Natale, Sol invictus o Yule?

Yule è un termine inglese che, nella cultura popolare, è associato a un fantomatico festival del solstizio d’inverno che sarebbe stato tenuto dai popoli germanici.

Il termine compar e per la prima volta in gotico in un calendario del V/VI secolo, dove ha la forma 𐌾𐌹𐌿𐌻𐌴𐌹𐍃, o jiuleis in lettere latine e indica un mese, pare. La forma completa è 𐍆𐍂𐌿𐌼𐌰 𐌾𐌹𐌿𐌻𐌴𐌹𐍃 fruma jiuleis, che potrebbe indicare il mese di novembre, anche se non è accertato.

Tre secoli circa dopo, Beda il venerabile cita nel suo De temporum ratione il calendario anglosassone dicendoci che iniziava con la Modranect (Madrenotte) tra i due mesi di Ærra Geola, il nostro dicembre e di Æfterra Geola, il nostro gennaio.

Se mōnaþ is nemned on Leden Decembris, and on ūre geþeōde se ǣrra geōla, forðan ða mōnþas twegen syndon nemde ānum naman, ōðer se ǣrra geōla, óðer se æftera.

In latino il mese è chiamato dicembre, e nella nostra lingua geōla due mesi portano lo stesso nome: il primo Se Ǣrra Geola [il precedente Yule] e l’altro Se Æftera [il successivo].

Non viene detto nulla su festività tenutesi in quel periodo. È probabile che non ce ne fossero, ma il dato più importante è che il punto centrale di questi due mesi era ben lungi dall’essere il giorno del solstizio, facendo decadere l’idea (nata di recente in circoli neopagani) per cui Yule fosse un festival del solstizio.

La parola islandese per Natale è jól, un plurale. Esso è effettivamente il nome di una festività pagana i cui contorni sono assai nebulosi perché non abbiamo fonti coeve che ci dicano cosa veniva fatto esattamente per l’occasione, a parte un generico resoconto di come si svolgevano i sacrifici, come vedremo.

Tante tradizioni nate con tutta probabilità in piena età cristiana sono spesso state forzosamente viste come resti di festività pagane, e attraverso l’analisi delle festività cristiane si è cercato di estrapolare supposti elementi pagani sopravvissuti così da poter ricostruire la forma di queste festività pagane. A giudicare dalle fonti in nostro possesso, jól era una festività di mezzo-inverno, ed era celebrata tra gennaio e inizio febbraio. Dunque assai lontano dalla data del Natale cristiano che, come vedremo, non è stata affatto fissata al 25 dicembre per sostituirsi ad altre precristiane, come viene ripetuto alla nausea. Ma andiamo con ordine:

Dimentichiamo per un attimo l’assurdità di suggerire che un festival che si teneva in qualche punto di gennaio nel più sperduto avamposto della cristianità medievale (la Scandinavia) alla fine del primo millennio, avrebbe in qualche modo influenzato la formazione del Natale cristiano a Roma avvenuta già diversi secoli prima. Guardiamo invece a quello che sappiamo sulle celebrazione pre-cristiane del mondo nordico.

La celebre Saga di Hákon il buono (Hákonar saga góða, oppure Hákonar saga Aðalsteinsfóstra, la terza della compilazione di saghe dei re norvegesi nota come Heimskringla) racconta succintamente che venivano sacrificati animali, e si benedivano idoli degli dèi e anche i presenti tramite aspersori intinti in un calice dove veniva raccolto il sangue sacrificale, mentre la carne veniva bollita e consumata, condividendo alcolici.

Pochi dati, e sospetti: la saga è stata composta in età cristiana, e sembra riflettere il modo in cui l’autore si è immaginato il passato pagano, basandolo dunque sui costumi cristiani a cui era abituato: gli idoli ricordano statue tipiche delle chiese cattoliche, (statue votive pagane non ne sono state trovate negli scavi archeologici); il sangue sparso ricorda il vino trasformato nel sangue di Cristo, il consumo di carne e alcolici ricorda la comunione cristiana (corpo e sangue di Cristo), e anche il rituale dell’aspersione sembra modellato da quello cristiano di cospargere la folla con acqua benedetta. Non esistono fonti indipendenti che confermino questa “liturgia”, che sembra una caricatura di quella cristiana.

