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Islanda: il solstizio d’estate

Il solstizio d’estate è il giorno più lungo dell’anno, e si ha, nell’emisfero nord, quando il polo nord raggiunge la sua massima inclinazione verso il Sole. A causa di essa, l’artico, pur con la rotazione terrestre, non è mai in ombra. Questa giornata può cadere, dal punto di vista astronomico, il 20 o il 21 di giugno. Popolarmente, in Italia, consideriamo questo giorno a one l’inizio dell’estate, mentre nel Nord è considerata la metà dell’estate, visto che si tratta del picco massimo di luce, dopodiché le giornate riprendono ad accorciarsi. Anticamente, questo giorno veniva festeggiato così come si festeggiava il solstizio d’inverno. Con l’avvento del cristianesimo, anche questa tradizione è stata incorporata in vari modi nel calendario cristiano, e in alcuni Paesi questa rimane una festività molto sentita. L’Islanda non è però tra questi.

Il solstizio d’estate non viene celebrato, in Islanda. Possono tenersi alcuni eventi a livello locale in occasione della giornata, come festival musicali, ma non esiste la tradizione di festeggiare questa giornata come, ad esempio, in Svezia. Esiste però un’antica celebrazione in qualche modo connessa al solstizio, non più osservata dalla maggior parte degli islandesi, ma che è interessante andare a sondare: si tratta della Jónsmessa, o festa di San Giovanni.

Come di consueto, per le informazioni sulle tradizioni islandesi attingo al monumentale volume di Árni Björnsson Saga daganna (Storia dei giorni), la sua tesi di dottorato e il resoconto più ricco e comprensivo di tradizioni islandesi.

La giornata di San Giovanni cade il 24 di giugno (dunque non il 21, quando si ha il picco della stagione luminosa e la notte più breve dell’anno).

La sera del 20 maggio 2021, al parco di Reykjavík (ore 21:00).

San Giovanni Battista era un santo particolarmente cari agli islandesi, tanto che gli erano dedicate circa 25 chiese. In Europa continentale, nei giorni intorno al solstizio, esistevano tradizioni di festeggiamenti e elementi del folklore che individuavano, nelle brevi notti intorno al solstizio, dei collegamenti con il mondo soprannaturale, ma tali elementi non sono rintracciabili in Islanda, forse anche perché la luce totale sulle 24 ore non offre molto spazio all’immaginazione di spiriti e creature fatate che si muovono con il favore delle tenebre. Inoltre, la giornata cadeva nel periodo in cui si teneva l’assemblea nazionale a Þingvellir. Momento fondamentale nel calendario islandese, che aveva priorità assoluta, essendo il momento per dirimere importanti dispute legali e combinare matrimoni.

Il folklore più tardo, invece, riporta le credenze per cui la notte di San Giovanni gli animali domestici acquistassero la parola e le foche assumessero forma umana.

Si credeva fosse un momento propizio per i vaticini: le ragazze potevano rompere un uovo la notte precedente alla giornata di San Giovanni e versarne l’albume in un bicchiere. La mattina dopo, le varie forme assunte dal’albume e avrebbero fornito indicazioni sulla professione del futuro marito.

Anche la rugiada di quella notte era considerata possedere poteri curativi, e ancora oggi — per scherzo — alcuni bambini si infradiciano nella rugiada che compare alla sera, e sempre la sera precedente a questa giornata si credeva fosse un momento propizio per la ricerca di pietre ed erbe dai poteri magici .

Se vi trovate in Islanda intorno al solstizio, la cosa più speciale che possiate trovare, al di là festival e tradizioni, è la luce serale e notturna, di una bellezza commovente. I raggi più bassi gettano sfumature arancioni sul verde brillante dei prati o sul bruno e nero dei monti. Questo è il regale della natura durante il solstizio!

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

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