“Aperitivo”, ovvero la storia dei primi vescovi d’Islanda

A dispetto del fatto che l’attenzione degli appassionati è inevitabilmente monopolizzata da testi di altra natura, come le saghe leggendarie, o i testi di argomento mitologico, la parte forse più consistente di letteratura medievale islandese costituita da testi che hanno a che fare con la religione. Non si tratta necessariamente di testi utilizzati per la liturgia, e nemmeno delle vite dei santi, che costituiscono il gruppo più numeroso di saghe prodotte in Islanda, ma anche di testi con un intento storiografico, che hanno però per oggetto la chiesa locale e le sue figure. Uno di questi testi è chiamato Hungrvaka.

La Hungrvaka è una delle opere più importanti della storiografia medievale islandese, appartenente al genere delle saghe episcopali (biskupasögur). Composta probabilmente nella prima metà del XIII secolo, la Hungrvaka narra la storia dei primi cinque vescovi della sede di Skálholt, dalla sua fondazione nel 1056 fino al 1178. Il titolo del testo, che significa “risveglia-appetito”, e nel testo viene spiegato che tale scelta fu motivata dall’intento didattico e divulgativo: il testo era destinato a stimolare l’interesse (appetito per il sapere) del pubblico per la storia della Chiesa islandese, stimolando il desiderio di saperne di più e approfondire la questione. Siccome il termine italiano per “l’assaggio volto a stuzzicare l’appetito” è “aperitivo”, trovo che questo termine sia la traduzione migliore del titolo Islandese. Trovo inoltre che gli islandesi di oggi dovrebbero recuperare questo termine e usarlo al posto di “forréttur”, il termine attuale per aperitivo, il quale significa letteralmente “pre-pietanza”

Non si conosce con certezza l’identità dell’autore, ma gli studiosi ipotizzano che fosse un ecclesiastico locale ben informato sulle vicende della Chiesa e con accesso agli archivi della diocesi di Skálholt. Il tono del testo è meno agiografico rispetto ad altre saghe dei vescovi successive, come la Þorláks saga helga, che esaltano la santità dei protagonisti. La Hungrvaka si concentra invece su aspetti amministrativi, didattici e politici del loro operato.

Composizione e struttura

La Hungrvaka si distingue per il suo stile semplice e diretto, caratterizzato da un’esposizione chiara e cronologica degli eventi. L’opera si articola in cinque sezioni principali, ciascuna dedicata a un vescovo della diocesi di Skálholt. Tale diocesi, la sua fondazione, occupava tutto il paese. Dal 1106, tuttavia, fu fondata una seconda diocesi (a Hólar) per accomodare le richieste della regione settentrionale, che era la più popolosa e che pretendeva di avere un vescovo tutto suo che fosse più vicino ai propri interessi:

1. Ísleifr Gizurarson (1056-1080): Il primo vescovo d’Islanda. Proveniente da una famiglia influente, studiò in Germania, incontrò l’imperatore Enrico il nero, figlio di Corrado il salico (Heinrekr Konráðsson), che gli fece avere una missiva ufficiale da presentare a Papa Leone, il quale spedì a sua volta una missiva all’arcivescovo Adalberto di Brema per disporre la nomina a vescovo di Ísleifr, che fu ufficiata a Brema. Una volta tornato in patria, si dedicò all’organizzazione della Chiesa islandese. Stabilì la sede vescovile a Skálholt, nella sua proprietà di famiglia, che fu donata in perpetuità alla Chiesa romana, e lavorò per diffondere la fede cristiana e consolidare le strutture ecclesiastiche nel paese. La Hungrvaka sostiene che ebbe non pochi problemi a causa dei costumi dei suoi connazionali: il giureconsulto del tempo aveva due mogli e due figlie, altri andavano in giro a razziare e molti commettevano infamie gli uni contro gli altri. Ai suoi tempi circolavano vescovi missionari dall’estero, che predicavano un cristianesimo più annacquato di quello che cercava di diffondere Ísleifr, e dunque divennero più popolari, causandogli difficoltà. Tuttavia, la sua fama e influenza furono enormi, infatti, molti uomini potenti mandarono i loro figli a scuola da lui, e quelli divennero sapienti e rispettati.

