Oggi è il venerdì della tredicesima settimana d’inverno (con un rapido calcolo potrete facilmente capire che qui l’inverno si considera iniziato dalla fine di Ottobre). Secondo l’antico calendario pagano (del quale – bisogna essere onesti di queste cose – non ci sono rimaste tracce significative nelle fonti medievali, e le informazioni più antiche su di esso risalgono soprattutto alla prima età moderna) oggi sarebbe cominciato il mese di Þorri (pronunciato “th-òrre”, con th inglese ed é-finale molto chiusa).

È tradizionalmente il Bóndadagur (pronunciato più o meno “póuntatagür”, con la g che quasi non si sente), ovvero il “Giorno del compagno”. Oggi le ragazze e le donne islandesi, oltre a fare gli auguri ai loro partner, offrono loro fiori o qualche regalino. È molto comune che cucinino qualcosa di speciale o che li portino fuori a mangiare. Gli uomini si sdebitano poi il mese successivo, detto Góa, il primo giorno del quale ricorre il Konudagur, “giorno della donna”. Così che quello che per noi è San Valentino, qui è tradizionalmente spezzato in due occasioni separate.

In questi giorni di fine gennaio/inizio febbraio si festeggiano anche i famosi Þorrablót, o riunioni conviviali di varie associazioni o gruppi sociali in cui vengono recitate poesie, cantate canzoni e nei quali si tengono discorsi. Si tratta di un costume originato verso la fine dell’Ottocento tra i circoli di studenti islandesi in Danimarca. La parola blót in islandese indica il sacrificio agli dei. È assai improbabile che venissero offerti sacrifici agli dèi nel mese di Þorri, quando le provviste per l’inverno erano agli sgoccioli e mancavano ancora 3 mesi al tepore primaverile, quindi non si tratta di una tradizione molto antica, ma è comunque molto sentita dalle vecchie generazioni (purtroppo non molto tra quelle nuove). Dagli anni ’50 del Novecento, in occasione del Þorrablót si consuma il Þorramatur, ovvero “cibo di Þorri”, ovvero il cibo tradizionale che oramai non viene quasi mai più mangiato se non appunto in questa occasione, per mantenere vivo il ricordo del passato culinario islandese (sarebbe come fare un festival della Cassœula in parte della Lombardia).

Non è comune che le donne offrano Þorramatur ai loro compagni in occasione del Bóndadagur, e si preferisce qualcosa di più raffinato. Il suo consumo è qualcosa da fare in società. A quanto pare molti turisti sono attratti da questo pezzo di storia dell’Islanda, quindi è sempre più comune trovarne alcuni esempi nei supermercati per tutto l’anno – penso allo squalo fermentato, alla testa di pecora, al sanguinaccio, alla gelatina di testa di pecora e alla salsiccia di fegato. Se non altro in questo caso il turismo è servito a preservare qualcosa dell’Islanda com’era una volta!