Seguo la newsletter di un locale tra i miei preferiti in Islanda: il Bókakaffi (caffè dei libri) di Selfoss, che è caffetteria e negozio di libri (nuovo e usati). Adoro fare tappa qui ogni volta che vado a est nella fattoria dei suoceri, perché vi si trovano volumi importanti non più reperibili nelle librerie. Oggi mandano questa pubblicità:

Vendita di libri in tempi difficili”

«Blocco totale in Austria, posta che viene costantemente smarrita, strade inagibili, programmi TV noiosi, il COVID-19, le spie di Arne Treholt*, un terremoto a Herðubreið, i dissennatori di Voldemort, tempesta al largo di Selvogsbanki e gelo mortale a Sandskeið – e vigili del fuoco con l’intenzione di vendere libri…nulla di questo, anzi proprio NULLA , può impedire al Bókakaffi di vendere libri»

(*Norvegese condannato per alto tradimento perché lavorava come spia per il KGB.)

Sono andato a curiosare nel catalogo e ho trovato qualcosa che faceva al caso mio per questo periodo di isolamento: la Ævisaga séra Jóns Steingrímssonar, ovvero la “Biografia di Don Jón Steingrímsson”.

Jón Steingrímsson è bisnonno della trisnonna del trisnonno della mia compagna (9 generazioni indietro), ed è uno dei personaggi più importanti del ‘700 islandese. Nel capitolo sul Settecento islandese contenuto in “Storia della letteratura scandinave, dalle origini a oggi”(Iperborea), Silvia Cosimini scrive:

«La prosa settecentesca è ancora limitata ad autobiografie e a resoconti di viaggio benché non manchino alcuni tentativi in direzione del romanzo. L’esempio più significativo è quello del reverendo Jón Steingrímsson (1728-91), detto eldklerkur, «chierico del fuoco», famoso per aver arrestato, nel 1783, il flusso di lava di un’eruzione vulcanica a pochi passi dalla chiesa durante la messa, salvando così la parrocchia. Biasimato per una condotta non proprio irreprensibile e accusato ingiustamente di omicidio, decise di mettere per iscritto tutta la verità sulla sua vita per evitare calunnie e maldicenze alle figlie e ai nipoti, e produsse per loro – quindi a uso privato la Ævisaga séra Jóns Steingrímssonar (Biografia del reverendo Jón Steingrímsson), pubblicata solo nel 1913. Lo stile schietto, semplice e diretto, caratterizzato da una sincerità senza precedenti, ricorda le Confessioni di S. Agostino e la sua autobiografia, una dele più notevoli del XVIII secolo, diventa simbolica della lotta per la sopravvivenza de popolo islandese»
Jón era una personalità eccezionale: a quel tempo il Sud-Est dell’Islanda era la zona più isolata de Paese, mancando porti naturali lungo la costa bassa e sabbiosa, e la regione è tagliata da impetuosi fiumi glaciali e deserti alluvionali di difficile attraversamento. Oggi è una delle zone più facilmente attraversate (è quella tra Vík e Jökulsárlón), ma in passato era più facile raggiungere i fiordi nord-occidentali che non Kirkjubæjarklaustur!

Il luogo dove sorgeva la chiesa in cui Jón Steingrímsson ha recitato la sua “messa di fuoco”.

In questo contesto, Jón faceva da parroco, ma anche da medico, avendo appreso i rudimenti della medicina. Nel periodo dell’eruzione dei Lakagígar (quella che ha causato carestie in tutta Europa e oltre), girava inarrestabile per il distretto aiutando i parrocchiani, e non ha mancato di registrare osservazioni geologiche che avrebbero anticipato il progredire della disciplina se non fossero rimaste semisconosciute (proprio come la scoperta dell’America da parte degli islandesi, e il loro aver sviluppato la prosa volgare prima di tutti in Europa). Qualcuno sostiene che il miracolo della sua messa che avrebbe arrestato lo scorrere della lava fosse stato orchestrato grazie alla sua comprensione dei moti del magma. Jón avrebbe capito che la lava non sarebbe arrivata fino al Paese, ma ha sfruttato l’occasione per rincuorare i parrocchiani con un segno positivo del favore divino.

C’è un documentario interessantissimo in proiezione al centro turistico di Kirkjubæjarklaustur (Kirkjubæjarstofa), che vi invito caldamente a visitare. Nella fretta di correre da Vík a Skaftafell, molti saltano a pié pari una delle zone più ricche di storia di tutta l’Islanda. Qui, secondo le antiche fonti, vivevano eremiti Irlandesi prima dell’arrivo dei coloni nordici, e la tenuta di Kirkjubær è stata la sede di un convento di suore molto importante nella cultura islandese medievale: ad esso si riconduce un manoscritto che raccoglie le vite di donne sante, la Kirkjubæjarbók. Numerose sono le leggende del folclore locale che ruotano intorno alle suore, come quella famosa del demone che popola il lago sull’altopiano da cui precipita la bellissima cascata visibile dalla strada, che avrebbe trascinato una suora nelle profondità dopo averla attirate con un pettine d’oro, mentre un’altra sarebbe stata trasportata nel lago da un demone in forma di cavallo. Permangono anche leggende sugli elfi, ai quali sono associati numerosi elementi del paesaggio, come terrapieni o rupi rocciose.

Non potrò tornarci per qualche tempo, vista la situazione, ma continuo a sognare quell’angolo di Islanda – dove tra l’altro ha luogo anche la saga che uscirà presto in Iperborea!