Secondo quanto riportato nelle saghe islandesi, la Groenlandia sarebbe stata colonizzata da Eiríkur il Rosso, islandese di origine norvegese, nel 985 d.C., e l’archeologia ha confermato l’insediamento della costa occidentale dell’isola artica, avendo già scavato i siti di almeno 300 fattorie, e di sedici chiese, inclusa la notevole cattedrale di Garðar, diverse cappelle e due monasteri.
Esistevano due nuclei di insediamenti: uno più popoloso e prospero, situato sui fiordi della punta meridionale più estrema, il cui nome era Eystribyggð “insediamento orientale”, e uno più piccolo e più a nord, attorno alla zona della capitale attuale, il cui nome era Vestribyggð “insediamento occidentale”, questa denominazione ha confuso per lungo tempo gli esploratori, che per lungo tempo hanno cercato di disperatamente tracce umane sulla costa orientale, senza successo. Essa è effettivamente molto più inospitale di quella occidentale, per cui i nomi dei due insediamenti derivano soltanto da un uso un po’ liberale dei punti cardinali, senza contare che la costa è effettivamente inclinata da nord ovest verso sud-est e che, dunque, pur essendo decisamente più a sud dell’insediamento occidentale, quello orientale e anche un po’ più ad est.

Gli abitanti potevano arrivare a un massimo collocato tra 2500– 6000, secondo le stime. Le saghe sono però fonti letterarie più tarde (risalenti al XIII secolo almeno) e la prima fonte in nostro possesso sulla Groenlandia è una lettera risalente al 6 gennaio 1053 di Papa Leone IX all’arcivescovo di Amburgo-Brema (sotto alla cui arcidiocesi si trovava la diocesi groenlandese). Una descrizione della Groenlandia è anche presente nel celebre testo didattico norvegese conosciuto come Speculum regale. Per tutto il medioevo, però, sono assai pochi i documenti che abbiamo sulla situazione groenlandese. L’ultimo è un atto di matrimonio trascritto poi in Islanda nel 1407. Nel XV secolo, i contatti si interrompono per il diffondersi della peste nel Nord Europa. A partire dal secolo successivo, alcuni sporadici avvicinamenti di navigatori europei si verificano, ma senza approdi o contatti con la popolazione locale che doveva essere già sparita, e sostituita dagli Inuit, giunti in Groenlandia nel 1200 e scesi verso sud nei secoli successivi. Fu soltanto con la missione religiosa danese di Hans Egede, che si scoprì l’estinzione definitiva della popolazione locale di stirpe norrena.

Ancora oggi, la scomparsa/estinzione dei groenlandesi rimane un argomento dibattuto, e numerose sono state le ipotesi avanzate per spiegarlo. Nella maggioranza dei casi non sembra che le persone siano morte di stenti, e le prove archeologiche sembrano indicare che i groenlandese si fossero adattati bene alle condizioni presentate loro dal cambiamento climatico, perché gli studi archeologici sembrano suggerire che la popolazione fosse relativamente in salute, a giudicare dalle analisi fatti sui corpi dissotterrati nei cimiteri, che beni di importazione, oggetti, vestiti e altro continuavano ad arrivare dall’Europa fino al XV secolo, e che le ultime generazioni se ne sarebbero andate spontaneamente trasferendosi in Islanda o altrove, anche se prove di ciò non sono mai state trovate. L’assenza di oggetti importanti di uso quotidiano in alcuni siti fa però pensare ad un abbandono programmato.
È poco plausibile che la gente abbia semplicemente accettato di lasciarsi morire di fame senza chiedere aiuto, o senza adattarsi alle circostanze (sopravvivere sarebbe stato possibile per i nordici come per gli inuit), eppure leggiamo che una missione esplorativa compiuta dall’insediamento orientale a quello occidentale nella metà del XIV secolo, non ha trovato traccia umana, come se la popolazione locale fosse scomparsa. Non erano però in possesso di una flotta navale che permettesse loro di trasferirsi in massa. Inoltre, avessero deciso di andarsene, i loro conterranei dell’insediamento orientale avrebbero presumibilmente avuto notizia della cosa, quantomeno le autorità che dovevano raccogliere tasse e amministrare il territorio, e invece nulla. Cosa sia successo a loro è ancora un mistero. Kirsten Seaver (The Frozen Echo; Stanford: 1996) sostiene che si fossero nascosti perché Ívar si era in realtà recato lassù per riscuotere tasse per la diocesi, spiegando (tra le altre cose) che difficilmente delle mucche come quelle trovate da Ívar avrebbero potuto sopravvivere per lungo tempo da sole. Anche perché l’archeologia ha confermato il sopravvivere dell’insediamento per alcuni decenni dopo la sua supposta visita.
