Era da tantissimo che non dedicavo un post a questioni personali. Con gli anni quelli che era iniziato soprattutto come blog per raccontare le mie esperienze islandesi, si è trasformato sempre più in un portale di notizie e informazioni sull’Islanda, ma in questa occasione voglio ancora raccontare di me, perché è successo qualcosa di importante.
Qualcuno si sarà accorto che è scomparsa la sezione “Viaggia con me” da questo sito. La ragione è che per quest’anno non svolgerò più il lavoro di guida perché ho ottenuto una posizione a tempo pieno di docenza di lingua e grammatica islandese all’Università d’Islanda fino all’estate prossima.
Mi trovavo a Hólar, nello Skagafjörður, con un gruppo di italiani che stavo accompagnando, quando una chiamata improvvisa dall’università (era domenica, nda.) mi porta la notizia per cui è richiesta la mia prestazione. La cosa mi metteva in difficoltà: le lezioni sarebbero iniziate una settimana dopo, e non potevano essere posposte perché avrei insegnato gruppi di studenti che dovevano seguire lo stesso programma e dunque svolgere gli stessi compiti ed esami online nelle stesse date, non era possibile spostare tutto per fare iniziare dopo i miei gruppi. Grazie al cielo, le agenzie con cui collaboravo sono riuscite a trovare soluzioni per sostituirmi, e ho iniziato a lavorare lunedì 19 agosto 2024, varcando la porta del mio nuovo ufficio la mattina presto.
Insegnerò a tempo pieno e nei seguenti corsi:
- Orðaforði og málfræði (Lessico e grammatica)
- Tal og tjáning (Parlato ed espressione)
- Íslenskugrunnur (Islandese di base)
Il programma in cui sono insegnati questi corsi è il diploma accademico in Islandese, associato al corso di laurea triennale in Islandese per stranieri, ma che prevede un solo anno e 60 ECTS (crediti universitari) e rilascio di attestato. È un corso molto popolare in Islanda perché per l’Islandese non esiste ancora un sistema ufficiale allineato a quello europeo di classificazione dei livelli linguistici di competenza (quello che divide i livelli in A1, A2, B1, B2, C1 e C2), e dunque nessuna organizzazione che possa rilasciare attestati di lingua riconosciuti, mentre il diploma accademico o la laurea in islandese sono ad oggi l’unica alternativa.
Pur esistendo scuole di lingua, non sono altrettanto popolari perché costano molto e gli studenti si lamentano di fare pochi progressi: la grossa differenza la fanno i compiti e gli esami. La pressione che ne deriva è il segreto per l’apprendimento. Se non c’è pressione, molti si limitano ad andare a lezione e a non far nulla tra una lezione e l’altra, ma le lingue non si possono imparare così. Bisogna lavorare costantemente. Se lo ricordino quelli che vorrebbero abolire i compiti a casa!
Questo corso accademico ha più di 300 iscritti, e nel programma di islandese come seconda lingua, che include anche la triennale in Islandese come seconda lingua, sono arrivate 800 domande quest’anno. Si tratta del corso più popolare in assoluto, i cui numeri si avvicinano a o superano quelli di intere altre facoltà!
La qualifica che mi è stata conferita è quella di aðjúnkt II, che non ha un corrispettivo esatto nel sistema italiano attuale, ma che sarebbe stato equivalente a quello che una volta era il “ricercatore a tempo determinato”. Poi c’è l’ aðjúnkt che corrisponde al vecchio “ricercatore a tempo indeterminato”, dopodiché si ha il Lektor (vecchio “professore associato”), poi il Dósent (vecchio “professore associato confermato”), e infine il grado più alto, prófessor (il “professore ordinario”, che non vuol dire “comune”, ma “dell’ordine”!). Oggi in Italia esiste solo una qualifica di ricercatore, e non esiste più il professore associato confermato, dunque non c’è più corrispondenza esatta.
L’organizzazione di una facoltà e la suddivisione delle cariche accademiche variano anche molto da Paese a Paese, ma restano simili nella sostanza: svolgono quasi tutte le stesse mansioni, che possono essere di ricerca, didattiche o amministrative, ma con percentuali diverse. Solitamente, più si sale e più aumentano mansioni di ricerca e amministrative, diminuendo il carico di insegnamento. Per salire di carica è necessario aspettare che esca un bando per una posizione più alta della propria, fare domanda e sottoporre la propria produzione scientifica a una commissione, e in Italia occorre ottenere prima un’abilitazione nazionale con l’approvazione di esperti nel campo. L’avanzamento, in generale, non comporta cambiamenti sostanziali nel tipo di lavoro che uno svolge, a meno che questi non decida di occuparsi di più di amministrazione della facoltà e meno di insegnamento e ricerca, e il vantaggio del salire di grado è soprattutto di ordine economico (si guadagna di più per fare lo stesso lavoro perché, teoricamente, si viene riconosciuti come meritevoli).
Non saprei dire se questo sia l’inizio di un percorso lungo, o solo una parentesi. Ormai dovrebbero averlo capito tutti che il mondo è cambiato e non è più tanto facile provare a “sistemarsi” per il resto della vita, come voleva il sogno italiano post-bellico. Non sarà una novità assoluta, nel senso che ho lavorato come docente in questa università già dal gennaio 2016 e fino al 2021, dunque ho già esperienza di come funzionano le cose e non sarà tutto tutto nuovo.
Vada come deve andare, ho deciso di accogliere questa sfida a braccia aperte! 🤗


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