È affollata, l’Islanda?

Il fascino del selvaggio e dell’incontaminato è una delle principali attrattive dell’Islanda: lungo dall’essere una meta per chi cerca party in spiaggia, mercati etnici affollati e il brulichio del consorzio umano, è una destinazione per chi cerca introspezione, il contatto con il trascendente, o quel silenzio che occorre per ritrovare la propria voce interiore soffocata dal tran tran quotidiano. È questo che tanti cercano, in Islanda. C’è chi viene per vedere qualche paesaggio particolare e poco si cura dell’atmosfera (e magari nemmeno si fa troppi problemi a guastarla personalmente facendo chiasso inopportuno!), ma tanti, forse i più, cercano un tipo di esperienza caratterizzata dall’assenza totale o parziale di altri esseri umani.

Il turismo però è aumentato negli anni, e ora si è stabilizzato abbastanza su cifre che vedremo, ma la domanda che sorge è questa: è diventata affollata l’Islanda?

A chi l’ha visitata 40 anni fa e torna oggi, può sembrare così. All’epoca non esisteva quasi, il turismo, e tutto era molto più spartano e selvaggio, anche nelle mete più frequentate. Oggi gli afflussi maggiori in questi luoghi hanno portato a doverli mettere in sicurezza costruendo sentieri, barriere, servizi igienici… e questo per alcuni detrae dalla magia dei luoghi che hanno conosciuto tempo addietro. Al netto del fatto che visitare in Islanda e lamentarsi dei visitatori è alquanto ipocrita, quanto è vera questa percezione?

Può essere talvolta vera se uno si limita alle solite mete. Se si percorre l’anello o le penisole (Snæfellsnes o Fiordi) e ci si ferma alle mete canoniche. Dico “talvolta”, perché anche le mete più intasate possono essere deserte se si va agli orari giusti (fare il circolo d’oro al contrario è una classica strategia per evitare le folle!).

Può dunque capitare di trovare Gullfoss o Dettifoss “intasate”, ma anche di trovarle deserte, tuttavia, se si guarda all’Islanda in generale, parlare di affollamento non ha senso: l’Islanda (103.000km²) è estesa più del Nord-Italia Emilia esclusa (97.500km²) o del Sud-Italia (73.200km²), perfino se ci si aggiungono i 25.800km² della Sicilia (totale: 99.000km²); il record di visite annuali è stato 2 milioni e 340.000 nel 2018, nel 2022 1.700.000. In Italia, nel 2019, ci furono 65 milioni di visitatori. Se facciamo una proporzione tra superficie e visitatori, abbiamo l’Islanda che è 1/3 dell’Italia, e un terzo dei visitatori dell’Italia nel 2019 dà 21,6 milioni… contro i 2 milioni dell’Islanda. Dunque in proporzione alla superficie geografica, l’Islanda ha avuto un decimo dei visitatori dell’Italia. Per mostrare poi l’assurdità dell’idea di “affollamento”, nel 2018 il Pantheon ha avuto 25 milioni di ingressi, gli scavi di Pompei e la reggia di Caserta 13 e 12, Gli Uffizi 11!

Per illustrare meglio la cosa, ho creato una mappa: i punti blu sono gli insediamenti principali, che dovrebbero essere mentalmente esclusi, perché è ovvio che in città, cittadine e paesi ci sia concentrazione di esseri umani. I punti rossi sono invece i luoghi dove, secondo la mia esperienza, può capitare di trovare della calca. In alcuni punti è quasi garantita tranne a inizio e fine giornata, come a Gullfoss, in altri la si trova a giorni alterni, in altri più raramente o solo in alta stagione.

In rosso: destinazione dove può capitare di trovare ressa.

Sono stato abbastanza largo: diverse delle mete che ho incluso sono aree abbastanza larghe per cui generalmente si riesce a ritagliarsi spazio per un po’ di tranquillità. I punti della mappa, poi, sono spesso ben più grandi dell’effettivo luogo dove si raduna la gente (magari un dato sentiero, una piattaforma di osservazione). È abbastanza chiaro, trovo, come sia assolutamente ridicolo parlare di affollamento.

