Oggi mi è accaduta una piccola magia: Sono entrato, come faccio spesso, nella mia libreria d’antiquariato preferita, quel rifugio di polvere e silenzio dove le pagine antiche respirano ancora. Da anni, da sopra a uno scaffale, mi chiamava un tesoro: un set completo del “Corriere del Monastero” (Klausturpósturinn), uno dei primissimi periodici islandesi, rilegato in volumi severi e raffinati… ma il prezzo era sempre stato proibitivo, più di mezzo stipendio, e così mi limitavo a sfogliarne qualche pagina, con lo stesso rispetto con cui si sfiora una reliquia.
Poi, oggi, la sorte ha deciso di tessere per me una trama diversa. Un nuovo set è arrivato in libreria, meglio conservato e più costoso, così che quello vecchio è finito in uno scatolone per ragioni di spazio in attesa del suo destino. Il libraio, conoscendo bene la mia lunga contemplazione silenziosa, ha sorriso e mi ha fatto un’offerta che non potevo rifiutare: meno della metà del prezzo. In quel momento ho sentito di stringere non solo dei volumi, ma un pezzo vivo di storia, e da quell’acquisto è nata l’ispirazione per queste righe dedicate all’avventura straordinaria delle pubblicazioni periodiche islandesi, dai loro esordi nel Seicento fino alla metà dell’Ottocento.
La storia della stampa periodica in Islanda è strettamente legata alle condizioni difficili di un paese privo di vere città, con strade inesistenti e comunicazioni affidate ai cavalli islandesi e alle rare navi per Copenaghen. Fino alla seconda metà del XVIII secolo esisteva una sola tipografia, a Hólar, controllata dai vescovi e destinata quasi esclusivamente a testi religiosi. Nonostante queste limitazioni, tra Sei e Settecento presero forma le prime iniziative che avrebbero dato vita a una vera stampa periodica.
1) L’Alþingisbók e la memoria delle assemblee
Il primo prodotto “periodico” islandese fu una pubblicazione ufficiale: i resoconti annuali dell’Alþing, stampati per la prima volta a Skálholt nel 1696 con il titolo Alþingisbók (poi Lögþingisbók).
Questi volumetti in quarto raccoglievano leggi, sentenze e comunicazioni pubbliche, e vennero pubblicati con regolarità fino al 1800, anno in cui l’Alþing fu abolito. Pur non essendo un giornale, questo fu il primo tentativo di diffusione regolare di informazioni in forma stampata all’interno del paese.
2) La nascita della stampa laica: Hrappsey e Magnus Ketilsson
Un vero passo avanti si ebbe nel 1773, quando il funzionario e intellettuale Magnús Ketilsson, grazie alla tipografia privata allestita a Hrappsey da Bogi Benediktsson, fondò il mensile Islandske Maaneds Tidender.
Era scritto in danese – lingua scelta per raggiungere i funzionari del regno e gli ambienti colti – e conteneva articoli su agricoltura, pesca, commercio, oltre a saggi morali e cronache di eventi. Fu pubblicato dal 1773 al 1776 (i primi due volumi a Hrappsey, l’ultimo a Copenaghen) e rappresenta il primo vero periodico islandese.
Magnús Ketilsson, amministratore innovatore e sostenitore di riforme economiche, usò il mensile come strumento per diffondere idee pratiche e stimolare il dibattito sulle politiche commerciali.
3) Il ruolo di Copenaghen: la Società delle Scienze e delle arti, Lærdómslistafélag
Nel 1779, un gruppo di studenti islandesi a Copenaghen – tra cui Ólafur Ólafsson e Þórarinn Liliendal – fondò il Lærdómslistafélag (Società islandese di letteratura e arti). Con l’appoggio del grande giurista e riformatore Jón Eiríksson, la società si dedicò alla pubblicazione annuale dei Rit hins konunglega íslenzka Lærdómslistafélags (dal 1781 in poi).
Questi volumi, stampati in islandese con prefazioni bilingui, contenevano contributi su scienze naturali, agricoltura, artigianato, medicina e storia, oltre a poesie e traduzioni. Ebbero un impatto decisivo nel diffondere conoscenze pratiche e nel promuovere la purificazione della lingua islandese.
4) Magnús Stephensen e il “Klausturpósturinn”: un faro dell’Illuminismo islandese
Un giurista illuminato al servizio della cultura Magnús Stephensen (1762–1833) fu una delle figure più influenti della storia culturale islandese di fine Settecento e inizio Ottocento. Giurista di formazione, dopo gli studi a Copenaghen rientrò in Islanda e assunse un ruolo di primo piano nella vita pubblica: fu giudice supremo (landfógeti e poi presidente della corte suprema islandese) e uomo di lettere.
La sua visione andava ben oltre la mera amministrazione della giustizia. Appartenente a una generazione nutrita dalle idee dell’Illuminismo, Magnús si dedicò con passione alla diffusione della cultura e delle conoscenze pratiche, convinto che l’istruzione fosse la chiave per migliorare le condizioni economiche e morali del suo paese.
Il Landsuppfræðingarfélag e il progetto educativo
Nel 1794 Magnús fu tra i promotori e principale motore del Hið íslenzka Landsuppfræðingarfélag (Società per l’Istruzione Nazionale), una delle prime istituzioni culturali autoctone. Il suo obiettivo era ambizioso: pubblicare libri e periodici che unissero utilità e intrattenimento, favorendo la crescita intellettuale delle classi popolari e l’uso corretto della lingua islandese.
