Site icon Un italiano in Islanda

L’Islanda che non mi piace e quella che adoro

Tanti islandesi stanno trascorrendo le vacanze nel loro Paese, come consigliato dalle autorità. Non ho mai visto così tanti islandesi nella zona di origine della mia compagna, nel magico sud-est, regione di ghiacciai, vulcani, canyon e sconfinate pianure battute da mandrie di bellissimi cavalli. Abbiamo trascorso il fine settimana dai suoceri, e la zona era totalmente invasa da turisti islandesi. Eravamo con degli ospiti, che non avevano mai visto il celeberrimo canyon di Fjaðrárgljúfur, immortalato in serie TV, video musicali e tanto altro, e che volevano assolutamente vederlo. Arrivati sulla zona, la situazione era questa:

Una fila di auto sulla mulattiera che conduce a destinazione, con macchine parcheggiate fin sopra al pendio. La mia ragazza ricorda di quando era piccola e andava con mamma e papà a passeggiare in fondo al canyon, dove ci si poteva bagnare nel fiume… un’esperienza ormai irripetibile perché la zona è stata chiusa per proteggerne la natura. Oggi è possibile solo camminare sul ciglio del canyon, e lungo percorso tracciati. Quando sono arrivato in Islanda si poteva girare per la zona liberamente, mentre oggi il sentiero è delimitato da cordoni; ma guardate nella foto seguente le tracce lasciate dal calpestio umano: la natura non si è ripresa nemmeno dopo cinque anni, e dopo tutto questo tempo è come se la gente avesse calpestato il terreno ieri, lasciando terra battuta sulla quale muschio e erba non riescono a crescere, se non dopo decenni.

Non è nemmeno piacevole passeggiare: un’insopportabile cicaleccio da spiaggia affollata rende l’esperienza qualcosa di ben diverso da quanto uno si aspetterebbe in una terra remota come l’Islanda. A molti non dispiace, ma personalmente dalle mie escursioni in Islanda mi aspetto un’atmosfera ben diversa!

Il problema della trasformazione di certe aree del Paese a causa del turismo l’ho già toccato spesso: è un problema non risolvibile ma solo gestibile. Non si può impedire alla gente di venire quando metà del prodotto interno lordo dipende dall’introito del settore turismo, e Fjaðrárgljúfur è purtroppo diventato uno dei posti più instagrammati: la gente vuole per forza andare lì, deve raggiungere quell’anti-estetica, ma necessaria, piattaforma di metallo per scattare la foto del canyon dall’alto, la stessa foto scattata da milioni di altri. Quella qui sotto:

Il fatto, però, è che le meraviglie della natura islandese – anche se trattate sempre come tali dai turisti e dagli enti turistici – non sono come irripetibili monumenti umani. A volte si trovano molte altre alternative simili, magari un po’ nascoste e magari anche più belle, a chi trova la pazienza di mettersi a esplorare, restando più giorni nella stessa zona. Fjaðrárgljúfur ne è un ottimo esempio: ci sono moltissimi canyon anche più belli, nel sud dell’Islanda, scavati dai fiumi glaciali. Ma tutti preferiscono ammassarsi per vedere quello. Ecco un esempio:

Questo è un canyon non lontano da Fjaðrárgljúfur, e qui si può camminare sul fondo. Non c’è assolutamente mai nessuno, e ci si può anche fare il bagno!

Il fiume è a tratti profondo e impetuoso, per cui è necessario togliersi le scarpe e attraversalo a piedi nudi per spingersi più in fondo oltre i meandri, nel cuore della gola, ma l’esperienza vale assolutamente la pena! Non è quella comoda e in totale sicurezza che si fa raggiungendo mete con percorsi attrezzati e serviti, con sentieri segnati e scalini: bisogna arrampicarsi in su e in giù, sporcarsi e bagnarsi…e io dall’Islanda selvaggia voglio questo!

Acque cristalline, colori meravigliosi, uccelli, piccole grotte, spiagge pietrose, erba verdissima e muschio morbido…

Se la temperatura è adatta potete addirittura arrischiarvi a fare un tuffo! Intendo letteralmente…

https://videos.files.wordpress.com/1Uq2gXe6/img_6761.mov

Trovo sia bellissimo avere la possibilità di esplorare a fondo una parte d’Islanda in particolare e scoprire angolo sconosciuti e nascosti, dove potersi muovere liberamente e ammirare una natura incredibile senza altre presenze umane.

Se credete che il mio consiglio valga qualcosa, non rincorrere le instagrammate: elevatevi al di sopra di queste cose e plasmatevi esperienze che siano solo vostre e uniche. Magari affidatevi alle conoscenze del personale nelle strutture ricettive dove sostate, approfondite in rete, chiedete in giro…gli itinerari classici vanno benissimo ma è importante ricordare che non sono l’unica alternativa!

Parlando di esperienze uniche, al ritorno dalla nuotata abbiamo anche salvato un anatroccolo perso e ferito che veniva trascinato dalla corrente. Presolo è posatolo sulla riva continuava a inseguirci lungo la strada. Abbiamo deciso di portarlo a casa in fattoria e abbiamo chiamato lo zoo di Reykjavík per farci dare istruzioni su cosa fare, e adesso ci occuperemo di lui per un po’ mentre cerchiamo di trovargli una nuova famiglia di suoi simili.

Exit mobile version