È così anche un mistero la simile scomparsa improvvisa e misteriosa dell’insediamento orientale stesso, avvenuta nel corso del secolo successivo, il XV, o forse all’inizio del XVI. Seaver (1996) avanza l’ipotesi di una migrazione delle nuove generazioni, che sarebbero state invogliate a lasciare le dure condizioni di vita in Groenlandia per unirsi agli equipaggi dei numerosi vascelli europei di passaggio, soprattutto inglesi. Non manca di precisare che l’archeologia non ha ancora rivelato l’esistenza di insediamenti dall’altro lato del mare, ma non esclude che l’età delle esplorazioni possa aver avuto un certo fascino sui giovani, finendo per assestare un duro colpo alla popolazione che sarebbe invecchiata e poi scomparsa.

Sia come sia, nel 1341, un prete norvegese di nove Ívar Bárðarson fu scelto per un incarico in Groenlandia. Lo sappiamo da un salvacondotto che ci è pervenuto (Diplomatarium Norvegicum, vol. 5, n°152), vergato . Non sappiamo esattamente di cosa si trattasse: forse era lì per gestire la sede vescovile vacante, visto che vi rimase per i vent’anni che ci vollero per trovare un nuovo vescovo da spedire in Groenlandia.
A tutti i fedeli in Cristo che leggeranno la presente lettera, Haquinus [Hákon, ndt], per grazia di Dio vescovo di Bergen, augura salute nell’autore della salvezza, Gesù Cristo. Raccomandiamo con affetto a voi tutti, in nome del Signore, il portatore della presente, Ivarus Barderi [Ívarr Bárðarson], sacerdote della nostra diocesi, pregandovi cordialmente con tutto l’impegno possibile che vogliate trattare favorevolmente e benevolmente colui che inviamo per affari della nostra chiesa in Groenlandia, attraverso un mare non meno tempestoso che lungo, sia durante il viaggio d’andata, che durante la sua permanenza e nel ritorno, offrendogli consiglio e aiuto quando egli lo richieda. Non permettete che venga in alcun modo molestato ingiustamente, né nelle sue cose né nella sua persona; anzi, se e quando sarà necessario, intervenite generosamente ed efficacemente per la sua liberazione. E di questo desideriamo e dobbiamo meritare la gratitudine presso i suoi sostenitori. In testimonianza di ciò, il nostro sigillo è apposto alla presente lettera. Data a Bergen il sesto giorno prima delle Idi di agosto nell’anno del Signore XCCCIV-primo [1341].
Cosa sia successo durante il lungo soggiorno di Ívar in Groenlandia, non ci è dato saperlo. Quello che sappiamo è che, al suo ritorno, compose un resoconto sulla Groenlandia che costruisce la nostra unica fonte per quel periodo.
Tale descrizione sopravvive solo in traduzioni e copie (talvolta piene di errori di trascrizione, specie con i toponimi) risalenti più o meno al XVII. Le segnature di questi manoscritti sono AM 777 a, c, d 4to. Già nel XVI e XVII secolo, il testo era stato tradotto in tedesco, olandese e latino. Nel 1845 ne e uscita un’edizione diplomatica nel terzo volume della monumentale raccolta di monumenti storico-letterari groenlandesi (Grønlands historiske mindesmærker, Rafn et al.), basta sul manoscritto AM 777 a, con lezioni prese da c e da d, assieme a altre edizioni più vecchie. Nel 1930, il filologo Islandese Finnur Jónsson ha creato un’ulteriore edizione del testo oggi disponibile online, con alcune differenze ortografiche rispetto a quella più vecchia. Ne esiste anche una recente traduzione inglese (Mathers 2009, Saga-Book 33).
Non essendo mai stato tradotto in italiano, lo riporto qui basandolo sulla versione di Finnur Jónsson ma normalizzando i nomi in islandese laddove mi è possibile, così da poterli identificare sulla cartina qui sotto.

Descrizione della Groenlandia nel secolo decimoquarto
Alcuni esperti, nati in Groenlandia e in seguito venuti da essa, raccontano che da Stad, nella Norvegia occidentale, ci vogliono sette giorni di navigazione dritto verso ovest per raggiungere Horn, nell’Islanda sudorientale.
Da Snæfellsnes in Islanda, il punto più vicino alla Groenlandia, ci vogliono due giorni e due notti di navigazione verso ovest per raggiungere la Groenlandia; lungo questa rotta si trovano i Gunnbjarnarsker [“Scogli di Gunnbjörn”: mai identificati], proprio tra la Groenlandia e l’Islanda. Questa era la vecchia rotta, ma ora il ghiaccio proveniente dal golfo del nordest [il tratto di oceano artico dove inizia la banchisa] arriva così vicino a Gunnbjarnarsker che nessuno può percorrere la vecchia rotta dopo l’arrivo del ghiaccio marino senza rischiare la vita.
Da Langanes, nel punto più a nord dell’Islanda rispetto a Horn, ci sono due giorni e due notti di navigazione fino a Svalbarð, ai confini del mare [forse Jan Mayen, sicuramente non le attuali Svalbard].
Chi desidera navigare direttamente da Bergen verso la Groenlandia senza sbarcare in Islanda deve dirigersi direttamente verso ovest fino a raggiungere il sud dell’Islanda presso Reykjanes; e dopo altre dodici turni ai remi lungo questa rotta occidentale, arriverà sotto la terra alta della Groenlandia, chiamata Hvarf. Un giorno più tardi si raggiungerà un’altra alta montagna chiamata Hvítserkr; tra queste due montagne, Hvarf e Hvítserkur, vi è un promontorio chiamato Herjólfsnes, dove si trova un porto chiamato Sandr, utilizzato dai Norreni e dai mercanti.
Partendo dall’Islanda, bisogna lasciare Snæfellsness che si trova una dozzina di turni ai remi a nord-ovest di Reykjanes, navigare un giorno e una notte verso sud-ovest per evitare il ghiaccio a Gunbjarnarsker, poi un altro giorno e notte verso nord-ovest, e così si arriva alla terra alta Hvarf in Groenlandia, sotto cui giacciono Herjólfsnes e il porto di Sandur, come già descritto.
L’insediamento più orientale, in Groenlandia, è situato poco a est di Herjólfsnes e prende il nome di Skagafjörðr; è un grande insediamento. Più a est dello Skagafjörður si trova un fiordo disabitato chiamato Berufjörðr; più all’interno del fiordo c’è una lunga barriera difficile da superare, così che nessuna grande nave può entrarvi contro la forte corrente. Quando questa corrente fluisce, entrano nel fiordo anche innumerevoli balene, e lì non manca mai il pesce; nel fiordo ci sono balenieri, che cacciano secondo diritti comuni ma con il permesso del vescovo; questo fiordo appartiene alla cattedrale. All’interno vi è una grande pozza chiamata Hvalshylr; quando la marea si ritira, tutti i balenieri vi si dirigono.
A est di questo fiordo si trova un fiordo chiamato Öllumlengri; è stretto all’imboccatura e molto più ampio all’interno; è così lungo che la sua estremità è sconosciuta, non ha alcuna corrente al suo interno ed è pieno di isolotti: vi sono molti uccelli e uova, e la terra è pianeggiante da entrambi i lati, coperto di buona erba fin dove l’uomo è riuscito ad arrivare. Ancora più a est, verso la calotta glaciale, si trova un porto chiamato Finnsbúðir, così chiamato perché al tempo di Sant’Olaf vi naufragò una nave che era salpata da un giorno dalla Groenlandia. Su questa nave c’era un emissario di Sant’Olaf che annegò lì con altri. I sopravvissuti seppellirono i morti sul posto e innalzarono sopra le tombe una grande croce di pietra, che vi rimane tuttora. Ancora più a est, verso la calotta glaciale, si trova una grande isola chiamata Krossey. Solitamente vi sono cacciatori che cercano orsi polari: questi devono avere il permesso del vescovo perché l’isola appartiene alla diocesi. Non c’è nulla più a est visibile se non neve e ghiaccio sia sulla terraferma che sul mare. [Non sappiamo esattamente dove fossero Finnsbúðir e Krossey, ma dovevano trovarsi in qualche punto della costa orientale. Inabitabile, ma ricca di selvaggina e orsi polari. La spiegazione del toponimo Finnsbúðir (“accampamento di Finnur”) non è chiara al lettore moderno, ma un episodio di una saga, Hemings þáttr, conservato nel manoscritto Flateyjarbók, ci viene in aiuto: esso narra di come Finnur, detto fegin (il contento) fosse figlio della sorella del re Ólafur e, nel 1066, un uomo noto come Líka-Loðinn stesse trasportando il suo cadavere (di Finnur) e dei suoi compagni di nave da Finnsbúðir dalla Groenlandia su richiesta di re Óláfr il Santo].
