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Vademecum comportamentale per il turista in Islanda

Quale atteggiamento è opportuno avere per trarre il massimo dalla propria esperienza in Islanda? Ho fornito alcune indicazioni in questo articolo.

1. Comprendi e accetta la diversa cultura del servizio: in Islanda non c’è una vera cultura del servizio. Toccherà aspettare a lungo per essere serviti, in alberghi anche di alto livello possono esserci imperfezioni e “sporcature” nel servizio. I camerieri in Islanda sono soprattutto stranieri e ragazzi giovani. La mentalità di sacrificarsi per il lavoro qui non esiste perché è una cultura dove la vita privata conta più del lavoro. Accettalo e non lamentartene. I Paesi con una cultura dell’efficienza elevata la pagano con un elevato livello di stress e frustrazione. Apprezza e rispetta il fatto che gli islandesi privilegiano la serenità. A parità di stelle, il servizio e la qualità alberghiera in Islanda può essere inferiore ad altre realtà. Lamentarsene è inutile. Non si può pensare di venire su un’isola vulcanica coperta dai ghiacci per goderne delle meraviglie, e poi lamentarsi che non ha il servizio e i comfort di un villaggio turistico alle Maldive o di un resort in Sardegna. Gli islandesi sono tendenzialmente molto cortesi e cordiali, è buona cosa apprezzarlo perdonando eventuali lentezze o inefficienze.

2. Non fare raffronti inutili con la cultura altrove: l’Islanda è stata colonizzata poco più di un millennio fa. Avere una storia più o meno antica non è certo un merito o un demerito, così come non lo è essere nati in un particolare contesto familiare. Posto dunque che non si tratta di meriti propri ma di frutti del caso (e di vicende storiche) fare classifiche tra Paesi lascia il tempo che trova. Si viaggia per scoprire e capire realtà diverse dalla propria, non per fare paragoni. La cultura e la storia islandesi non sono quelle italiane: qui non ci sono stati i romani, il crocevia di culture etc., per cui perché giudicare l’Islanda come un luogo che avrebbe dovuto avere l’aspetto di un altro dove ci sono stati i romani e un crocevia di culture? Che senso ha? Bisogna approcciarsi alla cultura islandese avendo a mente che si tratta di un Paese isolato, povero di risorse, ma che è sempre stato al passo con le correnti culturali europee e che ha prodotto una delle letterature più stupefacenti della storia mondiale. Questo a dispetto delle circostanze difficili. Quando vedete una chiesa o un museo islandesi, anziché pensare che non siano all’altezza di quelli italiani, dovreste pensare che miracolo che esista qualcosa del genere in una realtà così ostile, e il fatto che ciò esista è un miracolo, se vogliamo, ancora più straordinario delle bellezze artistiche prodotte in un Paese che aveva le risorse e le circostanze per svilupparsi. Forse così potrete veramente capire il valore della cultura islandese, e perché meriti il vostro interesse.

3. Abbi una mentalità aperta sul Cibo: in Islanda si mangiano soprattutto pesce e carne. Siamo vicino all’artico. È possibile accomodare diete vegetariane (non sempre quelle vegane), ma è meglio lasciare a casa le proprie battaglie etiche da un lato, e le proprie abitudini alimentari dall’altro. Se in Italia siete abituati a intraprendere crociate per convertire quanta più gente possibile alla dieta X, in Islanda è meglio lasciar perdere perché non è detto che sia una realtà dove tale dieta sarebbe altrettanto etica e sostenibile. Se in Italia vi fa strano consumare pesce per diversi giorni di fila, in Islanda è perfettamente normale. Anche consumare pane o pasta tutti i giorni è strano per chi non lo fa. Le nostre abitudini non sono necessariamente quelle migliori o quelle “giuste”. I ristoranti islandesi offrono soprattutto piatti a base di pesce e carne di pecora/agnello (che non ha lo stesso sapore di quello italiano, per cui non basatevici per decidere se mangiarlo o meno! Né si tratta dell’animale appena nato. Per cui se mangiate tranquillamente qualsiasi animale ma non l’agnello perché, a differenza di un maiale o un vitello, vi fa tenerezza, sappiate che l’agnello islandese è già cresciuto quando viene macellato, e non lo riconoscereste in quanto agnello nel vederlo). Il pane in tavola viene talvolta offerto, specie per i viaggi di gruppo se l’agenzia ne fa espressa richiesta, altrimenti i carboidrati si trovano nelle patate che accompagnano sempre ogni piatto. In Islanda si usa così. In ultimo, se avete un budget troppo risicato per mangiare fuori, e vi limitate a comprare cibo di fortuna al discount, non commettete l’ingiustizia che ho visto e sentito fare da tanti, ovvero di tornare in Italia e dire che il cibo non vale la pena, come fece la volpe con l’uva.

