Nel vasto corpus della letteratura medievale islandese, il Leiðarvísir og borgarskipan “indicapercorso (itinerario) e lista di città” occupa un posto particolare. Si tratta di una guida per pellegrini, scritta intorno alla metà del XII secolo, che descrive il viaggio dall’Islanda fino a Roma e Gerusalemme. Questo testo offre uno straordinario spaccato della mentalità medievale, della geografia conosciuta dagli Islandesi e delle connessioni tra l’Islanda e il resto dell’Europa cristiana.
L’autore e il contesto storico
Il Leiðarvísir è attribuito a Nikulás Bergsson, abate del monastero benedettino di Þingeyrar, una delle istituzioni religiose più prestigiose dell’Islanda medievale, localizzato nel nord-ovest e oggetto di un recente scavo archeologico. La sua opera si inserisce in un periodo in cui i legami tra l’Islanda e la Chiesa di Roma erano in crescita, trattandosi di un periodo di forte consolidamento del potere ecclesiastico locale che, però, cercava ancora la sua legittimazione a Roma, essendo gli arcivescovadi del nord Europa non ancora così ben stabiliti.
Nel XII secolo, l’Islanda faceva però ormai parte della cristianità occidentale e i pellegrinaggi verso le grandi mete sacre divennero sempre più comuni tra i monaci e i laici devoti. Il Leiðarvísir si proponeva quindi come una guida per coloro che intraprendevano questo lungo viaggio, fornendo indicazioni pratiche sulle tappe principali e i luoghi santi da visitare.

Il testo
Il Leiðarvísir è conservato in una copia all’interno di manoscritto databile al 1387, AM 194 4to, che contiene testi enciclopedici, ed è inserito in una sezione di argomento geografico. La parte di manoscritto in cui è contenuto fu scritta a Geirrauðareyrr, una fattoria della penisola di Snæfelssnes (Islanda occidentale).
Al foglio 33 verso si legge questo:
Enn þa þetta var ſkrifat var lidith frahing |at burdinum m.ccc.lxxxvii vetr…
E quando questo fu scritto erano passati dall’incarnazione (di risto) M. CCC. LXXXVII (1387) inverni.
Un po’ più sotto leggiamo invece:
En Olafr prestr orms son ritadi i litlu stufunne a Geiradar eyre ok hanna alla bokina nema hann hafe gefit mik nockrum ok veit þat ecke. Lofaz þvi at lesa mik en gettu ok stel mer eige
E padre Ólafur Ormsson scrisse (ciò) nella piccola stanza di Geirröðareyri e possiede tutto il libro, a meno che non mi abbia donato a qualcuno senza che io lo sappia. Prometti di leggermi e non rubarmi.

Esso si configura come un itinerario dettagliato che traccia il percorso dall’Islanda alla Norvegia, poi attraverso la Danimarca e la Germania, fino a Roma e infine a Gerusalemme. Il viaggio inizia con il tragitto marittimo tra l’Islanda e il continente europeo, menzionando possibili approdi nelle coste norvegesi.
Le principali tappe del viaggio sono le seguenti:
1. Dall’Islanda alla Norvegia
• I pellegrini partivano in genere da punti di imbarco come l’Eyjafjörður o il Breiðafjörður, raggiungendo le coste della Norvegia meridionale.
• Lì si recavano in città importanti come Nidaros (Trondheim), sede dell’arcivescovado nordico.
2. Attraverso la Danimarca e la Germania
• Proseguivano via mare o terra fino a Hedeby, una delle principali porte commerciali tra Scandinavia e Germania.
• Da lì si passava per città importanti come Amburgo e Colonia, grandi centri ecclesiastici.
3. Attraverso l’Impero Romano e l’Italia
• Il viaggio continuava attraverso Aquisgrana, Strasburgo e il passo del San Bernardo, una delle vie alpine più frequentate dai pellegrini medievali.
• Una volta in Italia, si attraversavano città come Pavia e Lucca, attraversando l’Appennino nella valle del Taro tra Fidenza e Parma, e raggiungendo la Toscana, prima di giungere a Roma.
4. Verso la Terra Santa
• Dopo Roma, il pellegrinaggio poteva proseguire fino a Gerusalemme, passando per Bari o Brindisi per imbarcarsi verso la Terra Santa.
Il Leiðarvísir non si limita a elencare le tappe, ma fornisce anche informazioni utili sui luoghi sacri, le distanze e le difficoltà del viaggio, oltre a dettagli sulla topografia e le popolazioni incontrate lungo il cammino.
Valenza culturale
Il Leiðarvísir è una fonte preziosa per comprendere la visione medievale della geografia e il ruolo dell’Islanda nella rete della cristianità europea. Esso dimostra che, nonostante l’isolamento geografico, gli Islandesi erano pienamente integrati nei movimenti culturali e religiosi dell’epoca.
Inoltre, il testo rappresenta uno dei primi esempi di “letteratura di viaggio” islandese e mostra un’attenzione alla descrizione geografica che prefigura la tradizione cartografica nordica successiva. Può essere letto anche in traduzione italiana, per la parte che riguarda il Bel Paese (Raschellà 1985-1986; vedi riferimento a fine articolo).
Il Leiðarvísir dell’abate Nikulás Bergsson è molto più di una guida pratica per pellegrini medievali: è una testimonianza unica della mobilità degli Islandesi nel Medioevo e della loro connessione con il mondo cristiano. Grazie a questo testo, possiamo oggi ricostruire non solo i percorsi seguiti dai pellegrini, ma anche le loro esperienze, le difficoltà affrontate e l’ampiezza della loro visione del mondo.
Toponimi all’islandese
Un aspetto divertente, se vogliamo, è l’adattamento islandese dei toponimi italiani:
Plazinzuborg = Piacenza
Feneyar “Isole della palude” = Venezia
Tífur = Tevere
Ferzel = Vercelli
Jöfurey = Ivrea
Papey = Pavia
Sepont = Siponto
Michiálsfjall = Monte San Michele
Barl = Barletta
Trán = Trani
Bissenuborg = Bisceglie
Málfetaborg = Molfetta
Júvent = Giovinazzo
Bár = Bari
Per approfondire: Raschellà, Fabrizio. 1985-1986. Itinerari italiani in una miscellanea geografica islandese del XII secolo. Annali Filologia germanica. Napoli.


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