Non solo non sono menzionati riti legati al solstizio (e come potrebbero? La festa non si svolgeva affatto nel periodo del solstizio!) La saga riporta, inoltre, come il re avrebbe fatto spostare la data degli jól per farla coincidere con il Natale (Cap. 13):

Hákon konungur var vel kristinn er hann kom í Noreg. En fyrir því að þar var land allt heiðið og blótskapur mikill og stórmenni mart, en hann þóttist liðs þurfa mjög og alþýðuvinsæld, þá tók hann það ráð að fara leynilega með kristninni, hélt sunnudaga og frjádagaföstu. Hann setti það í lögum að hefja jólahald þann tíma sem kristnir menn og skyldi þá hver maður eiga mælis öl en gjalda fé ella og halda heilagt meðan öl ynnist. En áður var jólahald hafið hökunótt. Það var miðsvetrarnótt og haldin þriggja nátta jól.

Il re Hákon era un buon cristiano quando venne in Norvegia. Ma poiché lì tutto il paese era pagano, con molti sacrifici di sangue che venivano eseguiti, e molti grandi signori, pensò di aver molto bisogno di seguaci e di sostegno popolare, allora decise di praticare segretamente il cristianesimo, rispettando la celebrazione della domenica e i digiuni del venerdì. Stabilì però per legge che gli jól iniziassero nel momento in cui i cristiani celebravano il Natale e che ogni persona avesse una misura di birra [corrispondente a circa 16 litri], o altrimenti pagare una multa, per santificare la festa, fintanto che la birra durava. Prima i festeggiamenti per jól si tenevano intorno alla notte di mezzo inverno (12 gennaio) per tre notti.

Dunque il re cambiò la data degli jól per farli coincidere con il Natale e costringe i sudditi (ignari) a celebrare la nascita di Gesù senza che loro lo sapessero, nell’intento di abituarli alla celebrazione in quella notte, in vista della conversione. Ma come? Non era il Natale ad essere stato sovrapposto a festività pagane precedenti? Chiaramente, nel caso di Yule, la cosa non sta in piedi.

Ricordiamoci inoltre che, nel medioevo, vigeva il calendario Giuliano, per il quale il giorno più corto dell’anno, che per noi cade il 21 dicembre, cadeva il 14. Il 25 dicembre di allora era già ben lontano dal solstizio!

E il Sol Invictus? E i Saturnalia? Effettivamente anche questo è un’equivoco molto diffuso. Penso che in qualche modo si creda che l’essere stato collocato su una data già occupata da altre festività delegittimerebbe il Natale, anche se non mi è ben chiaro come porre una celebrazione sulla stessa data di un’altra le tolga valore nelle intenzioni e nel significato di chi la pratica, ma i dati sono i seguenti:

I saturnalia erano celebrati tra il 17 e il 23 dicembre. Non c’è dunque sovrapposizione. Non ci sono invece tracce significative del culto del Sol invictus nell’Impero Romano prima di Elagabalo nel 218 d.C., e dopo la sua morte avvenuta nel 222 il culto è sopravvissuto solo in modo sporadico, visto che Elagabalo fu assai impopolare. Aureliano avrebbe nobilitato il Sole Invitto nel 274, ma la sua celebrazione il 25 dicembre è registrata per la prima volta nel Cronografo (calendario) del 354, e allora il Natale era già consolidato in quella data, come testimoniato da Ippolito di Roma tra 202 e 204, che scrisse (in greco): «Riguardo alla prima incarnazione del Salvatore, quando nacque in Betlemme, fu otto giorni prima delle calende di Gennaio (25 dicembre), il quarto giorno della settimana (Giovedì), quando Augusto regnava già da quarantadue anni (2 o 3 a.C.).»

Come si era arrivati però al 25 dicembre?

Diverse tradizioni riportavano la data della crocifissione al 25 marzo: Tertulliano [150-230] in Adversos Judaeos (8;18) racconta di come Gesù fu crocifisso sotto il regno di Tiberio ai tempi dei consoli Rufius e Ribellius Geminus, nel mese di marzo al tempo della Pasqua, l’ottavo giorno prima delle calende di aprile [25 marzo].

Anche lo Pseudo-Cipriano, nel De Pascha Computus (c.230) parte dall’assunto che il mondo sia stato creato a primavera, partendo dall’equinozio, e siccome l’uomo viene creato qualche giorno dopo, secondo lui Gesù doveva essere stato concepito lo stesso giorno della creazione di Adamo. Dunque il 25.