La nascita del Klausturpósturinn
All’interno di questa strategia editoriale, nel 1818 prese avvio il Klausturpósturinn, il più noto periodico collegato all’opera di Stephensen. Stampato presso la tipografia del monastero di Viðey (da cui il nome, “Il Postino del Monastero”), il Klausturpósturinn era una rivista mensile in lingua islandese che mescolava notizie, saggi e testi letterari.
A differenza di iniziative precedenti, pensate soprattutto per funzionari e accademici, il Klausturpósturinn si rivolgeva a un pubblico più ampio: agricoltori, artigiani, commercianti, studenti. Ogni fascicolo era concepito come un piccolo compendio di sapere utile e piacevole.
Contenuti e stile
Il periodico, sotto la direzione di Magnús Stephensen, affrontava temi pratici – agricoltura, allevamento, pesca, igiene – accanto a riflessioni morali, poesie e racconti edificanti. Non mancavano articoli storici e recensioni di libri, tutti rigorosamente in islandese, con particolare attenzione alla purezza linguistica. Importantissima fu inoltre la decisione dell’autore di includere i proclami regi e le ordinanze e disposizioni, che altrimenti non esisteva altro modo per diffondere tra la popolazione, che rimaneva così spesso all’oscuro degli sviluppi in ambito legislativo. Grande spazio fu anche dato alle notizie sia locali sia internazionali, cosa che servisse sicuramente ad avvicinare i lettori arresto dell’Europa. In questi anni l’analfabetismo in Islanda era ormai praticamente scomparso, per cui stiamo parlando di un’iniziativa di un certo impatto sulla popolazione generale, non soltanto limitata a circoli aristocratici o borghesi.
Stephensen concepiva il Klausturpósturinn come un ponte tra la tradizione colta e la quotidianità della popolazione, con uno stile chiaro, privo di orpelli, ma rispettoso della dignità della lingua e del lettore. Dopo nove anni, Magnús decise di abbandonare il progetto a causa dei costi eccessivi in termini di tempo e risorse finanziarie.
Eredità e importanza
Il Klausturpósturinn rappresenta una delle vette del movimento illuminista islandese. Con esso Magnús Stephensen riuscì a creare un mezzo regolare di informazione e riflessione in islandese, diffondere idee riformatrici in campo agricolo, economico e morale, alimentare l’orgoglio linguistico e culturale nazionale.
Le sue pagine, oggi rare e ricercate, testimoniano la volontà di portare l’Islanda fuori dall’isolamento culturale, puntando su un sapere condiviso. In un’epoca in cui le infrastrutture erano minime e la stampa appena muoveva i primi passi, Stephensen seppe trasformare una tipografia in un faro per la società islandese.
5) Ármann á Alþingi (1829-1832)
Iniziativa di Studenti a Copenhagen, che mostra i primi accenni di romanticismo nazionale, Ármann á Alþingi fece la sua comparsa nel 1829. Pubblicata a Reykjavík, rappresentò un’evoluzione rispetto ai fogli puramente eruditi: accanto a racconti morali e componimenti poetici, vi trovavano spazio articoli su economia, agricoltura, commercio e temi giuridici, ma anche riflessioni politiche, in un’epoca segnata dal risveglio delle istanze nazionali. Ármann á Alþingi contribuì così a formare un’opinione più consapevole e a dare alla stampa islandese una dimensione sempre più vicina a quella del moderno giornalismo.
6) Skírnir e la società letteraria (1826-oggi!)
Un’altra tappa fondamentale fu segnata da Skírnir, rivista che prese avvio nel 1827 come prosecuzione degli Íslenzk Sagnablöð. Pubblicata inizialmente a Copenaghen e sostenuta dagli ambienti accademici islandesi all’estero, Skírnir si caratterizzò per l’alto profilo culturale: vi comparivano saggi di storia, filologia, critica letteraria e studi antiquari, spesso corredati da documenti e testi antichi. Il periodico, scritto interamente in islandese, si rivolse soprattutto a lettori colti e studiosi, diventando uno dei più longevi organi eruditi dell’Ottocento islandese e un punto di riferimento per la riscoperta delle saghe e del patrimonio letterario nazionale. Nel 2025 ha raggiunto il 199° numero!
7) Il Corriere del Sud (Sunnanpósturinn; 1835-1838)
Otto anni dalla pubblicazione dell’ultima uscita del Klausturpósturinn, un nuovo periodico vide della luce in Islanda. Tra i fogli più significativi della metà dell’Ottocento va ricordato il Sunnanpósturinn, pubblicato a Reykjavík con cadenza settimanale. Il suo titolo, “Il Corriere del Sud”, richiamava la volontà di far giungere notizie e idee dalla capitale alle campagne. A differenza delle riviste erudite precedenti, questo periodico adottava uno stile più diretto e popolare, offrendo cronache locali, notizie politiche e contributi letterari brevi, dalle poesie alle traduzioni.
Il Sunnanpósturinn si propose come ponte tra il sapere urbano e la vita rurale, trattando temi pratici come agricoltura, pesca e commercio accanto ad articoli di attualità e riflessioni morali. Il suo approccio segnò un’evoluzione della stampa islandese verso un giornalismo moderno, capace di informare e al tempo stesso educare, in una fase storica segnata dal risveglio culturale e dalle prime aspirazioni di autonomia nazionale.
Diversi altri periodici videro la luce in questo periodo, spesso in pochissime uscite, ma non saranno riportati per ragioni di spazio. Certo è che la tradizione islandese dei periodici continuò viva e fiorente non facendo che espandersi fino ai giorni nostri.

