Nella basilica di Santa Maria Assunta di Torcello (presso Venezia), si trova un mosaico che occupa interamente la controfacciata, in stile bizantino, il quale raffigura il giudizio universale. L’edificio attuale fu iniziato agli albori del secolo XI, mentre il mosaico pare della seconda metà del secolo successivo. È un lavoro estremamente complesso e ricco di simboli, con il Cristo, la madonna, schiere di angeli e di demoni, varie figure della cosmologia cristiana. In basso a destra si vede l’inferno, su due livelli, con delle teste che bruciano tra le fiamme. Esiste una connessione tra questa raffigurazione e la Terra del Ghiaccio, perché i resti di un giudizio universale in stile bizantino che adornavano una chiesa islandese medievale sono sopravvissuti fino ai giorni nostri.

Le assi di Bjarnastsðahlíð e quelle di Flatatunga sono quanto rimane di questa opera che doveva essere qualcosa di monumentale, soprattutto in rapporto al tempo e al luogo di realizzazione: l’Islanda del primo secolo XII. Nonostante la matrice bizantina dello stile, sopravvivono elementi decorativi, descrivibili come motivi floreali e geometrici intrecciati, tipici dell’arte nordica, in particolare nello stile cosiddetto Ringerike, sviluppatosi a partire dalla metà del secolo XI.

Quelle di Flatatunga menzionate in lettere e resoconti di inizio Ottocento, e si trovavano nella fattoria. Sono stati rinvenuti anche schizzi di frammenti di assi scolpite ora perdute. È possibile che quelle di Bjarnastsðahlíð fossero assieme alle altre a Flatatunga, per poi essere separate e trasferite a fine ‘800. Sono state evidentemente bistrattate e riciclate più volte per usi diversi, per costruirne chiese, case e stalle, nel corso della loro storia, ed è un miracolo che siano sopravvissute.

Erano probabilmente dipinte a colori brillanti. Basandomi sui colori più frequenti utilizzati nei manoscritti islandesi (rosso, verde, giallo e bruno) ho provato a colorare qualche elemento per vederne l’effetto. Doveva essere davvero una scena imponente e meravigliosa da osservare.

Gli studiosi ritengono dovessero decorare le pareti della cattedrale di Hólar (le chiese del nord nel medioevo erano in legno, e al posto degli affreschi tipici erano decorate con pannelli incisi e arazzi). È stata avanzata l’ipotesi che il motore dietro alla realizzazione di questo giorno del giudizio ci fosse il Jón Ögmundsson, primo vescovo della diocesi di Hólar, fondata nel 1106 per coprire la regione settentrionale. I pannelli potrebbero dunque essere di qualche anno più giovani, ma non troppi. Jón, come racconta la sua saga, viaggiò a Roma, ed è possibile che abbia appreso i dettagli iconografici che ritroviamo in questo giorno del giudizio proprio lì, magari attraverso il contatto con Montecassino, che era punto di contatto tra arte bizantina e occidentale. Oppure l’iconografia potrebbe essere derivata dal monastero italiano tramite altre strade: nel periodo di datazione delle assi furono fondati i primi monasteri benedettini in Islanda, e nei manoscritti islandesi sopravvivono liste degli abati a Montecassino fino a Oderio (abate dal 1123 al 1126), tali documenti indicherebbero una linea diretta tra i monasteri islandesi e quelli continentali.

Una ricostruzione basata sullo stile delle assi sopravvissute e sulla composizione tipica dei giudizi universali di questo tipo è stata fatta dallo studioso Hörður Ágústsson in una sua eccellente pubblicazione sul tema: Dómsdagur og helgir menn á Hólum (“Giorno del giudizio e Santi a Hólar; 1989). Ne ho colorato digitalmente le sezioni sopravvissute e usate per la ricostruzione. Doveva essere qualcosa del genere:



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