2. Gizurr Ísleifsson (1082-1118): Figlio di Ísleifr, era sposato e viaggio con la moglie Gino a Roma mentre suo padre era vescovo d’Islanda. Il padre morì mentre era all’estero, e al ritorno lo costrinsero a ripartire per essere consacrato. Tornò dunque da Papa Gregorio VII, il quale gli diede una lettera per l’arcivescovo di Magdeburgo Hartwig (di Spanheim). Gizurr fu consacrato vescovo nel 1082. Durante il suo episcopato, continuò l’opera del padre, rafforzando l’autorità della Chiesa e promuovendo l’educazione del clero. Sotto la sua guida, furono costruite nuove chiese e si consolidò l’organizzazione ecclesiastica. Gizurr ebbe un ruolo chiave nell’istituzione della decima, garantendo così risorse stabili per il sostentamento della Chiesa. La decima, tassa del 10% degli introiti annuali che andavano devoluti alla chiesa, fu istituita su consiglio del prete Sæmundur il saggio (figura che diventerà poi un personaggio ricorrente nel fulcro moderno, dove gli venivano attribuiti i poteri magici incredibili) e del giureconsukto Markús Skeggjason. 1/4 di essa andava al vescovo per il mantenimento della sede vescovile e la sua gestione, 1/4 andava alle opere di carità, 1/4 andava alle chiese per la manutenzione e la costruzione e 1/4 ai sacerdoti. Fu dopo una ventina d’anni di episcopato di Gizurr, che giunse la richiesta dal Nord di consacrare un altro vescovo e istituire una diocesi specifica per la regione, ma questa è un’altra storia.

3. Þorlákr Runólfsson (1118-1133): era discendente di Þorfinnr Karlsefni e Guðríður Þorbjarnardóttir, celebri esploratori dell’America e genitori del suo trisnonno. Pregava e studiava molto già in tenera età, secondo il testo, che però dice anche che era di media statura e non molto bello né molto sicuro di sé. Fu consacrato vescovo nel 1118 in Danimarca al tempo di Papa Gelasio, quando sulla Norvegia regnava Sigurðr il re crociato. Durante il suo mandato, fu molto diligente nella preghiera, negli uffici, nelle opere di carità con i poveri, ma anche nella scrittura e nell’insegnamento.

4. Magnús Einarsson (1134-1148): il suo bisnonno paterno in linea diretta era Hallur di Síða, uno dei primi islandesi a convertirsi al cristianesimo nel contesto della missione del vescovo Þangbrandr, poco prima dell’anno 1000. Magnús divenne vescovo nel 1134. La sua leadership fu caratterizzata da un equilibrio tra fermezza e diplomazia, e mentre fu vescovo, non ci furono conflitti significativi. Fece decorare la cattedrale con arazzi e pannelli lignei incisi, e accrebbe molto il patrimonio della diocesi. Morì in un incendio mentre si trovava a Hítardalur.

5. Klængr Þorsteinsson (1152-1176): descritto come di bell’aspetto, di media statura un bravo copista ed estremamente sapiente, oltre che intelligente e acclamato poeta. Anch’egli si recò dal Papa e fu poi consacrato vescovo nel 1152 dall’arcivescovo Áskell di Lund (allora Danimarca, oggi Svezia). Era molto coinvolto nelle vicende del suo tempo, è ricordato per aver commissionato la costruzione di una nuova cattedrale a Skálholt, dedicata a San Pietro, che consacrò assieme al suo omologo del nord Björn, alla presenza del celebre abate Nikulás Bergsson, autore del Leiðarvísir, itinerario per i pellegrini che volevano recarsi a Roma, Bari e in Terra Santa. Sotto la sua guida, la Chiesa islandese continuò a svilupparsi, affrontando le sfide poste dalle dinamiche politiche e sociali dell’epoca. Klængr fu un abile amministratore e un fervente sostenitore dell’indipendenza ecclesiastica.

Un testo breve ma straordinario

La Hungrvaka offre dunque una panoramica delle vite e delle opere di questi primi vescovi, evidenziando il loro ruolo cruciale nel consolidamento del cristianesimo e nella formazione dell’identità religiosa e culturale dell’Islanda medievale. Grazie al loro operato, nonché a quello dei loro colleghi del Nord e dei loro successori, l’Islanda assunse connotati di un tipico paese dell’Europa medievale, pienamente inserito nelle dinamiche culturali della cristianità occidentale. Essa è una fonte primaria fondamentale per lo studio del cristianesimo in Islanda e dello sviluppo della Chiesa Romana nel periodo medievale. In particolare, il testo:

  • Documenta l’introduzione e la graduale istituzionalizzazione della Chiesa islandese, mostrando il passaggio da una impalcatura ecclesiastica informale e poco strutturata a una gerarchia ben definita.
  • Fornisce informazioni cruciali sulle relazioni tra il clero e l’aristocrazia islandese, spesso caratterizzate da tensioni dovute alla divisione di poteri e risorse.
  • È una delle poche fonti contemporanee a fornire qualche cenno sparso sul sistema di istruzione dei chierici islandesi, sulla loro formazione all’estero (soprattutto in aree delle attuali Germania e Francia), ma anche sul fatto che già prestissimo i preti e i chierici si formavano presso scuole patrocinate dai vescovi.
  • Offre dettagli preziosi sulla costruzione delle prime chiese e della cattedrale di Skálhólt, e sulle prassi ecclesiastiche in Islanda.

