Lopapeysa, pronunciato “luópa-peisa” con la “s” sorda di “storia”, significa letteralmente “maglia di lana cardata” (o qualcosa del genere: le mie fonti islandesi sono concordi con il fatto che non hanno idea di come tradurre la parola, ma che essenzialmente descrive lo stato della lana tra la cardatura e la filatura). È un prodotto che deve avere origini molto antiche, anche se oggi è diffuso soprattutto in forme e colori che hanno preso piede soltanto a metà del Novecento.

Il bello della lana islandese è che è idrofoba. Non si inzuppa facilmente, ma è anche traspirante, pur trattenendo un cuscinetto d’aria che riscaldandosi diventa uno strato isolante tra essa è la nostra pelle.

In Islanda si usa in tante occasioni. La si vede anche in situazioni formali, come festività tradizionali, o al lavoro sopra a una camicia, ma il suo valore emerge veramente all’aria aperta. Estate o inverno, la lopapeysa rende la permanenza nella natura islandese più piacevole.

La lana può pizzicare la pelle, quindi è buona cosa tenere una maglia sotto di essa, magari di cotone leggero in estate e di qualcosa di più pesante in inverno, come il pile. È ottima per regolare la temperatura. Ce la si sfila quando si sale in auto e fa troppo caldo, e la su indossa quando si scende per esplorare la natura islandese. Accompagnata da sciarpa, guanti, berretto di lana e magari le famose calze di lana che si indossano sopra a quelle normali e nelle quali si infilano i pantaloni (con sommo orrore estetico di alcuni), è davvero il modo migliore per prepararsi a un’esperienza all’aperto in Islanda senza soffrire il freddo.

Che si vada a cavallo a radunare le pecore, si faccia una grigliata in compagnia, o una passeggiata in città, la lopapeysa è un capo versatile ed esteticamente piacevole.

Nei negozi di souvenir sono solito venderne di fabbricazione cinese:

Vi sconsiglio di comprarle. La lana sarà anche islandese, ma oltre a costare a volte molto più che quelle “originali”, rubano una fetta di mercato a un piccolo settore locale che merita di essere protetto: le lopapeysur vengono fatte tutte a mano qui in Islanda. Non ci sono industrie che le producono meccanicamente, e sono una fonte di introiti per tante donne. Fa parte del turismo responsabile il scegliere di spendere i propri soldi in modi che incoraggino le attività locali, e che non vadano a vantaggio di chi delocalizza per massimizzare i profitti. Per farvi un esempio che forse da italiani capirete meglio, è lo stesso che comprare delle “mozzarelle” o del “Parmigiano” prodotti in Wisconsin. Magari non sono neanche male, ma non sono di certo il prodotto più genuino e autentico che possiate trovare, senza contare che “rubano” mercato in modo indebito: potrebbero vendere prodotti simili senza chiamarli con lo stesso nome di quelli originali.

Se volete risparmiare potete tentare al mercato delle pulci di Kolaportið o in uno dei numerosi negozi di vestiti usati gestiti dalla Croce Rossa islandese. Potreste trovarne a metà del prezzo di negozio, che si aggira intorno ai 200€. Anche scontati o usati hanno prezzi alti (15/18.000 corone, o 100/130€) Sì, avete letto bene. La qualità e il lavoro a mano si pagano, e chi è abituato a spendere pochi euro al mercato o in qualche catena potrà faticare a capirlo, ma una volta spesi questi soldi si avrà a disposizione un capo che durerà una vita intera.

Non è necessario lavarlo spesso perché tiene bene lo sporco e non puzza, e per lavarli è sufficiente acqua fredda e shampoo.