Se capita di trovarsi in mezzo a una ressa, esperienza innegabilmente possibile, ciò non è sintomo di un’eccessiva quantità di persone in senso assoluto, ma di una loro cattiva distribuzione: un migliaio di persone ammassate tra due dune in mezzo al Sahara percepiranno calca, ma questo non significa che il Sahara sia affollato. Sono loro ad essersi ammassati. E qui si passa all’altra questione: è una situazione da accettare, inevitabile e senza via di scampo? Secondo me no. Uno potrebbe domandarsi se i punti rossi di questa mappa non indichino magari tutto quanto valga la pena vedere in Islanda, perché in tal caso non avrebbe senso negare l’affollamento, se in ogni meta che uno pesca se lo trova, per quanto estesa sia l’Islanda. Giusta osservazione, alla quale risponderei con un’altra mappa, quella interattiva della mia guida di Rexby:

Non fosse sufficiente, mostro anche la mia mappa personale di Google Maps, che include punti d’interesse in luoghi remoti e non segnati/segnabili sulle app e sui siti che si appoggiano a cartine classiche, e che ho aggiunto io manualmente:

Logicamente, il valore di una meta dipende in larga misura da fattori soggettivi (cosa cerco? Cosa mi aspetto?) e in parte da accidenti momentanei (Fellsfjara dopo che la marea ha portato via i blocchi di ghiaccio, o Jökulsárlón quando fa troppo freddo e non si staccano iceberg sono meno impattanti di quando il ghiaccio abbonda). Personalmente, però, sono convinto che tantissimi dei luoghi non canonici salvati su queste mie mappe non abbia nulla da invidiare a quelli più famosi. Se uno poi è assolutamente fissato sul voler vedere certe cose che ha incrociato online e che sono però molto celebri, non c’è nulla da fare, ma le alternative ci sarebbero. Specie se uno in Islanda ci è già stato anni fa: potrebbe vedere cose nuove ed esplorare, anziché rifare le stesse e lamentare con altezzosità che era meglio quando la vide lui per la prima volta anni prima.

Ognuno ha la sua idea in merito, c’è chi crede che non si possa visitare Roma senza andare al Colosseo. Io credo che si possa tranquillamente vederlo magari anche solo passando e usare il tempo per scoprire invece mete più nascoste, visto che a Roma e dintorni non mancano di certo. Non credo nei viaggi “liste da spuntare”, specie se le liste sono in larga misura motivate da un caso divenuto abitudine. Non capisco il senso di voler a tutti i costi vedere una cosa famosa anche a costo di rovinarsi l’esperienza facendo cose schiacciati tra la folla, quando esistono alternative: se il Duomo di Milano, faccio un’esempio a caso, risulta straripante, con i 15€ del pass per Duomo, museo e terrazza ci si potrebbe prendere il biglietto di un treno per Cremona e visitare gratuitamente la sua cattedrale, i cui affreschi interni sono tra i più belli di qualsiasi chiesa in Italia, oppure investire 10€ per la pinacoteca di Palazzo Affaitati, dove si trova il famoso ortolano dell’Arcimboldo, o il museo diocesano, che tracima di opere d’arte ecclesiastica medievale, o ancora il Museo del Violino, una gemma unica. Il fatto che nessuna di queste cose sia pubblicizzata e conosciuta come il Duomo di Milano o altri punti di interesse, per quel che mi riguarda non significa un bel niente, e con una pistola alla tempia sceglierei sempre la meta meno famosa ma più godibile, se quella famosa non c’è modo di vederla nella calca, e non sono del giusto umore per stare nella ressa.