Per tornare alla questione degli insediamenti in Groenlandia, abbiamo menzionato che Skagafjörðr è l’abitato più orientale che vi si trovi a est di Herjólfsnes. A ovest di Herjólfsnes si trova invece il Ketilsfjörður, che è completamente abitato: sul lato destro, entrando nel fiordo, vi è una grande insenatura da cui scorre un grande fiume; accanto sorge una chiesa chiamata Árósarkirkja, dedicata alla Santa Croce; essa possiede tutta la terra fino a Herjólfsnes: isole, isolotti e legname trasportato dal mare, fino a Pétursvík.
A Pétursvík c’è una grande fattoria chiamata Vatnsdalur; nelle vicinanze si trova un grande lago assai largo e pieno di pesci. La chiesa di Pétursvík possiede interamente la fattoria di Vatnsdalur. All’interno di questa fattoria si trova un grande monastero abitato da canonici regolari, dedicato ai santi Óláfur e Agostino. Il monastero possiede tutta la terra su entrambi i lati della baia.
Accanto al Ketilsfjörður si trova il Hrafnsfjörður, e molto all’interno di questo fiordo si trova un convento femminile dedicato a San Benedetto; questo monastero possiede tutto il territorio fino al fondo del fiordo e fuori verso la chiesa di Vágar, dedicata a Sant’Óláfur re; la chiesa possiede tutta la terra fino al fondo del fiordo su entrambi i lati. Nel fiordo ci sono molti isolotti e, insieme alla cattedrale, il monastero li possiede tutti. Su una di queste isole si trova una sorgente molto calda che in inverno è così calda che nessuno può avvicinarcisi, mentre in estate è meno calda, tanto che la gente può farsi il bagno e molti vi recuperano la salute dalle malattie.
Segue poi l’Einarsfjörður, e tra questo e il Hrafnsfjörður si trova una grande fattoria che appartiene al re; la fattoria è chiamata Foss, e lì sorge anche una elegante chiesa dedicata a San Nicola, che il re tiene in affitto. Nelle vicinanze vi è una grande isola piena di pesci, e vicino a essa si trova un grande lago. Quando arrivano le piogge, l’acqua straripa e si ritira, e innumerevoli pesci giacciono sulla sabbia.

Entrando nell’Einarsfjörður, sulla sinistra vi è una baia chiamata Þorvaldsvík, e più avanti nello stesso fiordo, dallo stesso lato, c’è il piccolo promontorio chiamato Kliningur, e ancora più avanti una baia chiamata Grafarvík. Ancora più avanti c’è una grande fattoria chiamata Dalir che appartiene alla cattedrale, e sul lato destro, navigando verso la cattedrale che si trova in fondo al fiordo, si trova un grande bosco che appartiene alla cattedrale, dalla quale essa trae tutte le sue entrate, grandi e piccole. La cattedrale possiede tutto l’Einarsfjörður, e anche la grande isola che si trova fuori dal fiordo chiamata Hreiney, così chiamata perché in autunno vi corrono innumerevoli renne: la caccia è consentita secondo diritti comuni, ma non senza il permesso del vescovo. Su quest’isola si trova la migliore pietra ollare, che in Groenlandia è di qualità talmente buona da essere utilizzata per fabbricare pentole e padelle. È talmente resistente che il fuoco non la danneggia, ed è lavorata in recipienti abbastanza grandi da contenere dieci o dodici barili [la pietra ollare è una varietà di steatite, una roccia metamorfica che resiste alle alte temperature e si presta bene alla creazione di recipienti per la cottura del cibo]. Più lontano dalla terraferma vi è un’isola chiamata Langey, e su quest’isola ci sono otto grandi fattorie; la cattedrale possiede tutte queste isole eccetto la decima, che appartiene alla chiesa di Hvalsey.
Accanto all’Einarsfjörður si trova il fiordo di Hvalsey: qui sorge una chiesa chiamata chiesa del fiordo di Hvalsey e tutto il fiordo appartiene a essa, così come l’intero Kambstaðafjörður che confina con esso. In questo fiordo c’è una grande tenuta che appartiene al re, chiamata Þjóðhildarstaðir.
Accanto a questo si trova Eiríksfjörður, e all’imboccatura del fiordo c’è un’isola chiamata Eiríksey: essa appartiene per metà alla cattedrale e per metà alla chiesa di Dýranes, che ha la più grande parrocchia tra tutte le chiese della Groenlandia. Questa chiesa si trova sulla sinistra entrando nel fiordo. La chiesa di Dýranes possiede tutta la terra fino a Miðfjörður, che si dirama verso nord-ovest da Eiríksfjörður, e più all’interno di questo fiordo sorge la chiesa di Sólarfjöll, che possiede tutto il Miðfjörður.
