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Il dibattito sulla presenza pre-norrena in Islanda: un’analisi critica

La questione se monaci o coloni gaeli da Scozia o Irlanda siano giunti in Islanda prima dei norreni è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi. Le fonti storiografiche islandesi, composte a partire dal 1100, indicano che i norreni sarebbero giunti dalla Norvegia dall’anno 870 d.C. e aggiungono, en passant, che prima di essi c’erano già dei monaci “irlandesi” eremiti, che se ne sarebbero andati perché non volevano starsene in mezzo a dei pagani. Annotazioni come questa hanno portato a speculazioni davvero fantasiose, con gente che postula addirittura la presenza di insediamenti umani irlandesi su larga scala.

Tuttavia, un’analisi critica delle prove disponibili suggerisce che, sebbene esistano alcuni indizi interessanti, non vi sia alcuna prova definitiva a sostegno di questa ipotesi. In questo articolo vengono esaminati i tre principali argomenti a favore della presenza pre-norrena di gaelici in Islanda e vengono evidenziati i limiti delle prove attualmente disponibili.

1) L’Avamposto Norreno nell’Islanda Orientale

Recenti scavi archeologici a Stöð, nell’Islanda orientale, hanno rivelato i resti di quello che sembra essere un avamposto norreno, forse precedente alla data ufficiale dell’insediamento islandese (c. 870 d.C.). Secondo l’archeologo Bjarni Einarsson, questo sito era probabilmente un accampamento stagionale utilizzato dai navigatori norreni per la caccia e la raccolta di risorse prima dell’inizio dell’insediamento permanente. La datazione al radiocarbonio suggerisce che l’attività in questo luogo potrebbe essere iniziata decenni prima della colonizzazione ufficiale.

Tuttavia, queste scoperte non forniscono alcuna prova della presenza gaelica in Islanda prima dei norreni. Al contrario, esse confermano che i navigatori scandinavi esploravano e sfruttavano già le risorse naturali dell’isola, come i mammiferi marini e le volpi artiche, prima di stabilirsi in modo permanente (Einarsson, 2020).

2) Le Croci Cristiane e le Grotte Artificiali

Kristján Ahronson ha studiato diversi siti in Islanda meridionale, concentrandosi in particolare su grotte artificiali (tipiche del sud, dove l’arenaria si presta ad essere facilmente scavata con semplici strumenti per ricavarne spazi), nelle quali si trovano semplici incisioni a forma di croce. Alcuni studiosi hanno interpretato queste croci come possibili prove della presenza di monaci cristiani gaelici (papar nelle fonti antiche), che potrebbero aver vissuto come eremiti in Islanda prima dell’arrivo dei norreni. Tuttavia, lo stesso Ahronson riconosce che le prove sono tutt’altro che conclusive.

Esempi di croci incise sulle pareti di una grotta nel sud.

I principali problemi di questa ipotesi sono i seguenti:

Data questa incertezza, l’idea che queste grotte costituiscano una prova della presenza gaelica pre-norrena in Islanda rimane altamente speculativa.

3) Le Prove Genetiche e le Fonti Letterarie

Studi genetici sulla popolazione islandese moderna hanno evidenziato una significativa componente di ascendenza gaelica, soprattutto per quanto riguarda il DNA mitocondriale (ereditato per via materna). Questo dato è stato talvolta citato come possibile prova di una presenza gaelica pre-norrena. Tuttavia, un’interpretazione alternativa e più largamente accettata è che le donne gaeliche siano state portate in Islanda in gran numero come schiave o concubine durante il periodo dell’insediamento norreno.

Questa ipotesi è supportata anche dalle fonti letterarie medievali, in particolare la Landnámabók, che afferma esplicitamente che molti coloni norreni possedevano schiavi gaelici (þrælar). L’elevata percentuale di DNA mitocondriale gaelico può essere spiegata con la struttura demografica dell’insediamento norreno, in cui uomini norvegesi prendevano donne gaeliche come mogli o concubine, lasciando così un’impronta genetica duratura sulla popolazione islandese (Helgason et al., 2001).

La conclusione è che, nonostante le teorie sulla possibile presenza di monaci gaelici in Islanda prima dell’arrivo dei norreni, attualmente non esiste alcuna prova archeologica convincente a supporto di questa ipotesi. L’avamposto nell’Islanda orientale conferma che i norreni visitavano l’isola prima della data ufficiale dell’insediamento, ma non suggerisce in alcun modo la presenza di gaelici. Le croci incise nelle grotte artificiali non possono essere datate con certezza e potrebbero essere di epoca recente. Infine, le prove genetiche si spiegano più plausibilmente con l’importazione su larga scala di donne e schiavi gaelici durante l’insediamento norreno, un fenomeno attestato anche dalle fonti storiche.

Fino a nuove scoperte archeologiche verificabili, il consenso accademico rimane invariato: l’Islanda fu colonizzata dai norreni, con un significativo contributo gaelico che si verificò presumibilmente durante, e non prima, della colonizzazione ufficiale.

Una cosa che, se mi è permessa una chiosa finale, mi permetto di osservare, è quanto sia strano il rapporto tra la storiografia ufficiale e la percezione popolare: quando gli storici ribaltano in modo definitivo tesi o idee care al pubblico, ci vogliono decenni prima che l’aggiornamento sia accettato e solitamente ciò viene liquidato sul momento come il tentativo da parte di qualche storico di ottenere attenzione con riletture assurde. Quando invece arriva qualche nuova idea che piace, anche se gli storici invitano allo scetticismo, questa si diffonde come un incendio in estate, e in quel caso gli storici sono visti solo come dei vecchi impolverati col panciotto che non capiscono il genio innovatore dei blogger che hanno avanzato l’ipotesi strampalata X. Alla fine, come del resto gli esperti di qualsiasi campo, li si ascolta solo quando dicono quello che uno vuole sentirsi dire.


Riferimenti

• Ahronson, Kristján. Into the Ocean: Vikings, Irish, and Environmental Change in Iceland and the North. University of Toronto Press, 2015.

• Einarsson, Bjarni F. “A Viking Age Outpost in East Iceland.” Icelandic Archaeological Review, 2020.

• Helgason, A., et al. “Estimating Scandinavian and Gaelic Ancestry in the Male Settlers of Iceland.” American Journal of Human Genetics, vol. 68, no. 3, 2001, pp. 723-737.

• Landnámabók: The Book of Settlements. Traduzione di Hermann Pálsson e Paul Edwards, University of Manitoba Press, 1972.

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