4. Renditi conto delle distanze: se siete autonomi dovrete affidarvi a Google nel pianificare, e Google non è sempre preciso. Tanti non si rendono conto di quanto larghe siano le distanze tra varie aree, e come possano essere le condizioni delle strade. Se siete con un viaggio organizzato, e la distanza percorsa vi sembra tanta, non lamentatevi chiedendo perché non avessero scelto hotel più vicini: semplicemente a volte non ce ne sono. Avere hotel in certi punti, poi, significa non avere abbastanza tempo per fare ogni cosa che vorreste. Siccome il tempo è limitato e le distanze lunghe, o si trascorre più tempo in una destinazione, o si vedono più mete per meno tempo. Voler avere entrambe le cose non è realistico a meno di raddoppiare o triplicare i giorni a disposizione.

5. Non fare la pecora: è bene capire che non esiste il concetto di “meta imperdibile”. Esistono però modi più intelligenti di impiegare il tempo che si ha a disposizione. Anziché correre come pazzi tra una meta inflazionata e l’altra per fare le cose che fanno tutti (e poi magari lamentarsi perché c’è troppa gente in mezzo alle foto è troppo chiasso che stona con l’atmosfera islandese), provate a pianificare in modo più intelligente e a scoprire qualche chicca meno pubblicizzata. Tra due mete inflazionate a caso ci sono decine o centinaia di mete semisconosciute e altrettanto belle, ma con il valore aggiunto della quiete e del silenzio, che sono la vera esperienza islandese.

6. Accetta il meteo: se piove, a dispetto di quanto accade in Italia, le cose si fanno lo stesso. La pioggia non è un ostacolo insormontabile se non accompagnata da venti forti. Ci si copre con l’impermeabile, ci si bagna un po’, ma non si rinuncia a qualcosa solo per la pioggia perché allora potrebbe capitare di dover rinunciare a tutto, se si trova una settimana di maltempo. La pioggia o il cielo coperto, poi, donano un’atmosfera misteriosa e contemplativa, quasi mistica, al paesaggio, che con il sole può addirittura essere troppo spinto e da cartolina.

7. Rispetta le allerte: consulta sempre la situazione delle strade su road.is e delle allerte su safetravel.is; se il tempo è troppo brutto non si esce. Si studiano programmi alternativi oppure si sta in albergo. Se si è a Reykjavík e c’è allerta tempesta o neve, è un buon momento per esplorare i musei del circuito cittadino, o di provare qualche locale caratteristico per saggiare le atmosfere urbane di una nazione che non è solo cascate e spiagge nere. Metterti alla guida con allerte in corso mette a rischio la tua vita e quella degli altri. Bisogna rassegnarsi al fatto di non poter vedere quello scorcio instagrammabile sul quale ci si era fissati, e studiare qualcosa di alternativo perché l’Islanda ha tantissimo da offrire in ogni caso, e non si piega ai nostri piani.

