Quando si tratta di imparare una lingua straniera, il dibattito su chi sia l’insegnante ideale divide spesso studenti e istituzioni educative: madrelingua o non madrelingua? Se per la conversazione fluente e il contesto culturale il madrelingua può sembrare una scelta ovvia, per lo studio della grammatica la realtà è molto diversa. Gli insegnanti non madrelingua, avendo affrontato il processo di apprendimento da adulti, possiedono una comprensione delle regole grammaticali che spesso i madrelingua non istruiti specificamente allo scopo non riescono a raggiungere.
La comprensione delle regole
Un insegnante non madrelingua ha dovuto analizzare e interiorizzare attivamente le regole della lingua, affrontando le stesse difficoltà che incontrano gli studenti. Questo lo rende più empatico e preparato a spiegare concetti che per un madrelingua sono spesso inconsci. Domande come “Perché si usa il congiuntivo qui?” o “Quando devo usare il passato prossimo invece dell’imperfetto?” trovano risposte molto più chiare da un non madrelingua che ha studiato queste regole e le ha applicate con metodo. Al contrario, il madrelingua potrebbe dire: “Si dice così perché è naturale”, lasciando lo studente in balia dell’intuizione, un lusso che non ci si può permettere in una classe di grammatica. Faccio sempre l’esempio, quando mi trovo davanti un italiano che pensa di avere vita facile girando il mondo e lavorando come insegnante pur non avendo studiato appositamente per farlo: mi sai spiegare la distribuzione dei pronomi diretti e indiretti tonici e atoni in italiano? Sai farmi un esempio di pronomi clitici e spiegare le regole che ne determinano l’ordine di successione? Qual è la regola che stabilisce se si debba usare “pensare che” e “pensare di”? Ecco, per insegnare l’italiano bisogna avere ben a mente le risposte a queste domande, e saperle spiegare dal l’unto di vista di uno che parla lingue anche molto diverse.
Il problema dei madrelingua non qualificati
C’è un aspetto della questione che merita particolare attenzione: la presunzione di alcuni madrelingua di poter insegnare la propria lingua senza alcuna formazione specifica. Questo fenomeno, purtroppo, è molto diffuso. È una conseguenza del fatto per cui l’accento è forse l’aspetto più difficile da acquisire per uno studente adulto, e dunque viene considerato come una sorta di sacro graal: chi padroneggia l’accento è più bravo. Basta. Non importa se padroneggi meno altri aspetti della lingua, l’accento si nota di più e gli viene dato più peso in una realtà dove spesso il modo di pronunciare porta con sé pregiudizi di ordine sociale e culturale: anche tra madrelingua, certi accenti sono considerati più desiderabili di altri.
L’idolatria dell’accento (che non è la stessa cosa della pronuncia!), però, oltre a rafforzare idee retrograde e classiste in ambito linguistico, tende a far sottovalutare altri aspetti molto più importanti di efficacia comunicativa. Dal punto di vista dei docenti, alcuni madrelingua rischiano di trascurare l’insegnamento di strategie (nella grammatica e nel vocabolario) credendo erroneamente che basti ripetere parole o frasi aspettandosi che gli studenti siano in grado di replicarle automaticamente. In realtà, insegnare una lingua, soprattutto a studenti adulti, è una scienza che richiede formazione, conoscenze pedagogiche e una solida comprensione della linguistica.
Purtroppo, chi decide di girare il mondo a buon mercato – insegnando la propria lingua madre senza qualifiche – non solo sottovaluta la complessità del mestiere, ma rischia anche di danneggiare gli studenti. Spiegare perché una costruzione grammaticale è corretta, fornire esempi pratici e adattarsi alle difficoltà degli studenti sono competenze che si sviluppano solo con un’adeguata preparazione. Affidarsi alla sola intuizione da madrelingua è non solo inefficace, ma anche irrispettoso verso il lavoro di insegnanti qualificati, spesso non madrelingua, che dedicano anni a formarsi e migliorarsi.
L’opinione degli studenti
Al netto del fatto che esistono fior fiore di insegnanti non madrelingua preparati e qualificati, ma che a dispetto di ciò sono incapaci lo stesso di insegnare (e purtroppo l’incompetenza a dispetto della preparazione è trasversale a ogni ambito) diversi studi e sondaggi confermano che, almeno per lo studio della grammatica, gli studenti tendono a preferire insegnanti non madrelingua. Posso riportare il cado dell’islandese come seconda lingua: molti studenti all’università dichiarano di aver provato corsi di lingua esterni tenuti da madrelingua, e di aver abbandonato per l’incapacità dei docenti di spiegare come funziona la grammatica. Gli stessi studenti dichiarano spesso di preferire docenti non madrelingua, almeno per lo studio della grammatica, perché questi ultimi hanno dovuto studiare e comprendere le regole grammaticali che i madrelingua spesso conoscono solo intuitivamente.
Questo dimostra che essere madrelingua non equivale a essere un buon insegnante di quella lingua. Un docente non madrelingua porta in classe la propria esperienza di apprendimento e una comprensione analitica della lingua, che si rivelano strumenti preziosi per gli studenti adulti. È ora di abbandonare il mito del madrelingua perfetto e di riconoscere il valore e la competenza degli insegnanti non madrelingua, soprattutto nel campo della grammatica.


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