L’atteggiamento per cui ci si fissa con le cose classiche viste da altri e postate da loro in rete, fa sì che i tour operator siano estremamente restii a diversificare la loro offerta: sia mai che si offra ai clienti qualcosa di unico, irripetibile e alternativo, se togli loro la spiaggia di Reynisfjara, se non li porti a Kirkjufell, quelli il tour non te lo comprano, perché il loro collega ha detto loro “No, Reynisfjara devi vederla assolutamente”. Vaglielo a spiegare che il “professore” non è nella posizione di dire ciò perché ha visto solo quella e non sa se ci siano alternative magari anche migliori. Loro non vorrano scegliere un tour dove manca la metà che il loro conoscente ha detto loro che non si possono perdere. Grosso imbarazzo il sentirsi poi dire “ah peccato, questa cosa dovevi vederla assolutamente”, e dover rendere conto a gente che di Islanda sa ben poco, del fatto che i professionisti hanno un’idea diversa! Purtroppo ho già dovuto più volte contendermi con la dura realtà per cui la mia opinione di esperto di Islanda, autore della guida del National Geographic, di altre pubblicazioni a tema, e guida in Islanda da anni, presso alcune persone non può competere con la sciocchezza che gli è stata dai loro amici o colleghi che hanno visitato l’Islanda 7 anni fa in camper. Per alcuni è questione di pressione: hanno paura a tornare e dire di non aver fatto quello che i loro conoscenti gli avevano detto essere imperdibile, altri addirittura fanno dietrologie per cui deve esserci sotto qualche imbroglio se i professionisti consigliano cose diverse da quelle suggerite dall’amico che ha visitato l’Islanda una volta.

Tutto questo crea un circolo vizioso e perverso, per cui non è possibile aumentare la consapevolezza su mete più numerose e distribuire meglio i visitatori, perché altrimenti questi non comprano i tour, ma se non lo fanno non c’è verso di far conoscere scorci e destinazioni diversi.

Personalmente, voglio che i miei viaggi siano unici, per questo li spezio sempre con chicche nascoste. Ad esempio, la spiaggia di Reynisfjara, oltre ad essere pericolosa, è davvero sempre guastata dalla presenza di caciaroni irrispettosi che non capiscono come non sia la Rambla di Barcellona, ma la costa di una remota isola atlantica, eppure di là dalla montagna c’è già un’altra spiaggia nera, Víkurfjara, spesso deserta, con una vista migliore sui faraglioni… senza poi contare le centinaia di chilometri di spiagge nere che se uno vuole può trovare e visitare senza problemi in totale solitudine, da quella presso Hvalnes, fino a Breiðavík, non lontano da Húsavík.

Reynisfjara
Víkurfjara

Non dimentichiamo poi che le due cose non si devono per forza escludere: si possono benissimo vedere mete famose, anche se ci si arriva in momenti di affollamento, ma anche speziare il percorso con qualche chicca. Io lo faccio di regola nei miei viaggi, ed è secondo me la formula ideale perché accontenta chi si è fissato con il voler vedere dal vivo lo scorcio che ha visto in foto o su un reel, ma offre anche l’esperienza di pace, silenzio e remoto isolamento a cui tanti anelano.

Per concludere, no: l’Islanda non è affatto affollata. Ci sono alcune destinazione dove può crearsi calca.

3 risposte a “È affollata, l’Islanda?”

  1. Lo so che ti scrivo e rispondo spesso, ma dopo il nostro tour con te lo scorso anno a fine aprile ( touring club), io continuo a seguirti, a leggere ciò che pubblichi. E ti do ragione, l’Islanda non è affollata, bisogna solo cercare il posto e l’orario giusto e puoi vedere luoghi meravigliosi solo circondato dal tuo gruppo ed il posto è talmente grande che la tua voglia di solitudine o di riservatezza è salva. Ricordo ancora la cascata “piccola”, ma affascinante che ci hai portato a vedere, come regalo a conclusione di una giornata di visite. Eravamo solo noi, in silenzio davanti a questa bellissima cascata che ci ha accolti con il suo canto ed a me sono venute le lacrime agli occhi, per l ‘emozione di uno spettacolo che godevo nella pace più completa.
    A conclusione, l’ Islanda è meravigliosa e può essere vista con intelligenza senza affollamento. Ciao. Elisabetta

    1. Ti ringrazio di vero cuore 🤗

  2. COME AL SOLITO IL TUO SAGGIO E’ MOLTO BEN PRESENTATO E PREPARATO. TANTI VANNO IN ISLANDA SOLO PER VEDERE L’AURORA O IL SOLE DI MEZZANOTTE MA NON VEDONO I TANTI POSTI DI INTERESSE CHE CI SONO BASTA LEGGERE IL TUO LIBRO O INFORMARSI IN MODO CORRETTO MA NO E’ TROPPO FATICOSO. GRAZIE ROBERTO PER LE TUE SPIEGAZIONI SEMPRE MOLTO UTILI.

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