“Come fai a resistere all’inverno islandese? Al freddo, al buio?”

Di certo aiuta la consapevolezza che a una certa, per esempio una sera qualsiasi di metà Maggio, potremo prendere e uscire di casa a un’ora tarda qualsiasi, magari alle dieci, salire sulla collina e vedere questa luce ultraterrena accompagnare lo scorrere del sole, che per un’altra mezz’ora non tramonterà, e la sua luce non svanirà completamente dal cielo nemmeno passata la mezzanotte. Ci saranno gli adolescenti in giro in monopattino, qualche coppia che si bacia nell’intimo di una macchina adagiata sul terrazzamento che dà sul mare…e sarà tutto più bello in virtù dell’inverno precedente.

Questo mi ricorda un passo del Vangelo secondo Matteo:

Questo Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: […] Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

L’Islanda fa un po’ così: in inverno ti chiede di rinunciare alla luce, al tepore, alla gioia di vedere l’azzurro del cielo e il verde dell’erba, al rinfrancante canto degli uccelli, alla frutta matura…ma poi arriva l’estate, e tutto quello a cui hai rinunciato durante il lungo inverno ti viene reso centuplicato: la luce è infinita, il tepore lo si gode assai di più, il verde dell’erba ti riempie gli occhi di meraviglia, il canto degli uccelli è un concerto dove nessuna nota appare stonata, e le lande brulle si trasformano in un mare di mirtilli, da gustare nella panna con un filo di zucchero.

Non è qualcosa che può capire chi arriva qui improvvisamente da un altro angolo del mondo, è qualcosa che tocca provare sulla propria pelle: dopo un inverno islandese ti accorgi di come la vita non sia affatto scontata, di come i colori siano un dono prezioso, di quanto bello sia esserci.