S. Agostino (IV secolo), nel IV libro del De Trinitate, spiega appunto che la tradizione vuole che Gesù sia stato Crocifisso il 25 di marzo, e cha da ciò sia derivata la sua data di nascita (concepimento) tradizionale. Anticamente c’era una credenza per cui grandi uomini fossero concepiti e morissero nella stessa data. Se Gesù era stato crocifisso il 25 marzo, doveva essere anche stato concepito il giorno 25 marzo e dunque essere nato nove mesi dopo. Calcolando 9 mesi in avanti si arriva al 25 dicembre. Un calcolo dunque convenzionale e tradizionale, senza alcun intento di sovrapporsi a nulla — cosa che, anche se fosse vera, non toglierebbe nulla alla celebrazione, visto che il valore di essa sta in quello che uno intende celebrarvi: non è che festeggiando un evento in una data in cui altri erano usi festeggiare altro, il proprio festeggiamento non vale, o si sta in realtà festeggiando qualunque cosa gli altri avessero festeggiato in precedenza.

Lo studioso Steven Hijmans in “Sol Invictus, the Winter Solstice, and the Origins of Christmas”, [Mouseion, numero 47/3 (2003), 377-398], dimostra come l’influenza del Cristianesimo sui culti pagani sia stata ampiamente sottovalutata e sottostudiata, e che tanti dei paralleli tra cristianesimo e paganesimo siano molto spesso grossolane approssimazioni che non rendono giustizia al variegato panorama dei culti pagani precedenti, i quali erano spesso a loro volta concorrenti e in conflitto o dialogo tra loro. Non c’era un blocco monolitico di paganesimo opposto al cristianesimo. Il culto del Sol Invictus a Roma era recente e molto poco diffuso, durò poco e non aveva paralleli significativi a culti solari orientali, come vecchie teorie da tempo abbandonate in ambiente accademico un tempo sostenevano.

Per non allungare troppo questo post, non scenderò nel dettaglio dell’invenzione dimostratamente falsa di supposti culti indiani di Mitra o altro, teoria Ottocentesca ormai screditata in ambito storico, ma vivissima negli articoli ciarpame che circolano come la peste su Internet, né nella storia di altre festività come Ognissanti, perennemente considerata come una brutta copia di un supposto capodanno celtico non attestato da nessuna parte, della Pasqua o di altre festività. La cosa assurda è che dai documenti antichi emerge come i cristiani dei primi secoli avessero semmai l’ansia di distinguersi dai pagani, non di emularli o di modellarcisi sopra — in effetti, alcuni studiosi, come il già citato Hijmans dicono che semmai bisognerebbe dire che le date delle festività che combaciavano con quelle pagane furono scelte a dispetto di ciò, non a causa di ciò.

Al netto di tutto questo, ognuno può e deve festeggiare quello che vuole quando vuole, ma non è buona cosa distorcere la storia per screditare festeggiamenti di religioni che non ci piacciono.

2 responses to “Natale, Sol invictus o Yule?”

  1. Questo sì che è un articolo documentato, oggettivo e non fazioso.

  2. Buongiorno. Qualche riflessione a voce alta su questo articolo, non in spregio ma per un utile confronto.
    Seguo con molto interesse la sua pagina sull’islanda che trovo assolutamente di alto livello e molto utile. Prima o poi mi deciderò a venire a trovarla.
    Ho letto questo articolo sulla data del Natale. In generale, condivido il suo approccio sul neo-paganesimo, spesso anche io mi trovo a leggere cose basate su informazioni non verificate se non proprio inventate.
    Come semplice appassionato di storia antica, e di storia del cristianesimo antico, credo dobbiamo ancora studiare le influenze reciproche da/verso – cristianesimo/mondo pagano.
    Condivido che i cristiani dei primi secoli si dovevano differenziare dai pagani, ma trovo che non sia più tanto vero dal IV secolo in poi. Quando il cristianesimo diventa obbligatorio, verso le masse ha dovuto fare delle concessioni. Ad esempio lasciando il culto delle immagini (spiegando che non sono dei in sé ma semplici raffigurazioni sacre, e questo accade già nel cristanesimo romano degli inizi), sostituendosi nei templi (qualche volte per preservare l’opera altre volte no), e anche utilizzando le date religiose e non (ferragosto, ad esempio). Cioè “cristianizzando” tutto quello che le masse ormai avevano radicato. Quindi proprio “a causa” e non “a dispetto”.
    Sul mitraismo, imho, in effetti non sappiamo bene quando come e perché a Roma si fonde con il culto solare, e l’unica testimonianza sul 25 dicembre si basa sul cronografo da Lei citato.
    Personalmente ritengo probabile che i culti solari siano stati quelli che hanno utilizzato questa data per primi, per motivi “fisici” di rinascita del sole che cadeva proprio in quei giorni.
    Sono solo i miei due cent a questa interessante discussione.
    Saluti.

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