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Il Museo marittimo di Reykjavík

Presso il porto vecchio di Reykjavík, in una zona molto densa di ristoranti, locali e negozi, si trova uno dei musei del circuito cittadino: Sjóminjasfn í Reykjavík, ovvero il museo marittimo di Reykjavík. Il prezzo per adulti è 1800 ISK (poco più di 10€), ed è una delle innumerevoli esperienze che la capitale islandese offre al visitatore curioso e attento.

Un po’ per il suo essere isola, un po’ per la presenza assidua del pesce nei ristoranti locali, si può essere tentati di pensare che la pesca sia sempre stata l’anima della nazione. Del resto, prima del turismo, la pesca è stata la protagonista del miracolo economico islandese nel corso del ‘900. Inoltre, la figura del pescatore islandese ha un fascino tutto particolare ed è immortalata in numerosi libri, come Paradiso e inferno di Jón Kalman Stefánsson, fotografie e reportage come quelli di Ragnar Axelsson, oppure film come The Deep di Baltasar Kormákur. La dicitura “piccoli villaggi di pescatori” viene spesso abusata quando si descrivono zone rurali dell’Islanda perché evoca immediatamente immagini graziose e pittoresche, eppure la pesca ha fatto irruzione nella cultura islandese soltanto nel corso del ‘900, con l’avvento prima dei primi motori che venivano aggiunti alle bagnarole, e poi dei primi veri e propri pescherecci. Nei secoli precedenti si pescava poco e solamente in giornata: non c’erano navi, e la pesca veniva fatta su barchette senza copertura, che non permettevano di spingersi al largo e pescare in abbondanza.

Con l’avvento dei pescherecci, nel ‘900, emerge il pescatore come lo si immagina nella sua foggia romantica, ovvero quella di lavoratore instancabile e onesto che passa l’anno quasi interamente al largo e approda soltanto per figliare con la moglie, facendo una vita rude e dura a contatto con la crudeltà e la solitudine del mare. Racconti e sprazzi di queste esistenze difficili e forse anche eroiche si trovano qua e là nelle sale del museo.

La storia delle cultura marittima islandese è ricchissima, e questo museo raccoglie tantissime testimonianze di esperti e persone di questo mondo, ascoltabili attraverso postazioni interattive. Ci vorrebbe una giornata intera per poter ascoltare e leggere tutto, ma ne varrebbe la pena! Si scoprono tantissime cose davvero curiose e addirittura emozionanti: ad esempio, prima dell’avvento delle navi a motore, gli islandesi sapevano leggere segnali nella natura e negli animali e prevedere il tempo con grande accuratezza. L’avvento di imbarcazioni più grandi, coperte e a motore ha causato la perdita di molte di queste conoscenze, che secondo alcuni studiosi erano state tramandate fin dai tempi della colonizzazione dell’isola. Va detto però che, tra i contadini, l’abilità di prevedere il meteo leggendo segnali nella natura è ancora abbastanza diffusa.

C’è poi tutta la questione delle guerre del merluzzo tra l’Islanda, che estendeva progressivamente e unilateralmente la sua zona economica esclusiva, e il Regno Unito, che reclamava il diritto di continuare a pescare in acque islandesi. Sorsero una serie di conflitti fatti di speronamenti navali, atti di sabotaggio, proteste politiche, interruzione delle relazioni diplomatiche e altri problemi. Erano anni delicatissimi, e con la guerra fredda in corso, un conflitto tra due alleati NATO era qualcosa di assai pericoloso, specialmente visto che l’Islanda minacciava di lasciare l’alleanza. Gli USA finirono con il “suggerire amichevolmente” al Regno Unito di desistere. Si è trattato di un momento storico importante per la storia europea.

Nell’ultima sala si trova una piattaforma interattiva davvero carina: si tratta di n tavolo con immagini di numerosi ingredienti con codici a barre scansionabili: scelto il proprio pesce e la propria verdura preferita, se ne scansionano i codici a barre e compare una ricetta sullo schermo con tanto di valori nutrizionali, che è possibile inviare al proprio indirizzo email.

Al pian terreno del museo si trova una mostra permanente sugli scavi archeologici di un vascello mercantile olandese, il Melckmeyt, che nel 1659 è naufragato appena fuori dal porto dell’isola di Flatey.

Come di consueto, se visitato con il giusto atteggiamento, ovvero quello di chi è aperto alle esperienze e pronto a cogliere vari stimoli, questo museo ha veramente tanto da insegnare e trasmettere e può davvero essere un’esperienza molto arricchente.

Sono laureato in lingue scandinave e ho una laurea magistrale in studi medievali islandesi ottenuta all’Università d’Islanda. Ora sto facendo un dottorato alla stessa università (con una ricerca sui manoscritti del tardo medioevo islandese) dove insegno o ho insegnato varie cose, come antico islandese, manoscritti islandesi o lingua e letteratura italiana. Ho lavorato anche come traduttore e ogni tanto faccio la guida per Italiani qui in Islanda. In Diana trovate una mia traduzione dei testi medievali sulla scoperta dell’America da parte dei popoli nordici dal titolo “Saghe della Vinlandia”, mentre in Iperborea ho pubblicato una traduzione di un racconto medievale islandese dal titolo “Saga di Gunnar”.

Un commento su “Il Museo marittimo di Reykjavík

  1. Cris Neroni

    È vero Roberto, mi è capitato per caso di visitare questo museo durante una bellissima passeggiata al vecchio porto, nel freddo del mattino invernale, è un museo davvero interessante per tentare di comprendere un pò meglio questo strano e meraviglioso popolo.

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