Le saghe dei vescovi d’Islanda, le Biskupa sögur

L’Islanda medievale, come ripeto sempre, è una terra di storia e di storie. La sua tradizione letteraria ha prodotto alcune delle più straordinarie prose della storia europea, dalle celebri Íslendinga sögur, le saghe che narrano le gesta delle prime generazioni di islandesi, alle meno conosciute ma altrettanto affascinanti Biskupa sögur, le saghe dei vescovi. Questi testi, scritti tra il XII e il XIV secolo, offrono un ritratto dettagliato della Chiesa islandese delle origini, delle sue lotte per l’autorità e del ruolo dei vescovi nel plasmare la società medievale dell’isola.

Le Biskupa sögur sono biografie in forma narrativa dei primi vescovi d’Islanda, in particolare di quelli che hanno guidato le due sedi episcopali principali: Skálholt (fondata nel 1056) e Hólar (fondata nel 1106 – i suoi confini coprivano la regione settentrionale). Questi testi raccontano non solo le vite personali dei vescovi, ma anche le sfide politiche, i conflitti con i potenti clan islandesi e la diffusione del cristianesimo in una società ancora fortemente radicata nelle tradizioni pagane.

Sebbene meno conosciute rispetto alle saghe degli islandesi, come la Njáls saga o la Egils saga, le Biskupa sögur sono essenziali per comprendere l’evoluzione storico-politica dell’Islanda medievale. Esse sono testimonianze storiche in cui si mescolano storia e leggenda, religione e politica, miracoli e realtà quotidiana.

Tra le più importanti Biskupa sögur, alcune meritano un’attenzione particolare:

Hungrvaka (“Stuzzichino”, anche se a me piace chiamarla “aperitivo”!): un’opera introduttiva che racconta la storia dei primi vescovi di Skálholt, con l’obiettivo di ispirare i fedeli ad approfondire la conoscenza dell’argomento (per questo è detta “Stuzzichino”, che metaforicamente stuzzica la fame di conoscenza).

Saga di Þorlákr Þórhallsson: dedicata a Þorlákr, il vescovo di Skálholt che fu successivamente canonizzato come santo patrono d’Islanda. Questa saga esalta la sua vita di pietà e i suoi contrasti contro i potenti goðar (capi locali) che si opponevano alle riforme ecclesiastiche e all’indipendenza della Chiesa islandese.

Saga di Jón Ögmundarson: la vita del primo vescovo di Hólar, un uomo determinato a eliminare le ultime tracce del paganesimo islandese e a rafforzare la disciplina ecclesiastica. Fu lui ha riformare i nomi dei giorni della settimana, che oggi non hanno più riferimenti agli dèi pagani, ma significano “Soledì, Lunedì, Terzodì, Metasettimanedì, Quintodì, Digiunedì, Bagnodì” 😂

Saga di Guðmundur il buono: forse la più drammatica delle Biskupa sögur, racconta la vita del vescovo Guðmundur, che cercò di difendere i diritti della Chiesa contro i potenti clan locali, in un’epoca in cui il conflitto tra autorità religiosa e secolare era particolarmente acceso, perché i signori locali avevano il controllo delle istituzioni ecclesiastiche e le sfruttavano per i loro fini.

Il ruolo delle Biskupa sögur nella storia islandese

Queste saghe non sono semplici biografie, ma veri e propri documenti storici che ci permettono di ricostruire importanti eventi della storia del tempo nonché comprendere meglio la trasformazione dell’Islanda da una società governata dai clan a una comunità cristiana con un’autorità più centralizzata nella forma delle due diocesi cattoliche.

Durante il XII e XIII secolo, la Chiesa islandese si trovò spesso in conflitto con le potenti famiglie locali, che volevano mantenere il controllo sulle ricchezze e le terre ecclesiastiche. I vescovi, spesso educati all’estero (in particolare in Norvegia e Inghilterra), tentarono di introdurre riforme ispirate al modello europeo, trovando però una forte resistenza. Le Biskupa sögur raccontano proprio queste tensioni, enfatizzando il ruolo dei vescovi come difensori della giustizia e dell’ordine della società cristiana di allora.

Come molte saghe islandesi, anche le Biskupa sögur mescolano elementi di memoria storica e altri che potremmo definire fantastici, anche se all’epoca non si operava una distinzione così netta tra le due cose, e tratti di fantasia potevano essere visti come funzionali all’efficacia del messaggio, e dunque giustificati e legittimi, mentre noi abbiamo la tendenza a volere esclusivamente fatti accertati, nei resoconti storici. Miracoli, sogni profetici e interventi divini sono invece frequenti in questi racconti, e contribuiscono a creare un’aura di santità intorno ai protagonisti.

Oggi le Biskupa sögur sono studiate principalmente dagli storici e dai filologi, ma rappresentano ancora una fonte di ispirazione per chi è interessato alla storia religiosa dell’Islanda. Esse ci ricordano che l’epoca medievale non fu fatta solo di guerrieri e battaglie, ma anche di uomini di fede che cercarono di costruire un ordine diverso, in un’isola ai confini del mondo cristiano.

Per chi vive in Islanda, leggere queste saghe significa immergersi in un passato che continua a lasciare tracce nel presente, tra antiche chiese di torba e le imponenti cattedrali di Skálholt e Hólar. Sono storie di conflitti, ma anche di speranza, che raccontano il lungo cammino dell’Islanda verso una nuova identità religiosa e culturale.

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