
Nel cuore dell’Islanda meridionale sorge quello che fu a lungo uno dei centri culturali e religiosi più influenti dell’isola: Skálholt, sede vescovile per oltre sette secoli e patria della prima scuola ufficiale islandese, fondata nel 1056. Ma Skálholt è nota anche per un oggetto cartografico tanto affascinante quanto enigmatico: la mappa di Skálholt (Skálholtskortið), realizzata attorno al 1590 dal dotto Sigurður Stefánsson, allora rettore della scuola cattedrale (nella copia seicentesca che riporto sotto, viene nominato “Sigurdus Stephanius islandicus, vir eruditus”).
Questa mappa, oggi poco conosciuta al di fuori degli ambienti specialistici, ha il pregio di essere considerata autentica (a differenza della più celebre Mappa del Vinland, conservata a Yale) e, in un certo senso, visionaria. Il suo intento? Collocare su una carta del Nord Atlantico i luoghi americani descritti nelle Saghe della Vinlandia (La Saga di Eiríkur il rosso e la Saga dei Groenlandesi), ossia i racconti composti nel corso del Duecento che narrano le esplorazioni norrene in Nord America avvenute attorno all’anno 1000.
Geografia reale e fantastica
La mappa sopravvive in una copia del 1669 redatta dal vescovo Þórður (Thorlacius) Þorláksson (1637–1697), con la quale correda un testo in danese e latino sulla Groenlandia il cui contenuto è una descrizione del Paese da parte di Björn Jónsson di Skarðsá (1574–1655), noto fattore, membro dell’assemblea legale islandese e annalista, autore degli “annali groenlandesi”, in realtà raccolta di testi vari sulla Groenlandia, conservati nel manoscritto seicentesco AM 115 8vo.
La mappa copiata dal vescovo è un affascinante mosaico di luoghi reali, inventati e leggendari. A sud-est figurano Irlanda, Britannia, Orcadi, Shetland, Fær Øer, Islanda e la misteriosa Frislandia, isola fantasma presente in molte mappe dell’epoca. A nord-est appaiono la Norvegia e la semi-mitica Bjarmaland, probabilmente riferita all’area dell’attuale Arcangel (Russia).
Nella parte superiore, la mappa raffigura Jötunheimar (terra dei giganti) e Risaland (terra dei titani), regioni mitologiche tratte dalla tradizione norrena, mentre nel Mare Glaciale si staglia l’isola immaginaria di Narveöe. Spiccano due toponimi ben documentati in Groenlandia: Hvitserkr, un ghiacciaio usato dai naviganti islandesi come punto di riferimento, e Herjólfsnes, antico insediamento fondato da Eiríkur il Rosso attorno al 985.
Una Groenlandia collegata all’America
Un elemento sorprendente della mappa è la rappresentazione della Groenlandia come una penisola collegata al continente americano. Vi compaiono i nomi dalle saghe di Helluland (Terra della lastra di roccia), Markland (Terra delle foreste), Skrælingeland (Terra degli indigeni) e Promontorium Winlandiae – il promontorio di Vinlandia – situato più o meno alla stessa latitudine della costa meridionale irlandese, attorno ai 51°N.
Proprio questa indicazione fu, secoli dopo, determinante: nel 1960, gli scavi a L’Anse-aux-Meadows, sulla punta settentrionale di Terranova, portarono alla luce un insediamento norreno dell’XI secolo, il primo mai scoperto nel Nuovo Mondo. La mappa, da documento dimenticato, divenne improvvisamente un utile indizio per la ricerca storica.
Non una tradizione cartografica, ma una ricostruzione erudita
Contrariamente a quanto alcuni hanno voluto credere, la mappa di Skálholt non è la traccia sopravvissuta di un’antica tradizione cartografica islandese. Gli islandesi, infatti, non svilupparono una vera e propria cartografia nel periodo medievale. La mappa è piuttosto il frutto della ricostruzione colta di un erudito islandese del XVI secolo, basata su testi letterari, fonti antiche e mappe europee contemporanee.
In effetti, il contesto in cui Sigurður Stefánsson elaborò la mappa rifletteva le tensioni geopolitiche del tempo: l’egemonia danese sull’Atlantico del Nord (iniziata nel 1397 con l’Unione di Kalmar) spinse la Danimarca a cercare nuove basi per rivendicare territori nel Nuovo Mondo a seguito dei viaggi di Colombo. La riscoperta delle saghe da parte degli eruditi e delle esplorazioni norrene serviva anche da giustificazione storica per eventuali pretese coloniali.
Uno degli episodi più emblematici fu quello dell’arcivescovo danese Erik Valkendorf, che nel 1519 ottenne dal papa la nomina di un nuovo vescovo per la Groenlandia, con la speranza che ciò avrebbe portato a ristabilire i contatti con essa, interrotti da ormai un secolo a seguito del sopraggiungere della peste. In molti erano convinti che vi fossero ancora discendenti dei coloni norreni. Il viaggio non ebbe mai luogo, ma il materiale raccolto da Walkendorf (tra cui indicazioni nautiche e descrizioni come quella di Ivar Bárðarson) influenzò probabilmente la genesi della mappa di Stefánsson.
Una mappa tra mito e politica
Nonostante le sue imprecisioni, la mappa di Skálholt è un documento storico di enorme valore. Riflette non solo il desiderio islandese di mantenere viva la memoria delle esplorazioni antiche, ma anche il tentativo danese di inserirsi nella corsa alle Americhe, sostenendo una sorta di “precedenza storica” nordica rispetto alle potenze coloniali post-colombiane.
La mappa sopravvive oggi in varie copie manoscritte (1669–1703), conservate alla Biblioteca Reale Danese e nella collezione Arnamagnæan di Copenaghen. In tutte compaiono i nomi dalle saghe: Greenland, Helluland, Markland, Skrælingeland e Promontorium Vinlandiae, in quest’ordine.
La mappa di Skálholt non ci trasmette dunque un sapere geografico medievale frutto di una tradizione ininterrotta, ma è comunque uno straordinario esempio di erudizione scandinava tesa a ricostruire, a partire da frammenti letterari e memorie culturali, un passato che l’Islanda non voleva perdere. Un passato di esploratori, di chiese sperdute tra i ghiacci e di coloni che osarono spingersi oltre l’oceano, fino a toccare le coste dell’America prima ancora che Colombo salpasse da Palos.
Fonti
Seaver, Kirsten A. “Renewing the Quest for Vinland: The Stefánsson, Resen and Thorláksson Maps.” Mercator’s World 5, no. 5 (September/October 2000): 42–49. Consultabile qui.