8. Sforzatevi di mantenere la positività: lamentarsi per ogni piccola cosa serve solo a guastare l’esperienza a se stessi e agli altri. Disservizi o problemi vanno assolutamente fatti presenti e si cerca sempre di risolverli, ma bisogna anche capire che viaggiare implica un certo spirito di adattamento. L’organizzazione del viaggio e la guida per chi è in gruppo, o le condizioni generali per chi è solo, influenzano tanto, ma altrettanto importante è il proprio atteggiamento. Essere insoddisfatti o scontenti è una scelta. Potete scegliere di tenere il broncio una settimana perché un albergo non vi è piaciuto o perché avete trovato la pioggia ad una meta che sognavate, oppure potete scegliere di vedere il bicchiere mezzo pieno e apprezzare l’esperienza unica che state facendo.

9. Siate consapevoli dei costi: l’Islanda è cara, è bene metterselo in testa e non continuare a lamentarsene per tutto il viaggio. A meno di improvvisi default statali e collassi economici, venire qui costerà tanto. Con gli stessi soldi, in Paesi dove l’€ ha alto potere d’acquisto e il costo della vita è basso, si può acquistare molto di più. Se si vuole veramente visitare l’Islanda, bisogna accettare che si dovrà affrontare una spesa importante. Anche facendo le scelte più spartane, si spende comunque di più di quanto si spenderebbe per le stesse scelte in Grecia o Romania. Se per voi l’Islanda è una meta come un’altra e per voi non ha nessun significato particolare se non quello dell’ennesimo Paese dove potete dire di essere stati, scegliete tranquillamente un’altra meta. Per una settimana di autonoleggio si possono spendere anche 1000€. Hotel a 4 stelle possono costare più di 200€ a notte anche in bassa stagione, e arrivare a oltre 400€ se la domanda è alta. Una volta ho guidato un tour per un colosso multinazionale delle assicurazioni . 4 giorni, hotel a cinque stelle nella capitale ed escursioni giornaliere, un team di quattro persone (oltre alla guida) che si occupava di curare ogni minimo dettaglio. Il budget a persona era di 7000€. Un normale viaggio organizzato può contare solo sulla guida, che deve pensare ad accomodare i bisogni di diverse persone, cercare di rispettare tempi, telefonare continuamente per conferme e cambi di programma, e sull’autista (eventualmente) che può guidare un numero limitato di ore e ha scadenze di riposo da rispettare stabilite dalla legge. Si tratta di persone che (si spera) fanno del loro meglio, e per questo si meritano comprensione e pazienza.

In questa foto ci sono degli “agnelli”, quelli destinati al consumo umano, e delle pecore adulte. Riuscite a distinguerli?

10. Rispetto della natura. Sembra che vada da sé, ma non è stato così ad esempio per i tre italiani che nell’agosto 2022 si sono presi una multa di 2000€ a testa per la guida fuoristrada. In Islanda è proibito in qualsiasi situazione uscire con l’auto dalla strada. È spiegato ovunque, in aereo, in aeroporto, te lo dicono quando noleggi l’auto, ed è considerata una faccenda serissima: la natura islandese è fragile, se la di devasta con le gomme ci impiega decenni a rigenerarsi. La cosa più grave è che, siccome tanti umani ragionano come le pecore, se vedono i solchi delle gomme lasciati da altri, seguono a ruota e peggiorano le cose. Vale anche per i cordoni nei luoghi ad alto afflusso turistico. Una persona sola all’anno che calpesta del verde non fa nulla, ma migliaia o milioni di persone che vedono l’erba calpestata e dunque si sentono in diritto di calpestarla a loro volta producono un danno incalcolabile.

Vivo stabilmente in Islanda dal 2014. Ho conseguito una laurea in lingue scandinave a Milano e una magistrale in studi medievali islandesi all’Università d’Islanda. Ora sto completando un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Lavoro anche come traduttore e come guida per Italiani qui in Islanda. Ho all’attivo pubblicazioni accademiche, divulgative e traduzioni di testi antico-islandesi.

Un commento su “Vademecum comportamentale per il turista in Islanda

  1. Una semplice curiosità…sono un fumatore e collezionista di pipe…fumare la pipa è un’abitudine diffusa in Islanda?

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