La Hungrvaka ha avuto un ruolo significativo nella trasmissione della memoria storica della Chiesa islandese. Ha influenzato poi opere successive, come le saghe dei vescovi (biskupasögur), che hanno sviluppato ulteriormente il racconto della vita dei vescovi e hanno introdotto elementi agiografici più marcati, secondo i modelli europei.

AM 204 fol. (Della fine del 1600. In alto a destra: Hér byrjast Hungur-vöku (Qui comincia la Hungurvaka)

Tradizione manoscritta

La Hungrvaka è giunta fino a noi attraverso diversi manoscritti post-medievali, e non è conservata in un singolo codice originale. Tuttavia, è possibile far risalire la sua composizione al primo Duecento. I principali manoscritti che contengono il testo sono:

La Hungrvaka è conservata solo in copie post-medievali, le più antiche delle quali risalgono al XVII secolo. Informazioni sui manoscritti possono essere trovate nell’introduzione di Ásdís Egilsdóttir a Biskupa sögur II, nella prestigiosa collana Íslenzkt fornrit, volume XVI (2002):

Il manoscritto più antico è AM 110 8vo (D), scritto dal reverendo Jón Egilsson nel 1601, probabilmente a Skálholt, ma la Hungrvaka vi compare solo in forma di riassunto, come continuazione della panoramica contenuta negli annali di Jón di Skálholt.

Gli altri manoscritti si dividono in due gruppi principali: B e C.

Nel gruppo B, i più importanti sono:

  • AM 380 4to (B1), datato 1641.
  • AM 379 4to (B2), scritto nel 1654 su pergamena, nonostante la sua datazione relativamente recente.

Entrambi questi manoscritti derivano probabilmente da una copia (non dall’archetipo/originale!) oggi perduta.

Nel gruppo C, i tre manoscritti più significativi sono:

  • AM 205 fol. (C1), scritto da Jón Gissurarson (morto nel 1648).
  • AM 375 4to (C2), datato intorno al 1650.
  • AM 378 4to (C3), scritto da Ketill Jörundsson (morto nel 1670).

Anche i manoscritti del gruppo C sembrano derivare da una copia comune. È possibile che esista un esemplare unico (*A) da cui discendono tutti i manoscritti sopravvissuti della Hungrvaka, ma che ormai è perduto. Questo perché nonostante alcune variazioni nei dettagli e nella formulazione testuale tra i manoscritti, la Hungrvaka ha mantenuto una notevole coerenza narrativa nel corso della trasmissione. Tenete presente che non è raro che esistano differenze radicali, o addirittura estreme, tra due copie di uno stesso testo prodotte in luoghi e tempi diversi. Non bisogna fare l’errore di immaginarsi che i copisti del passato funzionassero come delle fotocopiatrici umane! Oltre agli inevitabili errori che facciamo tutti quando scriviamo e ci distraiamo siamo stanchi, bisogna tenere conto della presenza di idee diverse, intenti diversi e altri fattori che possono portare un copista da portare modifiche più o meno vistose al testo che sta copiando.

La Hungrvaka è un testo di straordinaria importanza per la comprensione della storia della Chiesa islandese e della società medievale nordica. La sua struttura semplice e chiara la distingue da altre saghe episcopali più elaborate, rendendola una fonte accessibile per lo studio delle istituzioni ecclesiastiche in Islanda.

Dal punto di vista storico, essa rappresenta uno dei primi tentativi di scrivere una cronaca organica della Chiesa islandese, inserendola nel contesto più ampio della cristianizzazione dell’Europa settentrionale. La sua tradizione manoscritta testimonia il continuo interesse per il testo nel corso dei secoli, garantendo la sua sopravvivenza e la sua influenza sulla storiografia successiva.

One response to ““Aperitivo”, ovvero la storia dei primi vescovi d’Islanda”

  1. Interessante sarebbe conoscere il contenuto del Leidarvisir ( chiedo scusa per la grafia non corretta): guida per i pellegrini verso l’Europa. Tragitti e tempi. Esiste qualcosa in italiano? Grazie di tutto

Rispondi

Scopri di più da Un italiano in Islanda

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere