meno di un sacco a pelo adatto a temperature molto rigide. A parte questo non li consiglio come strato aggiuntivo per normali escursioni, sarebbe eccessivo a meno di non rimuovere dell’altro. Quello che uso io è il modello Drangsnes di Ice Wear, in lana merino.

Accessori) Sciarpe, guanti e berretti: la sciarpa è strettamente necessaria solo in inverno, così come i guanti, che vi consiglio caldamente di non trascurare perché quando l’organismo deve decidere dove concentrare il calore per prevenire la morte, le estremità sono le prime ad andarsene perché la priorità va agli organi interni. Calze di lana e guanti sono un must. La testa, invece è uno dei punti dai quali perdiamo più calore, ed è importante metterci un “tappo”. In estate, a meno che non troviate qualche rara giornata di sole e caldo intenso, è bene utilizzare una cuffia leggera, in inverno potrebbe essere necessario un berretto di lana foderato internamente con pile o simili.