Più avanti nel fiordo si trova la chiesa di Hlíð; essa possiede tutte le terre fino alla fine del fiordo, e anche lungo l’altro lato fino a Búrfell, ma tutto ciò che si trova al di fuori di Búrfell appartiene alla cattedrale. Qui sorge una grande fattoria chiamata Brattahlíð, dove il giurista [un giureconsulto inizialmente con poteri più estesi, ma che dovette perdere sempre più influenza in favore del vescovo: fu su richiesta di questi che Ívar intraprese la spedizione presso l’insediamento occidentale più a nord. — vedi sotto] vive nella fattoria. Ora, riguardo alle isole, si dice che ancora più a ovest di Langey ci siano quattro isole chiamate Lambeyjar; tra di esse vi è il Langeyjarsund; più avanti dentro l’Eiríksfjörður si trova un altro stretto chiamato Fossasund. Queste quattro isole appartengono alla cattedrale. Di fronte a Fossasund si trova la bocca dell’Eiríksfjörður. A nord dell’Eiríksfjörður ci sono due baie chiamate Ýtri-Vík e Innri-Vík, cioè ‘interna’ ed ‘esterna’ a seconda della loro posizione.
Ancora più a nord si trova Breiðafjörður, e fuori da questo c’è Mjóvafjörður; ancora più a nord si trova Eyrarfjörður; poi Borgarfjörður, quindi Loðmundarfjörður, e successivamente, a ovest del cosiddetto Insediamento Orientale, c’è Ísafjörður; nessuna delle isole è abitata.
Dall’Eystribyggð alla Vestribyggð ci sono dodici turni ai remi. Questa zona è completamente disabitata, e di fronte al Vestribyggð sorge una grande chiesa chiamata chiesa di Stensnes, che fu per un certo tempo sede della cattedrale e del vescovo. Ora gli inuit occupano interamente Vestri-byggð. Vi si trovano molti cavalli, capre, mucche e pecore, tutti inselvatichiti, ma non vi abitano persone, né cristiani né pagani.
Tutto ciò che è descritto qui ci è stato riferito da Ívarr Bárðarson, groenlandese [non perché fosse nato in Groenlandia, ma perché era stato a lungo in quella terra: anche in Italia si suole attribuire un epiteto nazionale a qualcuno che ha trascorso un periodo in una nazione estera: un ragazzo che ha vissuto in Francia può essere chiamato “il francese”], che per molti anni fu responsabile della fattoria vescovile a Garðar in Groenlandia, e che ha visto tutto questo personalmente. Egli fu uno di coloro selezionati dal giurista per recarsi á Vestribyggð contro gli inuit e scacciarli. [l’archeologia non sembra aver confermato l’idea di un’invasione su larga scala che giustifichi la sparizione di questi insediamenti]. Quando giunsero lì, non trovarono nessuno, né cristiani né pagani, ma soltanto molti capi di bestiame e pecore inselvatichiti. Ne presero quanti la nave poteva contenerne e fecero ritorno a casa, e Ívarr era con loro.

Più a nord di Vestribyggð si trova una grande montagna chiamata Himinhrjóðsfjall (?), e oltre questo punto nessuno può navigare senza mettere a rischio la propria vita, a causa delle grandi onde presenti su tutte le acque.
In Groenlandia si trovano molti giacimenti d’argento, numerosi orsi polari con macchie rosse sulla testa [non ho trovato riferimenti a questo o spiegazioni di natura biologica, ma gli orsi dalle guance rosse sono un motivo del folklore islandese], falchi bianchi, denti di cetacei, pelli di tricheco e ogni sorta di pesce, più che in qualunque altro paese; anche marmo di tutti i colori, pietra ollare (un tipo di steatite) resistente al fuoco con cui i groenlandesi producono pentole, padelle, tinozze e recipienti grandi abbastanza da contenere dieci o dodici barili. Ci sono inoltre molte renne.

In Groenlandia non ci sono mai grandi tempeste.
La neve cade in Groenlandia in grande quantità, ma non fa così freddo come in Islanda o in Norvegia [abbastanza improbabile, viste le differenze che possiamo osservare oggi: forse ciò è dovuto alla protezione dei fiordi groenlandese che mitigavano le temperature percepite proteggendo dai 20 marini]. Vi crescono frutti, su alte colline e nelle valli basse, grandi come mele e buoni da mangiare [potrebbe essere un’iperbole, ma anche un’aggiunta posteriore in qualche manoscritto per colorare la narrazione]. Inoltre, vi cresce anche il migliore grano immaginabile [non è chiaro di quale cereale si tratti, ma sicuramente non è frumento; potrebbe essere orzo].



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